Alfio Caruso.

La Battaglia Di Stalingrado.


2012 Longanesi & C., Milano.
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Stalingrado (l'odierna Volgograd) fu teatro della pi lunga e sanguinosa battaglia della seconda guerra mondiale, uno scontro che dur dall'estate del 1942 all'inverno del 1943. Il 22 novembre, per quasi trecentomila uomini della Wehrmacht e dei suoi alleati, chiusi in una sacca dalle armate sovietiche, inizi un tragico conto alla rovescia. Il freddo, la fame, la sete, le malattie uccisero pi tedeschi degli attacchi russi. La citt divenne un incubo, un cumulo di macerie, un inferno: ogni ferita era a rischio d'infezione, la sopravvivenza una sfida quotidiana. Il 2 febbraio del 1943, contravvenendo all'ordine del Fhrer di resistere a ogni costo, si arresero in centoventimila: di questi solo seimila tornarono a casa dopo una lunga detenzione, durata per alcuni tredici anni.
Dopo oltre cinque mesi di battaglie, il mattatoio contava pi di un milione e mezzo tra morti e feriti, dall'una e l'altra parte. Dei settantasette soldati italiani che avevano partecipato all'assedio se ne salvarono soltanto due.
Con la sconfitta di Hitler e dei suoi eserciti nella battaglia di Stalingrado, ebbe finalmente inizio il cruento tracollo del Terzo Reich.
...
L'Autore.
Alfio Caruso, nato a Catania nel 1950,  autore di sette romanzi, thriller politici e di mafia: Tutto a posto (1991), I penitenti (1993), Il gioco grande (1994), Affari riservati (1995), L'uomo senza storia (Longanesi, 2006), Willy Melodia (2008), L'arte di una vita inutile (2010) e di due saggi di sport con Giovanni Arpino. Con Longanesi ha inoltre pubblicato: Da cosa nasce cosa (2000, nuova edizione 2008), Italiani dovete morire (2000), Perch non possiamo non dirci mafiosi (2002), Tutti i vivi all'assalto (2003), Arrivano i nostri (2004), In cerca di una patria (2005), Noi moriamo a Stalingrado (2006), Il lungo intrigo (2007), Io che da morto vi parlo (2009), Milano ordina: Uccidete Borsellino (2010), L'onore d'Italia (2011). Presso Salani  apparso Breve storia d'Italia (2001). Il suo sito web : www.alfiocaruso.com
...
.
...
1. La citt di cui nessuno si era curato.
.
Il 23 agosto  una domenica di sole sulle rive del Volga. Ma nei quaranta chilometri, accanto all'immenso fiume, lungo i quali si snoda la citt di Stalingrado, non vi sono bagnanti. Gli uomini, le donne, i bambini dell'importante centro industriale sono assiepati negli improvvisati rifugi. Ondate di Junkers 88, di Heinkel 111, di Stuka appartenenti alla 4a flotta aerea dell'altezzoso generale Wolfram von Richthofen, cugino del famosissimo Barone Rosso della prima guerra mondiale, stanno scaricando mille tonnellate di bombe su palazzi, monumenti, acciaierie e stabilimenti. Tra un'esplosione e l'altra gli ufficiali sovietici puntano i binocoli verso ovest: l dove cielo e steppa paiono toccarsi ecco nuvolette di polvere in avanzamento. Sono i blindati del XIV corpo corazzato del generale dalla mano monca Hans Hube. Ad affrontarli  il gruppo di batterie contraeree affidate alle pioniere del partito comunista: sono ragazze di vent'anni con un addestramento assai approssimativo. I comandanti dei blindati quasi non credono ai loro occhi: il nemico ha mandato in prima linea soldati con le trecce svolazzanti. Ma quando le vedono indaffararsi per caricare e puntare i pezzi, viene ordinato ai panzer di avanzare a tutta velocit verso il teorico pericolo. Malgrado la buona volont e l'ansia di rendersi utili, le improvvisate artigliere impiegano parecchio tempo a districarsi tra le numerose incombenze; i carri armati hanno ormai raggiunto la distanza utile al tiro. La mira dei puntatori germanici  eccellente, l'opposizione quasi nulla, la strage immane. L'assedio di Stalingrado  cominciato.
Tutti al momento ignorano che sar la battaglia di svolta dell'invasione incominciata il 22 giugno 1941, tre milioni e mezzo di uomini, nome in codice Operazione Barbarossa. Nella follia di Hitler doveva da un lato abbattere il regime bolscevico, ai suoi occhi l'incarnazione pi diabolica dell'ebraismo; dall'altro costituire un braccio della tenaglia in grado d'impossessarsi, assieme all'altro braccio rappresentato dall'Afrikakorps di Rommel, dei giacimenti petroliferi del Medio Oriente, che tengono in piedi l'impero britannico.  stata un'avanzata inarrestabile. Le armate dell'Urss sono state annientate, milioni e milioni di caduti e di prigionieri. La Wehrmacht in tre settimane ha invaso e oltrepassato la parte di Polonia occupata dai sovietici e la Bielorussia. Dopo la chiusura della sacca Bialystok-Novogrdec, il Gruppo armate Centro del feldmaresciallo Fedor von Bock ha conquistato la capitale Minsk; il 16 luglio  caduta Smolensk: Mosca era a soli 300 chilometri. Hitler ha per dirottato verso est la 2a armata, comandata dal generale Maximilian von Weichs, e il Panzergruppe 2 del generale Heinz Guderian nella speranza d'intrappolare le forze sovietiche del fronte meridionale convergenti su Kiev. Il 30 settembre si  iniziato l'assalto alla Capitale. Stalin e gli altri massimi dirigenti sono rimasti dentro il Cremlino per guidare la resistenza.
A differenza dei progetti del Fhrer, l'Operazione Tifone - il nome in codice della sospirata occupazione di Mosca - non si  conclusa prima che il fango ostruisse strade e rifornimenti. Nonostantre le gravissime perdite subite a Vjaz'ma e a Brjansk, i sovietici in ottobre e in novembre hanno respinto i furibondi assalti del IV gruppo corazzato del generale Erich Hoepner e del V corpo d'armata del generale Richard Ruoff. Le preziose informazioni di Richard Sorge, il comunista tedesco a capo della rete spionistica in Giappone, hanno consentito a Stalin di spostare le divisioni dalla Mongolia: l'impero del Sol Levante aveva infatti deciso di non attaccare l'Unione Sovietica proprio per i progressi troppo lenti dei tedeschi. Di conseguenza il 5 dicembre  potuta scattare la controffensiva guidata dal nuovo capo di stato maggiore, Georgij ukov, distintosi nel '39 durante gli scontri al confine con la Manciuria. Il 13 dicembre i tedeschi sono stati costretti ad arretrare il fronte. L'assalto a Mosca  fallito e con esso il piano di Hitler di chiudere la pratica in anticipo sull'arrivo del Generale Inverno, gi abbattutosi centotrent'anni prima sopra Napoleone e la Grande Arme. Anche il sangue italiano ha inzuppato la terra: i 62mila militari del CSIR (Corpo di spedizione italiano in Russia) non incontravano grande considerazione a Berlino, tuttavia a Gorlovka, a Nikitovka, a Chazepetovka i fanti della Pasubio, della Torino, della Celere, le camicie nere del gruppo Tagliamento ci hanno messo la carne e il cuore.
L'inattesa sconfitta dinanzi alle porte di Mosca ha suscitato la reazione inconsulta di Hitler. I vertici della Wehrmacht sono stati azzerati. Destituito il comandante in capo, il feldmaresciallo Walther von Brauchitsch: le sue funzioni sono state assunte in pratica dallo stesso Hitler. Destituiti anche i comandanti dei tre gruppi di armate: i feldmarescialli Gerd von Rundstedt, Fedor von Bock e Wilhelm Ritter von Leeb. Al loro posto, i pari grado Walter von Reichenau, Guenther von Kluge e Georg von Kuechler. In questo periodo sono stati sostituiti 35 alti ufficiali: nel giudizio del Fhrer erano colpevoli di aver ordinato ripiegamenti per risparmiare la vita dei soldati falcidiati dagli stenti, dal gelo, dalle nuove armi in dotazione al nemico (lanciarazzi a 12 e a 18 canne, i mastodontici carri armati KV1 e 2 da 50 e 68 tonnellate). Le perdite complessive sono ammontate a 350mila tra morti, dispersi, feriti: un terzo delle perdite accusate nello stesso periodo dall'URSS.
Ma Stalin ha potuto fregarsene: possedeva ormai le forze necessarie per rovesciare la situazione. Sei mesi di campagna hanno gi spiegato che la popolazione, i cui figli corrono ad arruolarsi nell'Armata Rossa, non ha intenzione di mollare; che i plotoni si lanciano in assalti suicidi non perch obbligati dai commissari politici, ma perch sospinti dalla voglia di cacciare gl'invasori; che l'URSS non  lo sprovveduto Paese descritto dalla propaganda. Una relazione del servizio informazioni della Wehrmacht ha sancito che la speranza pi concreta di un successo consiste nel trasformare l'invasione in una nuova guerra civile tra sovietici. Una simile manovra politica avrebbe, per, comportato un diverso approccio militare. Viceversa la tendenza  stata di considerare potenziali nemici anche gli ucraini, che all'arrivo delle colonne della Wehrmacht hanno applaudito e lanciato fiori. La repressione indiscriminata resta l'unico sistema adottato dall'alto comando germanico.
Le crudezze dell'Ostfront hanno segnato i tedeschi. Sono aumentati i casi di suicidio. Nella circolare distribuita ai soldati delle Panzerdivision  stato scritto che il suicidio in combattimento equivale alla diserzione. I turni di guardia hanno rappresentato l'occasione migliore per farla finita con sofferenze non solo fisiche. Alcuni soldati, appartenenti a una cellula comunista dell'esercito, si sono prodigati nel far girare un manifestino con cui incitavano i commilitoni a sollevarsi per il bene della Germania. Antony Beevor nel suo capolavoro, Stalingrado, trascrive il foglietto trovato addosso al cadavere di un granatiere: Natale quest'anno non avr luogo per i seguenti motivi: Giuseppe  stato richiamato alle armi; Maria si  arruolata nella Croce Rossa; il Bambino Ges  stato mandato con altri bambini in campagna per evitare i bombardamenti; i Tre Magi non riescono a ottenere i visti perch non possono presentare la prova di essere ariani; non ci sar la stella cometa a causa dell'oscuramento; i pastori sono stati mandati a fare la guardia e gli angeli sono diventati centralinisti.  rimasto solo l'asinello, ma non si pu fare Natale soltanto con un asinello.
Il 19 gennaio 1942 un comunicato dello Stavka (il comando supremo di Mosca) ha annunciato che nel togliere gli stivali ai prigionieri tedeschi sono venuti via anche i piedi. Nel diario che tiene durante la sua permanenza a Parigi in qualit di ufficiale della Wehrmacht, Ernst Jnger - fra i pi grandi scrittori tedeschi del XX secolo, molto discusso per la velata simpatia verso il nazismo - annota sotto la data 25 gennaio: Prima di spegnere la luce, come sempre lettura della Bibbia; sono arrivato alla fine dei libri di Mos. Vi lessi la maledizione terribile che mi ricord la Russia: 'Il cielo che sta sopra il tuo capo sar di bronzo e la terra sotto i tuoi piedi di ferro'.
Proprio in gennaio molte divisioni germaniche sono state imbottigliate a Cholm e a Demjansk. Soltanto il poderoso intervento della 9a armata - anche qui  saltata la testa del comandante, il generale Adolf Strauss: gli  subentrato Walter Model - ha scongiurato il disastro. A Demjansk, al centro dei monti Valdaj, sorgente del Volga, nord-ovest di Mosca, per settantadue giorni  stato bloccato il II corpo d'armata del conte Brockdorff-Ahlefeldt: centomila uomini e 20.000 cavalli. Durante l'assedio i trimotori Junkers 52, dipinti di bianco per mimetizzarsi, li hanno riforniti delle 65.000 tonnellate di munizioni e di vettovagliamenti necessari alla resistenza. Il salvataggio degli accerchiati ha rappresentato il trionfo della testardaggine di Hitler: aveva vietato a Brockdorff-Ahlefeldt di tentare una sortita obbligandolo ad attendere l'arrivo dei soccorsi. Sembravano i giorni del destino. Alla liberazione del II corpo d'armata si  accoppiata la distruzione nella radura Erica delle due armate sovietiche, che a inizio gennaio avevano sfondato in direzione di Leningrado. Diciassette divisioni e otto brigate intrappolate nei boschi fra Chudovo e Ljuban: per salvarle Stalin ha inviato il generale di cui si fidava maggiormente, Andrej Vlasov, quarantunenne figlio di un povero agricoltore.
Grazie ai sacrifici del padre ha studiato in seminario, ma alla tonaca ha preferito la rivoluzione comunista. La sua carriera nell'Armata Rossa  stata fulminea e assecondata dalla buona sorte. Si trovava in Cina da Chiang Kai-shek durante la cruenta epurazione. Nella tarda estate del '41 ha tenuto per due mesi Kiev, poi con la 20a armata ha stoppato l'ala settentrionale tedesca nell'attacco a Mosca. Aveva il petto gremito di medaglie e la nomea d'invincibile quando  atterrato oltre il fiume Volkhov per un'impresa rivelatasi, tuttavia, impossibile. Soltanto 32.000 militari sono sopravvissuti prima di finire, stremati, nelle mani del tedesco. L'ultimo a essere catturato - consegnato dallo starosta (una via di mezzo tra il sindaco e il commissario politico) di un minuscolo villaggio, che l'aveva precauzionalmente chiuso nella legnaia -,  stato proprio Andrej Vlasov. Ma all'acclamato eroe dell'Unione Sovietica era subentrato un uomo esacerbato da ci che aveva sofferto e da ci che aveva visto. A suo giudizio il colpevole era uno e uno soltanto: Stalin. In estate, assieme alla prevista resa di Stalingrado il ministero della propaganda di Goebbels annuncer che il generale Vlasov ha domandato a Hitler il favore di esser messo alla testa di un'armata di combattenti sovietici contro Stalin. Nel '46 sar impiccato per alto tradimento.
Il crollo delle temperature e la pratica impossibilit di muoversi hanno imposto il blocco dei due fronti fino all'inizio della primavera '42. Nonostante le batoste rimediate, nonostante le centinaia di divisioni perse, nonostante le fette di territorio lasciate al nemico, l'orso sovietico non ha ceduto. L'industria militare, spostata nei territori sicuri al di l degli Urali, ha vertiginosamente aumentato la consegna di armamenti. Dall'aprile la produzione bellica ha sopravanzato quella del Terzo Reich. Entro fine anno sar in grado di consegnare all'Armata Rossa 25mila carri armati, 25mila aerei, circa 30mila pezzi di artiglieria di medio e grosso calibro. Tutto ha cominciato a giocare in favore del regime comunista: dagli spazi al tempo. Il conflitto ha cambiato faccia: l'ingresso degli Stati Uniti lo ha ampliato riaccendendo le speranze della Gran Bretagna e dell'URSS, le uniche nazioni europee che non si sono arrese al nazismo. Nella Direttiva 41 del 5 aprile Hitler ha fissato gli obiettivi della prossima offensiva estiva, nome in codice Blu: il grano dell'Ucraina, il bacino industriale del Donez, il petrolio del Caucaso. Il Fhrer contava di piegare l'Unione Sovietica sottraendole ogni fonte di approvvigionamento, sognava di minacciare l'impero britannico in Asia, ha parlato di puntate in Iraq e Iran. Gli premeva anche bloccare quest'ultimo confine, giacch da l transitano gli aiuti anglo-americani. In quest'ottica ha chiesto e ottenuto da Mussolini l'invio dell'ARMIR (Armata italiana in Russia), altri 160mila uomini e il meglio della nostra artiglieria. Ma il traguardo pi ambito rimaneva il petrolio della Persia, dell'Iraq, della penisola arabica indispensabile per poter proseguire il conflitto con qualche speranza di vittoria. Al Terzo Reich sono ormai rimasti soltanto i pozzi della Romania: con il carburante che se ne trae, si possono al massimo esaudire le gite della domenica.
L'inizio dell'offensiva, il 28 giugno nella regione di Vorone, il 30 giugno in quella del Donez,  stato soddisfacente per la Wehrmacht. Ancora sotto choc per il mezzo milione di uomini perso nello scriteriato attacco a Kharkov, Stalin e lo Stavka hanno commesso diversi errori d'impostazione. Le divisioni sono state spesso abbandonate a se stesse, hanno difettato persino le comunicazioni tra quartier generali. Soltanto il tempestivo ordine di arretramento verso l'ansa del Don diramato dal Cremlino ha impedito al feldmaresciallo Maximilian von Weichs, alla testa del Gruppo armate A, e al suo collega Wilhelm List, alla testa del Gruppo armate B, di chiudere l'accerchiamento. Superato il panorama idilliaco delle pianure, sono comparsi i maestosi complessi industriali. Il cielo si  spesso trasformato in una coltre grigiastra, le nubi si sono mescolate con il fumo delle ciminiere. Raggiunta Stalino, un importante snodo ferroviario,  stata scoperta una catena di montaggio che si prolungava fino a Rykovo. Settanta chilometri di fabbriche: dai depositi di minerali agli altiforni, dalla lavorazione parziale alla fusione, al montaggio. A Stalino si cominciava con il ferro, a Rykovo si finiva con i cannoni anticarro pronti all'uso. Ormai erano macerie ancora calde. Al momento di abbandonarli, i russi hanno fatto saltare gli impianti con il tritolo.
L'avanzata  proseguita sulla steppa, ha lambito il Don. Sulla riva occidentale sono state schierate le divisioni italiane, vi si sistemeranno anche gli alpini, bench li abbiano inseriti nell'armata in vista di un impiego sul Caucaso. Ma quando questo tramonter, il pi temuto corpo di montagna del mondo si trover a presidiare le rive dell'imponente fiume. D'altronde, quasi nello stesso periodo, i par della Folgore saranno costretti a consegnare ai furieri i paracadute per infognarsi nelle sabbie del deserto. Eppure non basta lo snaturamento degli alpini per garantire la sicurezza delle linee italiane. Al generale Gariboldi, comandante dell'ARMIR,  stato detto da von Weichs di non preoccuparsi: in caso di guai sarebbero arrivati i panzer. Ma di carri armati in riserva non ce n'erano e non ce ne sono. Il feldmaresciallo ha dato per scontato che la progressione dei suoi uomini sar inarrestabile e che nessuna minaccia incomber sulle truppe dell'Asse.
La 6a armata di Paulus e la 4a corazzata di Hoth sono state inviate a sud per tagliare la ritirata alle divisioni del maresciallo Tymoenko e si sono allontanate sempre pi dal medio Don. I generali del Terzo Reich hanno continuato a considerare vangelo la profezia di Reinhard Gehlen, il quarantenne colonnello responsabile del servizio segreto per l'Europa dell'Est: pi che rossa l'Armata  rotta. Non era vero. Bench sterminate in maggio nella trappola per topi di Barvenkovo, le truppe sovietiche hanno acquisito solidit ed esperienza; i comandanti hanno imparato dalle disfatte a fronteggiare l'abilit del nemico. Paulus se n' accorto il 17 luglio allorch le sue truppe hanno cozzato contro i reparti delle tre armate, 62a, 63a, 64a, che nelle prossime settimane gli contenderanno il terreno palmo a palmo. Al furore ideologico dei moltissimi ragazzi d'ambo i sessi provenienti dalla giovent comunista (Komsomol) si  accoppiato il potere di morte dei reparti speciali della polizia politica (NKVD), incaricati di far rispettare a qualsiasi prezzo l'Ordine n. 227 di Stalin emanato il 28 luglio 1942 dall'esplicativo titolo: Non pi un passo indietro.  stata la pedissequa ripetizione dell'Ordine n. 270 emanato nell'agosto 1941: ... Chiunque abbassa la sua bandiera durante la battaglia e si arrende dovr essere considerato come un vile disertore, la cui famiglia verr arrestata perch ha nel suo ambito una persona che non ha tenuto fede a un giuramento e che ha tradito la madrepatria. Questi disertori saranno fucilati sul posto. Chiunque cada in un accerchiamento... e chiunque preferisca arrendersi dovr essere eliminato a ogni costo, mentre la sua famiglia sar privata di tutti i benefici dell'assistenza dello Stato.
Stavolta l'Ordine ha funzionato. Molte delle nuove reclute provenivano dalle scuole del partito e la loro abnegazione  servita a trascinare i pavidi, i riottosi. Il resto l'han fatto le 10mila fucilazioni dei soldati accusati di aver disertato. Dai plotoni ai reggimenti  diventato quasi d'obbligo perire, ma non arretrare. Ogni chilometro di avanzata  costato alla Wehrmacht considerevoli perdite umane e una crescente usura dei mezzi. L'obiettivo immediato era Stalingrado. E dire che nella conferenza del 1 giugno, in cui ha spiegato i piani dell'offensiva estiva, Hitler se n' occupato quasi di sfuggita: Dovr essere tenuta sotto controllo con l'ausilio delle armi. Significava che sarebbero state le squadriglie di bombardieri e le artiglierie a lunga gittata a intervenire contro le fabbriche di armi e le strutture del porto. Le priorit erano la conquista di Vorone e l'occupazione del Caucaso. I generali hanno trattato Stalingrado a guisa di un insignificante oggetto misterioso: probabilmente nessuno si  accorto che si trova sullo stesso parallelo di Vienna e di Parigi. Soltanto il 23 luglio hanno deciso d'impadronirsi della citt una volta chiamata Tzaritzyn, in onore della zarina, cui era stato dedicato anche il fiume Tzaritza. Il nome le  stato cambiato all'inizio degli anni Venti, dopo un'importante battaglia della guerra civile. La versione ufficiale del regime comunista ha attribuito la disfatta dell'esercito controrivoluzionario del generale Denikin (i Bianchi) all'energia del quarantenne Stalin, che ora pare averla smarrita.
A spingere Hitler a puntare su Stalingrado  stato il convincimento che l'Operazione Blu fosse giunta a compimento: quale migliore ciliegina della citt intitolata all'odiato nemico? Il Piccolo Padre ha, per, imposto allo Stavka di abolire il termine ritirata dai suoi programmi. Il dittatore georgiano ha autorizzato il ripiegamento dal Donez e dal Don, ma una volta giunti sul Volga ha preteso che si pensasse soltanto a organizzare dapprima il contenimento dei germanski, a seguire la controffensiva. A bella posta ha costituito il 12 luglio il gruppo di armate Stalingrado. All'importanza militare del complesso industriale si univa il fascino del proprio nome: Stalin si rammentava bene di quei giorni lontani, dell'ebbrezza provata. Ha immaginato che la lontananza di Paulus dalle basi di approvvigionamento avrebbe favorito la messa in atto dei suoi propositi. D'altronde egli conosceva i piani della Wehrmacht fin dal 18 giugno, quando li avevano rinvenuti addosso al cadavere di un maggiore tedesco. Tuttavia si era rifiutato di credere a quel colpo di fortuna: per quasi un mese ha ritenuto che fosse una sottile opera di disinformazione. Solo da met luglio  incominciata la corsa contro il tempo per favorire l'afflusso dei rinforzi e per costruire postazioni difensive verso nord, verso la lingua di terra, profonda una quarantina di chilometri, compresa fra il Don e il Volga. Per fortuna di Stalin l'impazienza e l'impreparazione - rimaneva un caporale - hanno giocato un tiro mancino a Hitler: la divisione in due del Gruppo armate Sud, lanciando quello di List verso il Caucaso e quello di von Weichs verso Stalingrado, ha rallentato l'esecuzione delle direttive e diluito la potenza dell'impatto. E nessuno dei generaloni, dopo i siluramenti del gennaio precedente, ha avuto il coraggio di opporsi.
Nella continua e progressiva sfida al destino, che in altra situazione avrebbe condotto il soggetto dritto dritto in manicomio, Hitler non sopportava pi obiezioni, meno che mai da quella genia di comandanti d'origine aristocratica, colpevole ai suoi occhi di non incarnare la vera anima del nazionalsocialismo. Era riesploso il latente, decennale conflitto con la casta prussiana, di cui Hitler avrebbe volentieri fatto a meno, che, per, per sua disdetta continuava a controllare l'esercito malgrado le tante epurazioni.
Il gioco delle parti ha cos lanciato Friedrich Paulus, comandante della 6a armata con l'incarico di sbrigare la pratica Stalingrado: l'uomo sbagliato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Il suo ritratto pi calzante lo ha tracciato in Morte di un esercito Joachim Wieder, capo dell'ufficio operativo dell'VIII corpo d'armata impegnato sul Volga: La personalit di Paulus e il suo temperamento di soldato erano stati plasmati dai lunghi anni trascorsi presso gli stati maggiori. Era un generale meticoloso e scrupoloso, dotato di eccezionali conoscenze tecniche e di grande capacit nell'espletamento degli incarichi operativi, ma gli mancavano l'esperienza e la tempra di comandante al fronte, l'ardimento e la prontezza nel prendere le decisioni del generale allenato al comando di prima linea.
Paulus nasce nell'Assia da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Suo padre, funzionario di grado intermedio, perfetto esponente della borghesia ligia al dovere e dai panorami angusti,  contabile in un riformatorio e infine capo tesoriere dell'Assia Nassau. Prevede un eguale percorso per il figlio. Il giovane Friedrich s'iscrive alla facolt di scienze giuridiche e politiche di Marburg. L'uscire da casa gli fa scoprire che i confini dell'esistenza vanno ben al di l dei rigidi e ripetitivi ritmi paterni. Nel 1909 avanza domanda per diventare cadetto della marina imperiale. Lo respingono. L'anno dopo viene accolto con il grado di alfiere nel 111 reggimento di fanteria a Rastatt. Nel 1912  sottotenente. I colleghi lo chiamano il lord per la cura nel vestirsi. Sposa una nobile romena. Durante la prima guerra mondiale  aiutante maggiore di battaglione. Riceve soltanto formalmente il comando di una compagnia del 13 reggimento. A differenza del collega Erwin Rommel, che guida la compagnia mitraglieri del 13, il meglio di s Paulus lo sciorina dietro la scrivania.  pignolo e infaticabile nel preparare piani, tattiche, strategie. In compagnia di caff e sigarette trasforma la notte in giorno.  lui, nel ricostituito esercito tedesco, a varare in segreto i programmi di addestramento per le prime formazioni di carri armati. A differenza della moglie e dei cognati,  un fervente nazista. Ammira la bravura di Hitler nel risollevare il morale e le sorti della Germania prostrata dalla sconfitta. Nel '39 partecipa all'invasione della Polonia da capo di stato maggiore di von Reichenau alla 6a armata. A cinquant'anni il ragazzo che si era ribellato a un destino d'impiegato d'amministrazione  un superimpiegato nella burocratica gestione di avanzate, di sacche, di rastrellamenti. Qualcuno potrebbe osservare che la natura in fondo si prende sempre la rivincita.
L'elegante e compassato Paulus va d'accordo con i grandi generali orgogliosi di sfoderare il von davanti al cognome, quello che a lui mancher tutta la vita. Persino l'incazzoso von Reichenau lo tiene in conto. Assieme svolgono un buon lavoro in Polonia, in Belgio, in Francia. Forse il comandante esagera nel sottolineare i meriti del suo capo di stato maggiore, ma l'Oberkommando gli assegna la pianificazione dell'intero esercito. Paulus viene promosso vice capo di stato maggiore. Lavora nell'ufficio studi dell'Operazione Barbarossa. Allo scattare dell'invasione von Reichenau lo reclama al proprio fianco. Paulus accetta, per quanto l'incarico rappresenti un'evidente retrocessione. Nel dopoguerra i suoi detrattori sosterranno che temeva di dover assumere un comando sul campo, lui che al massimo aveva guidato una compagnia. Ma quella responsabilit giunge lo stesso. Nel dicembre '41 le promozioni scatenate dal siluramento di von Brauchitsch e di von Rundstedt portano von Reichenau al Gruppo armate Sud e Paulus alla 6a armata.  stato l'antico mentore a spianargli la strada spiegando a Hitler di non poter tenere due comandi cos impegnativi e di avere un ottimo nome per la sua vecchia armata. Il Fhrer ha stranamente ceduto, malgrado la personalit di Paulus risulti molto lontana da quelle a lui bene accette.
L'inverno del '42 tiene Paulus sulla difensiva. Deve contenere a Kharkov l'offensiva di Tymoenko. Se la cava, ma non ha pi sopra di s la confortante protezione di von Reichenau, perito nell'atterraggio di fortuna del suo velivolo: aveva subito un infarto in volo e stavano provando a riportarlo subito a terra. Il nuovo responsabile del Gruppo armate Sud, von Bock, gradirebbe maggiore iniziativa nel contrattacco. Paulus vacilla. Si salva a scapito del suo capo di stato maggiore. Come sostituto gli impongono un ufficiale che non conosce, Arthur Schmidt, magro, la parlantina tagliente, lo sguardo opaco. Sar il suo Jago. Al nuovo venuto spetta dedicarsi alle amate mappe del comandante, a misurare chilometri, a tirare linee, a elaborare spostamenti e soste. A differenza del superiore, Schmidt non ha i destini della famiglia a distrarlo, il suo unico scopo sono i destini della Germania interpretati al meglio da Hitler. Il successo di Barvenkovo, nel quale la sua strategia si  rivelata vincente, riporta Paulus in auge. La stampa nazista lo riempie di complimenti e nel farlo mette in risalto che si tratta di un figlio del popolo. Paulus non  nemmeno sfiorato dal sospetto che forse l'abbiano usato per ammonire i suoi venerati von di non esagerare nel mettere alla prova la pazienza del Fhrer e delle masse nazionalsocialiste. A suggello giunge anche la Croce di Cavaliere accompagnata da un messaggio personale di Hitler.
A dare retta a Schmidt  stato l'inizio della fine. Secondo le affermazioni del generale, spesso incolpato di aver imposto all'evanescente superiore il sacrificio della 6a armata nella sacca di Stalingrado, la sudditanza psicologica di Paulus nei confronti del Fhrer si  sviluppata in occasione di tale ricompensa. Ritrovarselo al fianco nel sostenere le proprie tesi, ha spinto Paulus a considerare Hitler dotato di superiori qualit militari, non solo politiche. A cinquantadue anni il figlio del contabile ha assaporato il trionfo, la conferma di aver effettuato da giovane la scelta giusta. Forse  stato il momento in cui si  sentito maggiormente vicino all'ammirato Napoleone. Eppure avrebbe dovuto trarre qualche insegnamento dalla fallimentare campagna di Russia del grande corso, di cui con la consueta pignoleria aveva riprodotto battaglie e spostamenti.
Il 19 luglio Stalin ha avvertito il comitato per la difesa di Stalingrado di prepararsi a un attacco su pi lati. La fulminea caduta di Rostov sul mar d'Azov ha trasformato la citt nell'ultimo avamposto prima del Caucaso e delle pianure, dove lo sguardo pu viaggiare giorni e giorni senza arrivare mai. I reggimenti di Paulus e di Hoth hanno macinato chilometri e nemici. I giovanissimi coscritti dell'Armata Rossa appena arruolati e subito spediti al fronte si sono fatti massacrare piuttosto che alzare le braccia.  avvenuta una macelleria indiscriminata: Stalin se l' potuta concedere grazie all'inesauribile serbatoio asiatico. Sono stati coinvolti anche i cadetti diciottenni della flotta dell'Estremo Oriente, che hanno gi partecipato alla difesa di Leningrado. In pochi giorni si sono dovuti assuefare all'addestramento della fanteria e al clima della steppa calmucca, definita non a caso la fine del mondo. Li hanno guidati generali che in virt della giovane et hanno scansato la tremenda purga del 1937, allorch furono giustiziati, imprigionati, congedati 36.671 ufficiali: dei 706 alti gradi ne rimasero in attivit 303; andarono sottoterra il comandante in capo, Michail Tuchacevskij, e diversi componenti dello stato maggiore. Attorno al collerico Georgij ukov  cresciuta una nuova genia di generali. Tymoenko, ingiusto imputato dei rovesci attorno a Mosca,  stato bruscamente liquidato. Ma il suo sostituto, Gordov, si  rivelato un autentico incapace.
La scelta per il fronte di Stalingrado  allora caduta su Eremenko, sopravvissuto alle grandi battaglie dell'autunno '41 attorno alla periferia della Capitale. Nel giudizio di Stalin ha il rilevante merito di non tener in alcun conto la vita dei propri soldati: pur di raggiungere l'obiettivo con un minuto d'anticipo,  disposto a sacrificare il triplo degli uomini necessari. Ma nelle settimane successive mostrer di aver compreso che lungo il Volga i soldati sono pi risolutivi dei fortini e si comporter di conseguenza. Il commissario politico  un tozzo, pelato, rabbioso tribuno delle campagne, Nikita Chrucv, futuro numero uno dell'URSS, protagonista nel '56 dello svelamento dei crimini commessi da Stalin. Il comando della 64a armata, incaricata di sorreggere il fronte a ovest del Don,  toccato a Vasilij Cujkov, smanioso di un incarico dopo i trascorsi diplomatici in Cina, addetto militare presso Chiang Kai-shek, e l'addestramento di reparti a Tula.
I contrattacchi intorno a Vorone hanno s stoppato i progressi della Wehrmacht, tuttavia la 5a armata, nonostante l'ampia dotazione di T34, ha pagato un prezzo enorme in uomini e materiali. Per la prima volta, per, le superbe divisioni di Paulus si sono ritrovate innanzi un nemico preparato e armato bene quanto loro. I tedeschi hanno dovuto affrontare un problema fin l sconosciuto: stoppare i carri armati. Hanno imparato che soltanto gli 88, in teoria cannoni della contraerea, riuscivano a bucare i massicci scafi dei T34. Neppure le rilevanti perdite subite dalla 6a armata nell'avvicinamento ai ponti sul Don hanno indotto il Fhrer a rivedere i propri piani.
Sono stati duecentomila gli abitanti impiegati nella difesa di Stalingrado. Dai quindici ai sessant'anni tutti hanno scavato fossati anticarro, eretto parapetti attorno ai depositi di carburante, partecipato all'ammasso dei beni di prima necessit. Le fanciulle del Komsomol, con la domanda retorica vuoi difendere la madrepatria?, sono state reclutate nelle batterie della difesa contraerea, per altro ancora prive di proiettili, e di quella controcarri: hanno affrontato una rapidissima scuola di guerra e gli esiti li avete gi letti. Gli studenti e gli operai hanno avuto l'obbligo di arruolarsi nei battaglioni del popolo. Sono stati giorni, settimane durante i quali hanno dominato il sospetto e la paranoia: si poteva finire sotto processo sia per essere scappati da un villaggio, sia per non essere scappati. Eremenko ha temuto di esser preso in mezzo dalla 6a armata a ovest e dalla 4a Panzerarmee a sud-ovest. Era preoccupato da Hoth e si  fatto sorprendere da Paulus. Gli appostamenti sul Don sono stati spazzati via dall'azione combinata dei carri armati e della Luftwaffe. La 16a divisione corazzata del generale Angern e la 24a del generale von Hauenschild hanno operato la conversione su Kalac, i cui ponti sul Don rappresentano il transito obbligato per lanciarsi verso il Volga. L'8 agosto le avanguardie delle due divisioni si sono date la mano nei dintorni della cittadina.  stata cos serrata la sacca: all'interno il gruppo di armate di Stalingrado. Ovviamente nessuno lo pu intuire: ma  l'ultima sacca dell'Operazione Barbarossa. Per il Terzo Reich ha preso avvio il lungo conto alla rovescia.
Il 21 agosto le avanguardie del LI corpo d'armata hanno attraversato il Don a Kalac e preparato la testa di ponte per i blindati. Cinquanta chilometri dividevano le colonne corazzate dal Volga. Il loro comandante  uno di quei generali che incutono un'inconscia soggezione a Paulus: non solo  di ascendenze patrizie, ma sfoggia anche un doppio cognome, Walther von Seydlitz-Kurzbach.
Alto, elegante, carico di gloria e di storia, von Seydlitz riassume in s le caratteristiche pi pregnanti dell'ufficiale prussiano. Nel 1757 a Rossbach, durante la guerra dei Sette Anni, un suo avo guidando la travolgente carica della cavalleria aveva donato il successo a Federico. E anche lui non scherza. In aprile quattro divisioni al suo comando hanno creato il corridoio lungo il quale  sfilato il II corpo d'armata del conte Brockdorff-Ahlefeldt insaccato a Demjansk.
Con Stalingrado quasi inerme a gittata dell'artiglieria e dei carri armati tedeschi, Stalin vieta l'evacuazione sulla riva orientale del Volga dei circa seicentomila civili che vi si sono ammassati dal resto della regione; vieta la distruzione degli stabilimenti industriali; vieta il trasferimento dei macchinari. Non un passo indietro diventa la pi feroce e insensibile legge di guerra. Il Piccolo Padre ha stabilito che il sangue del suo popolo trasformer Stalingrado nella pi epica delle battaglie. Lo comunica per telefono a Eremenko subito dopo aver appreso da Churchill, in visita a Mosca, che per l'apertura di un secondo fronte in Europa bisogner aspettare almeno un anno. Quindi dovr essere ancora l'Unione Sovietica a sopportare il peso della resistenza al nazismo.
Stalin pretende che civili e militari, affiancati nella volont di non cedere, stupiscano il mondo. Calcola che i battaglioni di operai e di studenti abbiano una motivazione in pi nel sacrificarsi dovendo proteggere le proprie famiglie. Che l'abbia stabilito per non concedere a Hitler la soddisfazione d'impadronirsi della citt con il suo nome o perch l'istinto da vecchio guerrigliero gli ha suggerito che da l la Storia avrebbe girato pagina,  una circostanza ininfluente. Conta che gli abitanti lo seguano. S'accende una gara al sacrificio estremo, ad azioni suicide per guadagnare un'ora, un angolo di strada, un osservatorio. Uomini e donne sono spinti dall'amore per la patria, a volte dall'amore per il comunismo, ma soprattutto dall'umanissimo desiderio di fermare i nuovi barbari che violentano, seviziano, deturpano. Dopo le ragazze del Komsomol, pure le operaie della fabbrica di cannoni Barricata Rossa vengono spedite ad azionare pezzi, dei quali nessuno ha spiegato il funzionamento. Sono macellate senza riuscire a sparare un colpo. Diventa consueto usare le armi appena costruite, siano esse fucili o T34. Sul quadrante della vita il tempo  sangue. La frase pronunciata da Cujkov sostituisce il molto pi prosaico il tempo  denaro. Costituir l'insegna di Stalingrado.
A ovest di Kusmici, lungo la Fossa dei Tartari, la 3a divisione di fanteria motorizzata del generale Schloemer s'impossessa della stazioncina situata al chilometro 564.  appena giunto un lunghissimo treno merci: contiene un imponente carico proveniente dagli Stati Uniti. Ha viaggiato attraverso l'oceano Atlantico, l'oceano Indiano, il golfo Persico, il mar Caspio, sul Volga fino a Stalingrado e da l indirizzato verso le retrovie dell'Armata Rossa. A bordo dei vagoni i tedeschi trovano autocarri Ford ultimissimo modello, trattori su cingoli, due officine smontate, mine, attrezzature per il genio.  un grande successo, in special modo per la propaganda, tuttavia nelle operazioni quotidiane la tenaglia tedesca fatica a stringersi. A nord le divisioni di Paulus sbattono contro una resistenza furibonda, a sud Hoth sconta l'aver dovuto cedere un Panzerkorps all'armata di List diretta in Caucaso. Una brillante manovra d'aggiramento consente il 29 agosto alla fanteria celere e ai carri della 4a armata corazzata di aprire una breccia di venti chilometri nel dispositivo sovietico. Il 30 agosto von Weichs telegrafa a Paulus di lanciarsi verso sud per approfittare dell'iniziativa di Hoth e schiacciare la difesa occidentale di Stalingrado: Successo decisivo conseguito dalle unit della 4a armata corazzata offre possibilit distruzione nemico schierato sud et ovest ferrovia Stalingrado-Voroponovo-Gumrak. Necessit stabilire al pi presto contatto tra due armate et penetrare successivamente nucleo cittadino.
Il 1 settembre von Weichs replica l'ordine in termini pi perentori. Spiega a Paulus che  un'occasione irripetibile per impadronirsi di quella ferrovia sulla quale gi viaggia il materiale spedito dagli Stati Uniti: carri armati Sherman, autocarri Ford, trattori su cingoli, jeep. Ma Paulus, la parte sinistra del volto scossa dal tic nervoso dei frangenti peggiori, non si muove. Il suo fronte nord  esposto alle ficcanti puntate dei blindati nemici ed egli teme, nel privarsi dei cinque reparti corazzati del XV corpo da scagliare verso sud, di vederselo crollare addosso. Il gusto del rischio, che manca a Paulus, ce l'ha Eremenko. Cujkov lo allerta sulla marcia inesorabile della divisione di von Hauenschild. Monta la possibilit d'insaccamento della 62a armata, addetta alla difesa della citt, e della 64a. Eremenko non esita: sacrifica la munita cinta di bunker e di postazioni d'artiglieria. In tal modo, per, salva le divisioni, che si attestano ai bordi del centro abitato. In quelle ore i difensori ammontano, tra militari e civili, a 40mila uomini. Stalin ha spedito ukov per essere certo che nessuno si sottragga alla sua ferrea decisione di non mollare. Il dittatore insiste affinch le due armate in zona, la 1a Guardie e la 24a, attacchino. ukov tergiversa, conosce l'inferiorit dei suoi reggimenti. E infatti l'offensiva si tramuta in una disfatta, per concede un po' di respiro agli esausti soldati di Eremenko. Il gravoso conto delle perdite s'annacqua nell'oceano del milione e mezzo di morti gi prodotto dall'Operazione Barbarossa.
Paulus invia una nota con il numero dei prigionieri (26.500) presi, dei cannoni (350) e dei carri (830) distrutti in due settimane di assedio. Hitler freme, non gli basta. Vede il Caucaso allontanarsi e con esso la possibilit di accedere a quel petrolio che lui giudica determinante. Si accanisce allora sulla citt divenuta in due settimane il simbolo della resistenza assieme alla martoriata Leningrado, accerchiata da quattordici mesi. Per le settanta nazionalit che compongono l'anima e il popolo delle repubbliche sovietiche lo scontro ha assunto il significato di una crociata. Abbattere il mostruoso invasore diventa la missione di un'intera generazione. Il romanziere Kostantin Simonov, che ama bazzicare le trincee della prima linea, compone il canto Uccidilo; Aleksej Surkov lo segue con un altro componimento dal titolo esplicito, Io odio. Anna Achmatova, la regina della poesia russa, la musa delle lacrime di Leningrado, i cui versi hanno acceso il cuore di tanti, declama: No, non ho vissuto sotto cieli stranieri / Al riparo di ali straniere / Allora sono rimasta con la mia gente / L dove la mia gente, infelice, era. Una sua poesia di quei giorni comincia cos: L'ora del coraggio  scoccata sull'orologio... Sul giornale Stella Rossa appare l'appello di Ilja Ehrenburg, il grande romanziere rientrato da Parigi dopo la resa della Francia: Non contate i giorni, non contate i chilometri. Contate solo il numero di tedeschi che avete ucciso. Uccidete i tedeschi,  la preghiera di vostra madre. Uccidete i tedeschi,  il grido del vostro cuore russo. Non esitate. Non rinunciate. Uccidete.
Eremenko viene avvisato da Krilenko, capo di stato maggiore della 62a, che il comandante dell'armata, Lopatin, giudica la situazione insostenibile e ha deciso di sgomberare Stalingrado, di spostare gli uomini sulla riva orientale del Volga. Difficile dargli torto. Con l'arrivo a sud del fiume della 4a armata corazzata di Hoth, i cannoni e i fanti di Paulus minacciano da vicino lo stesso quartier generale, situato nell'avvallamento dello Tzaritza. Attorno al bunker che ospita Eremenko e Chrucv piovono bombe in continuazione. I due lo devono abbandonare. Attraversano il fiume assieme ai militari feriti, alle donne e ai bambini, ai quali Stalin ha finalmente concesso il via libera. Gli Stuka martellano anche sull'acqua. Bombardano, mitragliano, spezzonano: le loro picchiate sono annunciate dalla terrificante sirena, che ha un effetto psicologico devastante. Sui traghetti si muore come a terra, eppure in parecchi non vedono l'ora di salirvi a bordo. Ma chi lo dice a Stalin? Eremenko e Chrucv sanno che l'arretramento costerebbe la testa.  gi stato un mezzo miracolo aver ottenuto di trasferire il comando da questa parte. Oltre non si pu andare. Bisogna, perci, individuare l'irriducibile cui affibbiare la croce. La scelta  quasi obbligata: Cujkov assume la guida di quanto avanza della 62a armata. Scortato da due T34, spediti in linea senza la vernice per far prima, raggiunge la tana sotto il Mamaev Kurgan, il gigantesco tumulo funerario dei pi importanti capi tartari alto 102 metri. Si trova proprio nel mezzo dell'abitato, tra l'acciaieria Ottobre Rosso e la stazione centrale, a due passi dal piccolo aeroporto. In tempo di pace il Mamaev Kurgan  stato il parco degli innamorati, ora  l'avamposto da cui ripetere a ogni ora: Non un passo indietro.
Di passi indietro, invece, ne sono stati compiuti. Diserzioni, rese, ferite autoinferte nella speranza di guadagnare un imbarco sui traghetti: il morale dei soldati  sceso al punto pi basso. I commissari politici ordinano esecuzioni su esecuzioni: alla fine saranno 13.500 i sovietici passati per le armi. Pure Cujkov impartisce draconiane disposizioni, al contempo gira tra macerie e rovine per segnalare che lui mai si arrender. Il generale intuisce che le immense distruzioni provocate dai bombardamenti delle squadriglie di von Richthofen costituiscono una trappola perfetta per gli attaccanti. Se ne sono accorti anche i guastatori tedeschi, che procedono con somma cautela. E questo significa perdere il vantaggio dell'enorme superiorit di cannoni e carri armati. Acquattati nei ripari pi impensati i cecchini sovietici prendono a seminare morte e terrore. Divampano scontri ravvicinatissimi dove si va di bombe a mano e di pugnali. I fucili servono ai cecchini, sono predilette le armi maneggevoli: alla MP40 della Wehrmacht, la pistola mitragliatrice con serbatoio da 32 cartucce, l'Armata Rossa contrappone il tozzo mitragliatore a tamburo con serbatoio da 71 cartucce. Lo chiamano Pepesci dalla pronuncia della sigla PPSH (Pistolet Pulimiot Shpagin, pistola mitragliatrice Shpagin).
I difensori hanno perfezionato l'impiego dei gruppi d'assalto, piccoli reparti dotati di diversi tipi d'armi che si danno reciproco appoggio nel contrattacco. Sono state create autentiche zone d'annientamento: case e piazze inzeppate di mine verso le quali vengono attirate le pattuglie tedesche. I sopravvissuti sono bersagliati dal fuoco delle mitragliatrici pesanti e dai lanciabombe controcarro. I combattenti spesso s'insultano e si sfottono da un lato all'altro della strada. Capita di sentire il respiro del nemico nella stanza vicina. A differenza di Verdun, l'immondo mattatoio della prima guerra mondiale, cui Stalingrado viene ormai paragonata, spesso ci si fissa pupilla contro pupilla, si annusa la puzza della paura, come scrive un granatiere. E sulla falsariga di Verdun il comando di Paulus si convince che sia possibile sfiancare l'Armata Rossa, numericamente superiore, con una battaglia di logoramento. Viceversa ukov, Cujkov, Eremenko riescono a risparmiare reparti, che torneranno buoni nella controffensiva di novembre. Ma a decidere sull'impiego delle forze pi del disegno strategico incide l'impossibilit di traghettarle sul Volga.
Il generale Dorr (384a divisione) ricorder: Il momento delle operazioni su vasta scala era ormai finito: dalle grandi estensioni della steppa la guerra si era spostata nelle gole scoscese delle colline del Volga con i loro boschi e burroni e nella zona industriale di Stalingrado piena di costruzioni in ferro, cemento, pietra. Le distanze, prima misurate in chilometri, ora erano valutate in metri. La carta topografica del comando era la pianta della citt. A ogni abitazione, bottega, serbatoio, stazione ferroviaria, muro, cantina o mucchio di rovine s'impegnavano scontri ancora pi aspri di quelli della prima guerra mondiale con grande consumo di munizioni. La distanza fra le truppe nemiche e le nostre era minima e, malgrado l'azione concentrata dell'aviazione e dell'artiglieria, risultava impossibile aprirsi la strada nell'area dei combattimenti ravvicinati. I russi avevano il vantaggio di conoscere il terreno, erano superiori nella mimetizzazione e avevano una maggiore esperienza nel condurre individualmente operazioni dietro le barricate.
La caduta di Stalingrado non  pi il frutto maturo che a Berlino ancora immaginano. Rimane inascoltata la voce solitaria levatasi dal Gruppo armate Sud: non possiamo rifornire in maniera sufficiente gli uomini di Hoth e di Paulus, quindi occorre ripiegare fino al Donez, pena la catastrofe di tutte le unit entro l'inverno. La 4a flotta aerea non ce la fa a garantire gli approvvigionamenti ai combattenti di Stalingrado e del Caucaso. Vengono usati gli autocarri della Luftwaffe, colonne che partono fin da Vorone. Ma il mattatoio sul Volga inghiotte tutto, la sua voracit  insaziabile. Ci si ricorda, allora, degli italiani, degli oltre sedicimila veicoli dell'ARMIR. Eccolo qua il bene pi prezioso dell'8a armata pronto alla bisogna. Gariboldi naturalmente aderisce alla richiesta di von Weichs. Per evitare cattive figure viene scelto il 7 autoraggruppamento: vi abbondano gli Opel e i Borgward, che forniscono maggiori garanzie di tenuta rispetto ai Fiat, ai Bianchi, agli OM. Il 117 autoreparto  coinvolto al completo. L'ordine piove improvviso a Rykovo. Significa lo stravolgimento delle abitudini ormai assunte. Si diffonde febbrile un passaparola intessuto di mistero e di ansia: missione segretissima, destinazione sconosciuta, prima tappa Taganrog, sul mar d'Azov, quasi dirimpetto a Rostov appena espugnata dalla Wehrmacht. Nel suo bel libro Un mucchio di neve, l'allora tenente Bruno Zavagli scrive: Mi sento formicolare nelle vene il desiderio di sale, del sale del nostro Tirreno; immagino gi l'acqua azzurra increspata, l'aria balsamica dei pini. In una parola respiro una boccata d'aria che mi sembri arrivi dall'Italia. E non siamo ancora partiti.
Taganrog, patria di Anton Cechov, richiama alla mente la Forte dei Marmi d'inizio XX secolo: casette semplici, a un solo piano, con le soglie e i davanzali in marmo. Al posto dei pini, gli oleandri e i cipressi. Alla fine del viale, in cui gli autocarri sostano, brilla la linea luccicante del mare. Zavagli vorrebbe fare un tuffo, il capitano Mercurelli lo guarda di traverso. Peggio che se lo sfrontato tenentino fosse scappato dinanzi al nemico: ma siamo impazziti? Voi pensate al bagno quando bisogna raggiungere Stalingrado?
Il nome riassume l'ansia e il mistero della missione segretissima nella tensione di un pericolo immane e soverchiante. Gli autieri quasi niente sanno di Stalingrado e della battaglia che vi si combatte, per intuiscono che pi se ne dista, meglio si vive. Gli ufficiali hanno annunziato che la sua conquista spezzer in due l'URSS, aprir la via del Caucaso, rappresenter l'umiliazione definitiva dello spregiatore di preti e di santi che siede al Cremlino e le ha imposto il nome.
L'unico del reparto a risparmiarsi la gita torcibudella  il capitano Mercurelli, colto da improvviso malore. Lo sostituisce nel comando proprio Zavagli, che conosce un po' di tedesco e pu intendersi con il comandante del migliaio di uomini, dei cannoni e dei cavalli, che i cento Borgward devono portare dalle parti del Volga. Sono quattrocento chilometri di steppa secca e sassosa. La spedizione viaggia alla strabiliante media di quaranta chilometri orari. Zavagli condivide la macchina con un maggiore medico austriaco. Per capirsi usano, oltre al tedesco, il francese e il latino. Il maggiore appare scettico sui proclami reboanti di Hitler. Mormora che Stalingrado  un'impresa inumana e disperata. All'imbrunire un'ora di sosta, poi il balzo finale scortati da due staffette in moto. L'alt avviene all'inizio della scarpata ferroviaria: i binari sono malconci. In lontananza il cielo  acceso da bagliori ininterrotti, come ininterrotto  il rombo diffuso nell'aria della sera. Il maggiore medico austriaco saluta con un asciutto addio. Zavagli lo guarda incamminarsi assieme agli altri soldati, capisce che quell'uomo si avvia verso la morte per rispetto del destino, degli ordini, dei militari che a lui affidano l'illusione della salvezza. Di colpo, pure a chi l'osserva all'orizzonte, Stalingrado appare un gorgo ribollente e dai gorghi non si esce nemmeno morti. Giunge un generale con i baffi a complimentarsi: mai visti autisti pi pazzi e pi bravi. Il 117 autoreparto  stato il pi veloce ed efficiente di tutti. La ricompensa sono cento litri di liquido scuro. Dicono che sia caff, in ogni caso  bollente e le notti sono ormai morse dal freddo. Il ritorno ha la dolcezza del rientro nella normalit, ma sull'animo di ciascuno pesa la sensazione che qualcosa di oscuro si stia addensando.
Appena ventiquattr'ore prima la visione del mar d'Azov ha acceso la fantasia; com' che nessuno si  entusiasmato o anche incuriosito per il Volga, il pi grande fiume d'Europa?

2. I cani si buttano nel Volga.

Le strade che portano a Stalingrado e al Volga sono intasate dalle famiglie di contadini, operai, lavoratori dei kolchoz in fuga dai tedeschi.  una teoria infinita di vecchi, di donne, di bambini, di carri stracarichi di masserizie. Molti cercano di portare in salvo anche il bestiame. La meta sono gl'imbarcaderi per traghettare il Volga e raggiungere la sponda orientale. La situazione rimane compromessa malgrado il siluramento di Lopatin, cui non sono bastati i suoi precedenti, la fama di coraggioso e fedele comunista. Adesso dipende tutto da Cujkov ed Eremenko.
Cinquantamila civili sono inquadrati nella difesa volontaria e quasi nessuno recrimina: al di l della paura di esser passati per le armi, ciascuno capisce di battersi per una causa, che passa dalla salvezza personale a quella della propria famiglia, della propria citt, del proprio Paese. Settantacinquemila abitanti vengono messi a disposizione della 62a armata per liberare i soldati dai lavori e dalle incombenze, che li hanno tenuti lontani dalla prima linea. Tremila ragazze sono mobilitate in qualit d'infermiere e di ausiliarie per trasmissioni e collegamenti. Settemila giovanissimi, dai tredici ai sedici anni, appartenenti al Komsomol sono armati e inquadrati nei reparti combattenti.
Rientrato al quartier generale di Golubinskaja dopo il colloquio con Hitler del 12 settembre, Paulus si dispone a lanciare la terza offensiva. Il generale si  recato con il collega Hoth a Vinnycija, la cittadina ucraina scelta quale centro operativo e appositamente liberata, con esecuzioni di massa, dalla fastidiosa presenza di ebrei. Contava di ottenere rinforzi per stabilizzare il fronte, ma Hitler ha fatto segno di non gradire i rilievi: basta prendere in fretta Stalingrado e il fronte si assester da solo. Il Fhrer ha esibito fiducia e ottimismo. Nessuno dei presenti ha osato fare il bastian contrario. Addirittura si  ipotizzato che possano bastare dieci giorni per chiudere la partita. A Paulus  stata rimarcata la netta superiorit delle sue forze. Adesso gli spetta eseguire e, ancor pi, non deludere Hitler. Ricordi di avere a disposizione 11 divisioni, di cui 3 Panzer. Dall'altra parte sono rimaste 3 divisioni di fanteria, 2 brigate carri e la truppa raccogliticcia delle unit squinternate dall'avanzata dei blindati di Hoth. Allora di che cosa si lamenta?
Paulus si rassegna a coprire con le forze sotto mano l'amplissimo fronte indicatogli dal Fhrer. Non prende neppure in considerazione l'idea di concentrarsi sulle linee di rifornimento sovietiche per distruggerle e quindi isolare i reparti della 62a armata. Dal 13 settembre a Stalingrado si combatte muro dopo muro, pilastro dopo pilastro. La pressione dei reparti corazzati di von Seydlitz converge sul settore meridionale. Il Mamaev Kurgan, la stazione centrale, il silo granario costituiscono gli obiettivi principali di quattro divisioni di fanteria (75a, 71a, 295a, 94a) e della 24a Panzer. Cujkov  obbligato ad arretrare il comando dal Mamaev Kurgan al vecchio rifugio di Eremenko nell'avvallamento dello Tzaritza, vicino all'attracco dei traghetti. I sovietici difendono con i denti l'ultimo chilometro prima del Volga. Viene impiegata l'estrema riserva di T34, l'orgoglio dell'industria bellica sovietica, in suo onore  stata perfino composta una poesiola: Per la morte dei nemici / per la gioia degli amici / non esiste macchina migliore / dell'amato T34.
Stalin concede due formazioni scelte della sua riserva personale perfettamente equipaggiate: una brigata corazzata messa a presidio dell'imbarcadero occidentale per assicurare la distribuzione dei rifornimenti e una brigata di fanti di marina provenienti dall'Artico. Una brigata di 19 carri  incaricata di resistere fino a sera per dar tempo alla 13a divisione Guardie di attraversare il fiume. All'imbrunire sono rimasti un solo T34, cento uomini e la speranza di tenere duro un giorno in pi. Dipende dai veterani, che stanno sbarcando al molo. Li guida Aleksandr Rodimcev, un trentasettenne precocemente invecchiato durante la guerra civile in Spagna. Il coraggio, la fama, l'apprezzamento dei soldati l'hanno messo al riparo dalle tempeste politiche.  il generale che deve fare il miracolo di salvare ci che resta della citt. Lo fa perdendo in trentasei ore quasi tutti i suoi diecimila effettivi. Come raccontato nell'emozionante film Il nemico alle porte, alcuni di essi non avevano fucili, li hanno recuperati sul terreno togliendoli ai morti.
I magazzini e i depositi sulla riva orientale del Volga consentono allo Stavka di traghettare ogni notte quel minimo di rifornimenti in grado di alimentare la resistenza. Anche le batterie da 76 millimetri danno un sostanzioso contributo nell'impedire ai carri e agli uomini della 6a armata di avvicinarsi ai pochissimi ridotti controllati da Cujkov. Il comando di Paulus e Berlino peccano di miopia. Nessuno ordina a Richthofen di dedicarsi alla distruzione dei traghetti e delle postazioni di artiglieria: senza i rifornimenti della notte e senza la protezione dei grossi calibri, l'eroismo e l'abnegazione dei difensori non potrebbero preservare quella manciata di rovine chiamata Stalingrado. Paulus annaspa dinanzi a una situazione mai verificatasi in precedenza. Neppure dall'OKW sanno consigliarlo per il meglio. Il generale lamenta l'assenza di battelli, di motobarche, di mezzi anfibi per attraversare il grande fiume e annientare i depositi di Cujkov ed Eremenko.
Ci si affida in maniera sempre maggiore alla forza bruta per aver ragione di un nemico ormai pronto a immolarsi metro dopo metro. Ma nella contesa feroce di ogni maceria i sovietici hanno molte pi forze da immettere giornalmente nel sanguinosissimo mattatoio. Niente li scoraggia: a ogni ora riaccendono continuamente la battaglia con improvvisi contrattacchi. I tedeschi vengono costretti a riprendere i combattimenti sempre negli stessi posti e per gli stessi ruderi: le loro perdite salgono, mentre il morale scende. Si smarrisce la certezza del fronte, persino la sicurezza delle retrovie: Paulus deve distogliere compagnie su compagnie per proteggersi le spalle.
Dal 15 settembre al 3 ottobre Eremenko sacrifica sei divisioni di fanteria e due di guardie; dall'altra parte Paulus ne dispone di sette e peggio combinate. La disperazione del momento serve a infrangere un tab politico. Cujkov intima al colonnello Sarajev di mandare al fuoco i battaglioni della NKVD. Alla temutissima polizia politica di Lavrentij Berija, il principale compare di Stalin nell'architettura del terrore,  stata fin l risparmiata la prima linea. Anche nelle circostanze pi delicate Berija si  opposto al provvedimento, che comporterebbe la sottomissione della NKVD all'esercito. Ma a Stalingrado saltano in aria anche radicati privilegi: un battaglione di poliziotti s'immola nell'epica lotta sul Mamaev Kurgan. Per una settimana viene aspramente conteso l'enorme silo granario in calcestruzzo. Le porte sono state murate, i tedeschi le fanno saltare con la dinamite. Nell'aria resa irrespirabile dal fumo delle armi e del grano bruciato si spara ai rumori, unico indizio per individuare il nemico. Cadono la stazione centrale, che in cinque giorni ha cambiato propriet quindici volte, e il grande magazzino della Univermag nella piazza Rossa. Dalla fabbrica dei chiodi la scampano in sei, mentre i feriti agonizzano nello scantinato.
A nord-ovest della citt, nei pressi dello sconosciuto villaggio di Kotluban, ukov predispone un'azione, della quale poco si parler, ma dagli sviluppi determinanti per la sorte di Stalingrado. Sino alla fine di ottobre quattro armate terranno costantemente sul chi vive il fronte settentrionale della 6a armata. Spesso si tratter di attacchi forsennati, condannati da subito all'insuccesso, con enormi costi umani, circa duecentomila morti, ma impediranno a Paulus di concentrare il meglio delle proprie forze corazzate per impossessarsi dei quartieri lungo il Volga. E dire che il generale ha gi fatto inserire il silo granario al centro dello stemma in preparazione per celebrare la conquista di Stalingrado. Si diffonde la notizia che la citt sia caduta. Stalin chiede per telefono a Chrucv se sia vero. Il commissario politico risponde che ha bisogno di tutte le divisioni disponibili. Ottiene due brigate. Sono l'avanguardia delle sei divisioni che in poco pi di due settimane rinsangueranno - e mai verbo fu pi appropriato - la 62a armata.
Spesso si tratta di reparti poco addestrati, eppure costituiscono una barriera insormontabile: contro di essa cozzano i reggimenti tedeschi senza pi riserve da lanciare quando forse basterebbe un misero plotone in pi per cogliere la sospirata vittoria. La tattica da guerriglia adottata da Cujkov fiacca gli assalitori. A ogni bombardamento della Luftwaffe aumentano le distruzioni e le macerie dalle quali i sovietici sbucano fuori per colpire alle spalle gli odiati avversari. Nella guerra dei topi (Rattenkrieg) la supremazia di fuoco, di mezzi, di addestramento della Wehrmacht viene vanificata dai trucchi e dagli accorgimenti, che i difensori imparano ora per ora. Gli ufficiali tedeschi tracciano ogni giorno sulle mappe la linea dei loro progressi, ma l fuori, in mezzo a carcasse di carri armati, a scheletri di palazzi, a cumuli improvvisati, come si fa a stabilire quale sia la linea del fuoco? Nessuno vince e nessuno perde finch un solo nemico continua a sparare. Bisogna uccidere, bisogna annientare per essere sicuri di potersi proclamare i padroni di Stalingrado.
Ecco la testimonianza di un carrista tedesco: Dovemmo passare l'intera giornata a 'ripulire' una strada, da un'estremit all'altra, costruire sbarramenti e centri di fuoco all'estremit occidentale e prepararci a un nuovo passo avanti il giorno seguente. Ma all'alba i russi cominciarono a sparare dalle loro vecchie postazioni all'estremit pi lontana. Ci volle un po' di tempo per capire il loro trucco: avevano aperto dei varchi comunicanti tra i solai e gli attici. Durante la notte, tornavano indietro come topi lungo le travi e piazzavano le mitragliatrici dietro alcune finestre situate molto in alto o dietro camini rotti.
A sud l'avanzata giunge fino all'imbarcadero sul Volga. Cujkov abbandona anche il bunker nello Tzaritza. La guardia scelta protegge la sua fuga verso la sponda orientale. Il generale rientra subito e si sposta nella parte settentrionale della citt. Il nuovo comando diventa una caverna nella sponda del fiume, dietro la fabbrica di cannoni Barricata Rossa, a ridosso dell'ultimo attracco. La velleitaria offensiva di tre divisioni sovietiche contro il fianco sinistro della 6a armata concede quarantott'ore di tregua aerea ai difensori di Stalingrado. Il tentativo conferma i peggiori presentimenti di Paulus: il fronte esterno  troppo esteso, va ridotto o rafforzato. Ma Hitler neppure prende in considerazione l'ipotesi d'inviare rinforzi.
Il 22 settembre i tedeschi si muovono per chiudere la sanguinosa partita. Il panico si diffonde tra gli ufficiali di due brigate della milizia operaia a corto di viveri e munizioni. Fuggono sull'isolotto di Golodnij, in mezzo al Volga. Un maggiore assume il comando degli sfiduciati soldati. Prima di cedere respingono sette attacchi. All'alba il ridotto non spara pi. L'impeto, lo stoicismo, la sopportazione profusi da militari e abitanti stupisce i tedeschi, bench sovente all'ammirazione subentri l'ira, il crudele desiderio di farla finita al pi presto, con ogni mezzo. Ma ci sono edifici che resistono all'infinito pur essendo tagliati fuori da ogni contatto con il fronte amico e ci sono edifici nei quali al piano sotto ci stanno quelli con la svastica e al piano sopra quelli con la stella rossa. Nella monumentale ricostruzione dell'Operazione Barbarossa Paul Carrell scrive che, in base ai criteri adottati nella seconda guerra mondiale, il 27 settembre Stalingrado pu considerarsi conquistata. Qualcuno per si dimentica di comunicarlo a Cujkov e alla sua cocciuta gente.
Dalla caverna il generale, con la pelle devastata dalla dermatite di origine nervosa, ridisegna l'assetto difensivo. Sul Volga  rimasta una linea sottilissima, poche decine di metri alle spalle della piazza Rossa, ma a nord ci sono i quartieri operai con i complessi industriali trasformati in altrettanti fortilizi. La fabbrica di cannoni Barricata Rossa, la fonderia Ottobre Rosso, la fabbrica di trattori Dzerinskij, l'industria chimica Lazur con lo scalo ferroviario a forma di racchetta, e questo sar il nome con cui verr tramandato, si apprestano a entrare nella leggenda del XX secolo. In poche settimane assurgono a emblema dell'intera nazione. Oggi che l'Unione Sovietica non esiste pi possiamo pensare che in quell'autunno del '42 le tante etnie componenti il gigante euro-asiatico si ritrovarono unite come mai era capitato e come mai sarebbe capitato.
Anche il Volga d un aiuto. Le forre argillose sulle rive offrono un fondamentale riparo ai comandi, alle infermerie, ai depositi di munizioni, agli uomini, ai materiali, che di notte giungono dalla sponda orientale. Qui sfociavano gli scarichi delle fabbriche e adesso che l'acqua  stata chiusa le condutture diventano le vie dei commando per colpire alle spalle i tedeschi, per trasformare anche la notte in un incubo. Attraverso queste gallerie passano pure i rifornimenti e pi che la gavetta di sbobba, che giammai giunge calda, conta la fornitura quotidiana di tabacco grezzo, il makhorka, e di 100 grammi di vodka. Nella relazione lasciata da uno sconosciuto ufficiale tedesco  scritto: Fu una lotta paurosa, logorante, in superficie e sottoterra, tra le macerie, nelle cantine, nei canali della grande citt e degli stabilimenti industriali. Uomo contro uomo. I carri armati si arrampicavano sulle montagnole di macerie e di rottami, s'inoltravano stridendo nei padiglioni distrutti delle fabbriche e sparavano a distanza ravvicinata nelle stradicciole semisommerse dalle macerie, negli angusti cortili degli stabilimenti. Tutto questo sarebbe stato comunque sopportabile. Ma c'erano anche le profonde e dirupate forre d'argilla che scendevano a precipizio nel Volga e dalle quali i sovietici gettavano continuamente nuove forze nella mischia. N era possibile scorgere il nemico nelle intricate foreste sulla sponda opposta, pi bassa, del Volga. Non si vedevano n le batterie russe n le loro fanterie, ma c'erano e sparavano, e ogni notte centinaia di barche attraversavano il possente fiume e portavano rincalzi nelle rovine della citt.
Ora dopo ora si accende una pugna animalesca. Se per la stragrande maggioranza dei tedeschi i sovietici sono fanatici stalinisti da eliminare; per la totalit dei sovietici i tedeschi sono biechi fascisti (il sostantivo nazista mai  usato) da cancellare dalla faccia della terra. Ci si ammazza con gusto, con voglia crescente. I pi esposti sono ovviamente anche i pi indifesi. Le donne e i bambini vengono costretti a un'esistenza da scarafaggi sottoterra. Il numero degli orfani cresce a dismisura. Sono presi di mira dalle sentinelle germaniche quando provano a infilarsi nel silo granario per raccattare un sacchetto di chicchi bruciati e altrettanto fanno i cecchini dell'Armata Rossa quando si accorgono che il nemico li manda a riempire la borraccia nell'acqua del Volga. Il furore con cui i due dittatori si disputano la citt si  trasmesso alle truppe tenendo tuttavia presente la fondamentale distinzione che gli uni erano gl'invasori e gli altri i difensori del suolo patrio.
I bombardieri e i caccia di von Richthofen si mostrano incapaci di bloccare il passaggio dei rinforzi sul Volga e di far tacere i grossi calibri nella sponda orientale. Hitler percepisce che la realt sfugge ai suoi mirabolanti propositi. La colpa non pu che essere degli incapaci collaboratori restii a farsi indottrinare, a credere ciecamente nell'idea. Cade la testa del generale Halder, capo di stato maggiore generale dell'esercito. Dovrebbero cadere pure le teste del maresciallo Keitel, massima autorit della Wehrmacht, e di Jodl, responsabile dell'Ufficio operazioni. I papabili a sostituirli sono Kesselring, che comanda la 2a flotta aerea in Italia, e Paulus. In questo caso per la 6a armata verrebbe designato von Seydlitz.  il generale Schmundt, aiutante di campo di Hitler, a preavvertire Paulus. Ma il ricambio non si verifica. E gli storici sono divisi sui motivi: Hitler non volle rinunciare a due manichini, dei quali conosceva e apprezzava la cieca fedelt, che altri chiamerebbe servilismo, e anzi promosse Jodl al ruolo di Halder? Oppure aspettava d'impadronirsi di Stalingrado, per l'offensiva sovietica di met novembre sconvolse i suoi progetti?
In ogni caso da settant'anni aleggia il quesito dei quesiti: le sorti del conflitto, a cominciare da Stalingrado, sarebbero state influenzate dalle nuove nomine?
Respinta l'ennesima offensiva a nord del proprio schieramento, Paulus cerca di riordinare i reparti d'assalto, di concedere un minimo di riposo in vista della quarta offensiva. Si affida, dunque, a blitz sporadici degli incursori. Il pericolo maggiore per Cujkov proviene da sud: la 295a divisione ha creato un varco nel fianco destro di Rodimcev. Il generale si trova circondato da tre lati. Scaglia nella mischia le poche compagnie ancora disponibili.  l'apice della guerra dei topi. Nel buio rischiarato dai lampi delle esplosioni le guardie sbucano fuori da nascondigli impensabili: con i tozzi mitra dai caricatori inesauribili e con le bombe a mano coprono la falla. Per i difensori di Stalingrado non c' terra sull'altra riva del Volga  lo slogan della 62a armata. Hitler replica che nessun soldato tedesco si sposter dalla posizione sul Volga. E nessuno, per, se ne aggiunge, nonostante le segnalazioni di Paulus sull'insufficienza numerica dei reparti provati dal mese di violentissimi scontri. Sarebbe cambiato l'esito dell'assedio se Hitler avesse mosso qualcuna delle ventinove divisioni lasciate a poltrire in Francia, in Olanda, in Belgio?
In settembre i trasporti italiani compiono altri tre viaggi a Stalingrado, in tutto vengono adibiti 480 autocarri. Il nostro posizionamento sul medio Don si  stabilizzato. A fianco della 2a armata ungherese sta la Tridentina, a seguire Julia, Cuneense, Cosseria, Ravenna, 298a divisione tedesca, Pasubio, Torino, Celere, Sforzesca. Vesenskaja  la zona di collegamento con la 2a armata romena. Da qui, nel vocio indistinto delle furerie, comincia il fronte di Stalingrado, per quanto la citt sia ben distante e la ricognizione, per chilometri e chilometri, non segnali movimenti ostili. All'apparenza hanno ragione Gehlen nel ripetere che Stalin non ha pi riserve da gettare nella mischia e Hitler nel prestargli il massimo credito. Ma nell'aria permane qualcosa d'incombente.
Il tenente colonnello Helmuth Groscurth  uno dei pochi ufficiali antinazisti al pari dell'anziano generale Karl Strecker, comandante dell'XI corpo d'armata, che forse per tale affinit l'ha scelto quale capo di stato maggiore. Un anno e mezzo prima Groscurth ha colto appieno il senso delle disposizioni sullo sterminio che Hitler intendeva applicare a est. Ne ha parlato con generali che ammira e dei quali sa di potersi fidare, Erwin von Witzleben e Ludwig Beck, il feldmaresciallo dimessosi nel '38 da capo di stato maggiore generale per protesta contro l'invasione della Cecoslovacchia. Nel '40 Beck ha tentato attraverso il Vaticano di contattare gli inglesi: sperava di concordare l'eliminazione di Hitler in cambio di una pace onorevole per la Germania, ma da Downing Street hanno risposto picche. Il suo orgoglio di persona perbene e innamorata del proprio Paese lo condurr meno di due anni dopo a far parte della fallita congiura contro il Fhrer. In quelle settimane d'inizio d'autunno Groscurth freme. Da un lato si augura che lo svenamento delle migliori divisioni germaniche apra gli occhi ai propri connazionali, ma dall'altro lato ha imparato che l'opportunismo e la vigliaccheria si sono ormai insinuati persino nell'lite militare. Il tenente colonnello prova a muoversi, cerca orecchie interessate, vorrebbe che la mattanza servisse almeno a risvegliare le coscienze, ma  peggio che predicare nel deserto. Senza darsi pace, Groscurth assiste al massacro; confida a Strecker che sar un bagno di sangue senza catarsi.
Il 30 settembre Hitler preconizza l'imminente vittoria, annuncia che nessuno pi slogger la Wehrmacht dal Volga. Il 4 ottobre Paulus lancia tre divisioni contro la fabbrica di cannoni Barricata Rossa e contro la fonderia Ottobre Rosso. Il giorno dopo il generale Golikov, vice di Eremenko, rischia la vita nell'attraversare il Volga per consegnare a Cujkov un dispaccio personale di Stalin: vi  ribadito il diktat non un passo indietro con l'aggiunta di riconquistare le zone perdute. Ma il povero Cujkov ha ben altri assilli. Dall'interrogatorio di soldati tedeschi, catturati proprio per farli cantare, ha appreso i prossimi obiettivi del nemico, la Barricata Rossa e l'Ottobre Rosso ormai allo stremo, e lui ha pochissime forze per soccorrerli. Dopo essersi infiltrato nella parte meridionale della citt, Paulus punta a ripetere l'operazione nella parte settentrionale. Il compito di salvare i due stabilimenti industriali, nei quali durante le pause gli operai riparano armi e costruiscono T34,  assegnato alla 308a divisione siberiana. Il 6 ottobre viene investita anche la fabbrica di trattori; elementi della 16a Panzerdivision s'installano nei sobborghi di Spartakovka, periferia nord. Il 14 ottobre, termine ultimo concesso da Hitler a Paulus per sbrigare la pratica Stalingrado, la 6a armata scatena un'offensiva ad amplissimo raggio. Ha ricevuto due divisioni dal fronte del Don, von Richthofen utilizza ogni Stuka per appoggiare la faticosissima avanzata di carri armati e granatieri. Sono i tre giorni di combattimento pi selvaggio dei sei mesi di battaglia.
Le katiusce sparano da camion che hanno le ruote quasi a mollo nel Volga. Dall'altra riva l'artiglieria di Eremenko rovescia tutto quello che pu su amici e nemici. Il generale Flebig, responsabile dell'VIII corpo aereo, perde decine di caccia e di bombardieri nel vano tentativo di mettere a tacere quei cannoni che hanno l'ordine di non preoccuparsi se un bersaglio  intanto tornato nelle mani dei compagni. I pochissimi sopravvissuti di entrambi gli eserciti ricordano che non c'era niente di umano: alla selvaggia determinazione degli uni di annientare qualsiasi forma di resistenza corrisponde l'eguale determinazione degli altri nel non darla vinta. Da entrambi i lati s'intensifica l'uso dei cecchini. Sono sperimentati tiratori scelti, che si appostano quasi sempre ai piani alti dei palazzi. I sovietici li usano di ambo i sessi. Spesso li infiltrano con acqua e cibo in edifici, che la 6a armata ritiene ormai bonificati: non devono soltanto uccidere, ma attentare alle pi elementari sicurezze dei tedeschi, tenerli sotto pressione a ogni minuto. Vasilij Grigor'evic Zajcev, allenatosi da bambino nella caccia alla volpe insieme con il nonno, diventa il pi famoso, un incubo per la Wehrmacht: viene addirittura spiccata una sorta di taglia sul suo capo. Per decorare chi va, comunque, a morire nel suo nome, Stalin introduce l'Ordine di Kutuzov e quello di Suvorov, famosi generali zaristi assai cari al cuore dei vecchi sudditi dell'impero. Ma l'innovazione pi eclatante riguarda il ripristino del potere degli ufficiali: i commissari politici vengono ridotti a un ruolo educativo, non possono pi prevaricare sui militari.
La fabbrica dei trattori  travolta, all'interno per sparuti gruppi di soldati e di operai rendono la vita impossibile ai tedeschi. Un palazzo di quattro piani viene tenuto per cinquantotto giorni da un plotone del 24 reggimento Guardie. L'anima della lotta  il sergente Jakov Pavlov, che ha preso il posto del tenente accecato da un'esplosione. Lo aiutano alcune donne rintanatesi con i figli nelle cantine. Pavlov sopravvivr, sar proclamato eroe dell'Unione Sovietica, abbraccer la religione greco-ortodossa e chiuder i propri giorni da apprezzato archimandrita del monastero di Sergeevo.
Il generale von Schwelder, responsabile del IV Panzerkorps, e il suo collega von Wietersheim, comandante del XV, si lamentano per l'uso delle forze corazzate. Non ha senso, dicono, impiegare i carri in combattimenti per le strade: entro pochi giorni non saranno pi in grado d'impegnare i T34 nelle battaglie di movimento. Von Wietersheim, anzi, fa di pi: in un burrascoso colloquio con Paulus gli spiega che il martellamento dell'artiglieria sovietica su ambedue i lati del corridoio di Rjnok l'ha obbligato a ritirare i panzer e ad affidare la tenuta del corridoio alla fanteria. Paulus non gradisce i rilievi. Gli d man forte Jodl, reso esperto dai rischi corsi nell'unica occasione in cui ha osato ribattere a Hitler. L'orgoglioso junker viene esonerato dal comando e rimandato in Germania. Concluder la propria carriera militare come soldato semplice nella Volksturm in Pomerania.
I combattenti sovietici esibiscono uno spirito di sacrificio che disorienta i disciplinati soldati della Wehrmacht: se non muoiono, lottano fino alla morte. Chi pensa di arrendersi o di raggiungere la sponda occidentale del Volga viene passato immediatamente per le armi. Nel timore di suscitare la spropositata reazione di Stalin, il duo Eremenko-Chrucv boccia la sensata proposta di Cujkov di dividere il proprio comando onde evitare che possa cadere al completo nelle grinfie del nemico. Le perdite sono enormi: la 94a divisione di fanteria del generale Pfeiffer  ridotta a 600 uomini, altrettanti sono i fucilieri asiatici della 112a. Per concedere un po' di respiro ukov spinge di nuovo all'attacco le divisioni del Don e la 64a armata a sud. Cujkov guadagna il tempo necessario a far traghettare una manciata di brigate. Da met ottobre a met dicembre, nonostante il Volga diventi un'enorme lastra di ghiaccio, saranno trasportati 29mila soldati, tremila tonnellate di munizioni e un migliaio di tonnellate di altro materiale.
Alle prese con il sempre pi impellente bisogno di rincalzi, gli ufficiali tedeschi immettono nei ranghi gli hiwi, abbreviazione di Hilfswillige, aiutanti volontari. Sono cittadini sovietici schieratisi con il Terzo Reich oppure ex prigionieri, i quali dopo la cattura si erano proposti per sbrigare mansioni lavorative. L'avevano fatto nell'illusione di venire in seguito liberati. Invece  giunta l'offerta, da molti accettata, d'imbracciare il fucile contro gli ex compagni. Accanto agli hiwi combattono diversi disertori dell'Armata Rossa, che hanno creduto alle mirabolanti promesse dei volantini. La 6a armata ne utilizzer gradualmente un numero altissimo, compreso tra i 50 e i 70.000. Eppure sono figli di nessuno sia di qua sia di l. Di qua li chiamano cosacchi per non urtare l'avversione di Hitler nei confronti degli slavi; di l li definiscono ex russi e rappresentano un'onta da cancellare. Il blasone della grande guerra patriottica non pu e non dev'essere macchiato.
Il solito terrificante bombardamento annuncia il 14 ottobre l'assalto alla parte settentrionale della citt. Paulus ha ottenuto alcune divisioni: l'Oberkommando le ha ritirate dal medio Don, di conseguenza sempre pi affidato alle armate romene e italiane equipaggiate in modo sommario e senza carri. Dalla Germania e da Creta sono stati recapitati con un ponte aereo i battaglioni d'assalto. Per giorni e giorni ci si massacra nei dintorni di Barricata Rossa e di Ottobre Rosso accanitamente contese dalla divisione siberiana del generale Zoludev. In svariate occasioni i tedeschi paiono sul punto di farcela, ma si verifica puntualmente il contrattacco della disperazione che riporta la situazione in bilico. Cujkov  costretto a spostare ancora il suo comando: scende verso il Mamaev Kurgan nella plausibile ipotesi che da un'ora all'altra sar impossibile mantenere l'intera sponda del fiume. Al contrario, tra gli avviliti soldati della 6a armata si fa largo l'idea che i dirimpettai siano invincibili. Il 24 ottobre i reparti della 14a divisione corazzata riescono finalmente a introdursi nella fabbrica d'armi Barricata Rossa e puntano allo stabilimento del pane. Lo conquistano il giorno dopo, ormai sono in vista dell'imbarcadero sul Volga ancora in mano ai sovietici. Dalle forre escono tutti quelli che si trovano l: militari feriti, cucinieri, marinai, barcaioli. Se mai  avvenuto un ultimo assalto disperato  proprio questo per salvare i cento metri di riva che rappresentano ci che resta all'Armata Rossa. Il sottotenente Stempel chiede rinforzi per compiere lo sforzo definitivo. Il generale Lattmann, comandante della 14a, manda settanta uomini. Non ne ha uno di pi. Naturalmente sono insufficienti.
Paulus si deve accontentare di presidiare i quartieri di Spartakovka. Le truppe di Gurtev e di Ljudnikov resistono a oltranza. I cecchini assurgono a protagonisti della resistenza: nel passaparola il numero delle loro vittime cresce a ritmo esponenziale. A Cujkov rimane un decimo della citt: la testa di ponte del diametro di duecento metri dinanzi al suo rifugio, la fabbrica di trattori in macerie, alcuni lotti della fabbrica Ottobre Rosso, l'industria chimica Lazur con la famosa racchetta, un minuscolo rettangolo nel porto centrale accanto all'attracco dei traghetti. Stalingrado come moderno complesso industriale, come polo degli armamenti, come sbocco del traffico sul Volga non esiste pi. Il buon senso suggerirebbe di lasciare quei quaranta chilometri di rovine fumanti, di recuperare e riorganizzare le divisioni corazzate, di attestarsi su un fronte pi raccolto e compatto.  ci che vorrebbe von Weichs,  ci che vorrebbe Hoth,  ci che vorrebbe il capo di stato maggiore, Zeitzler. Lo vorrebbero, tuttavia non osano contrapporsi all'ennesimo diktat di Hitler: Stalingrado dev'essere conquistata fino all'ultimo centimetro. Lui vuole, pretende la citt che evoca il suo incubo.
Il miraggio per ogni soldato tedesco ha un nome ben preciso, Cir.  la stazione vicina al fiume da cui partono le tradotte dirette in Germania. Ottenere, per, una licenza da sani  pressoch impossibile, allora non resta che confidare nell'itterizia. Se ne guarisce in fretta e garantisce il biglietto per casa. E si registrano diversi casi d'itterizia, ma molto pi inquietanti sono i casi di malattie infettive, dalla diffusissima dissenteria, da cui Paulus  perseguitato, al paratifo e al tifo petecchiale. L'invasione dei pidocchi sembra inarrestabile. La popolazione indigena ne  in pratica immunizzata, mentre i tedeschi rappresentano un promettente terreno di coltura. Le truppe di prima linea, costrette a vivere in mezzo ai topi e alla sporcizia, ne sono devastate. L'efficienza delle unit che dovrebbero sferrare il colpo del ko a Stalingrado cala in misura direttamente proporzionale al numero quotidiano degli effettivi. Le compagnie sono ridotte al 20-25 per cento.
A fine ottobre Paulus adotta una tattica inconsueta per ricevere rinforzi: conoscendo l'influenza di Antonescu su Hitler si rivolge al comando della 3a armata romena. Abbisogna di tre divisioni di fanteria fresche, in caso contrario chiede di essere autorizzato a interrompere i combattimenti in citt. Paventa, ed  la prima volta che lo fa, una robusta offensiva sovietica nei punti deboli dello schieramento, cio nella zona di sutura sul Don fra le truppe tedesche e quelle romene. Con la pignoleria del burocrate Paulus inoltra mappe, calcoli sui rapporti di forza, previsioni sulla tenuta delle divisioni in vista dell'imminente inverno. Ammesso che Antonescu si muova, servirebbe ben altro per indurre Hitler a un ripensamento. Il Fhrer continua ad avere dalla sua le previsioni di Gehlen, anzi dall'osservatorio di Rastenburg, in mezzo ai boschi della Prussia orientale dove ha concentrato l'Oberkommando e il proprio quartier generale, non si capacita del perch Paulus tardi a issare il vessillo con la croce uncinata sui rimasugli anneriti di Stalingrado.
Nel bollettino del 14 ottobre Hitler ha avvalorato l'idea del prossimo letargo. Ha parlato di eccezionali successi, di formidabile offensiva, di nemico ricacciato sul Caucaso e sul Don. Ha per accennato - e non era mai accaduto in passato - a schieramenti vigili, in grado di bloccare sul nascere qualsiasi avanzamento avversario, ad azioni di sabotaggio, che impediscano all'Armata Rossa di prendere l'iniziativa. Pur distando quasi tremila chilometri, Keitel e Jodl sono cos sicuri di padroneggiare la situazione da stabilire che l'acquartieramento invernale dei quadrupedi della 6a armata venga arretrato di centottanta chilometri. In tal modo si liberano i treni incaricati di trasportare il foraggio a ridosso delle linee.
Ma da cavalli, muli, buoi, cammelli - una massa di 170.000 animali - dipende la mobilit delle batterie di artiglieria e dei reparti della sussistenza. Nella necessit di un rapido spostamento insorgerebbero ostacoli incalcolabili e da Paulus in gi nessuno li vuole calcolare. Si preferisce chiudere gli occhi e sperare. Atteggiamento singolare assai da parte di chi, per l'appunto Paulus, si attribuir il merito di aver intuito che il nemico era sul punto di avventarsi.
Latita il lavoro d'intelligence. A differenza dei sovietici, che hanno infiltrati ovunque, che possono contare sulla vasta collaborazione dei civili nei territori occupati, che hanno affinato le tecniche d'interrogatorio, i tedeschi giocano in tutti i sensi fuori casa. Non hanno informazioni n di prima n di seconda mano. Si fidano di ci che raccontano i disertori e rimediano la figura di un gattino cieco. Si sospetta che ukov stia ammassando truppe e mezzi al di l del Don: quando cala il buio si alzano rumori di autocarri, di blindati, di trattori in movimento. Gariboldi lo segnala, tuttavia la ricognizione aerea sostiene che niente si muove. Il servizio informazioni di Paulus accenna alla vaga possibilit che anche a sud di Stalingrado, verso la steppa calmucca, sia in corso un assembramento di truppe. Dal quartier generale di Rastenburg (nome in codice Azienda Chimica Askania) per replicano invariabilmente con la stessa beffarda domanda: ma Stalin dove  andato a prenderle queste divisioni? Sulla luna?
I tedeschi ignorano che dal 15 ottobre Eremenko e Cujkov hanno visto ridurre quasi di un terzo i rifornimenti di proiettili per l'artiglieria. L'Armata Rossa accatasta riserve per lo scherzetto che sta preparando al Terzo Reich. Sulle postazioni della 6a armata e della 4a armata corazzata piovono volantini scritti in ungherese, in italiano, in romeno. L'ufficio propaganda di Mosca  convinto che assieme ai tedeschi siano frammiste le forze delle nazioni alleate. Il suo invito a non morire per la maggior gloria di Hitler rimane inascoltato.
Da von Weichs giunge a Gariboldi una richiesta inattesa: la ferrovia  insufficiente a soddisfare i bisogni della 6a armata a Stalingrado, potrebbero i camerati italiani provvedere ad alcuni trasporti? Dopo le colonne approntate a settembre nessuno dei nostri pensava di dover tornare sul Volga.  un brusco richiamo alla realt. Nell'immaginario di tanti Stalingrado evoca oscuri presagi, un'ansia crescente, bench al di fuori degli alti comandi germanici e di quelli che vi si sbattono nessuno conosca lo spessore e l'ampiezza del massacro. Per gli autieri  un inquietante cambio di prospettiva. Si sono abituati a un trantran quotidiano su percorsi al riparo da ogni insidia. I massimi beneficiari delle loro peregrinazioni sono le donne e i bambini, che hanno imparato a fidarsi degli italianski. Se domandano un passaggio, lo ricevono e per pagarlo bastano un sorriso e uno spassiba (grazie). Della missione a Stalingrado viene incaricato il 248 reparto, ma l'urgenza germanica di accumulare rifornimenti, in vista di quella che  considerata la conclusione della pratica, coinvolge pure il 127.
 difatti in pieno svolgimento l'attacco con cui strappare a Cujkov gli estremi lembi di terreno, tuttavia la situazione complessiva della 6a armata si avvicina al collasso. Mancano uomini, munizioni e, soprattutto, unit d'intenti. Paulus rasenta il collasso nervoso. Von Seydlitz  preoccupato dalla mancata preparazione dei rifugi invernali e dall'assenza di precauzioni per sventare una controffensiva sovietica data per imminente dalle voci delle retrovie. Von Richthofen guarda alle giornate che si accorciano e ai troppi obiettivi dei quali i suoi aerei dovrebbero curarsi. I comandanti dei reparti corazzati hanno invano spinto Paulus a disattendere l'ultima ingiunzione di Hitler: mandare all'assalto anche i piloti dei carri armati. Alla fine viene raggiunto un faticoso compromesso: i plotoni necessari a rinsanguare battaglioni, che hanno perduto anche l'85 per cento degli effettivi, vengono composti con il personale amministrativo e sanitario, con i cuochi, con i radiotelegrafisti, con quanti sono stati fin l tenuti di riserva. Risultano pochissimi i sopravvissuti dell'assalto iniziale di agosto, i veterani in grado di leggere quelle rovine, che a prima vista sembrano tutte eguali e invece nascondono trappole e agguati l'uno diverso dall'altro. Accade lo stesso nelle file di Cujkov. Nell'Armata Rossa, per, il flusso dei rimpiazzi pu scemare, ma non interrompersi, malgrado le condizioni del Volga. In qualche modo vengono recapitati i doni inviati dal soviet dell'Uzbekistan. Sono trentasette vagoni di vino, di sigarette, di meloni secchi, di riso, di carne, di pere, di mele per gli eroici combattenti di Stalingrado. Ai quali arriva il profumo o poco pi.
Il 14 novembre Cujkov scrive rassegnato nel registro ufficiale: La truppa manca di munizioni e vettovaglie. I ghiacci alla deriva hanno interrotto il collegamento con la sponda sinistra. In quegli stessi giorni un tenente della 24a Panzerdivision annota nel diario: Mio Dio, perch ci hai dimenticato? Stalingrado non  pi una citt. Ogni giorno che passa si trasforma in un'enorme nube di fumo accecante e bruciante.  una vasta fornace illuminata dal riflesso delle fiamme. E quando cade la notte, una di quelle ardenti, terribili, sanguinose notti, i cani si buttano nel Volga e nuotano disperatamente verso l'altra sponda. Le notti di Stalingrado provocano in essi il terrore. Gli animali abbandonano quest'inferno. Anche le pietre pi dure non possono sopportare queste condizioni per molto tempo. Solo gli uomini resistono.

3. Dall'illusione alla sacca.

N l'alto comando in Germania n quelli dislocati in Unione Sovietica prestano soverchia attenzione all'allerta diramato a fine ottobre dal servizio informazioni dell'esercito:  evidente che il nemico sta preparando un'operazione invernale su vasta scala contro il Gruppo armate Centro; i preparativi dovrebbero essere portati a termine entro i primi di novembre. Gli occhi e il cuore di Hitler sono rivolti al fronte meridionale: a Stalingrado, al Caucaso. Del resto si cura poco continuando, tra l'altro, a fidarsi delle rassicurazioni di Gehlen sull'impossibilit di Stalin di reperire forze fresche. E nessuno si azzarda a contraddirlo. Da poco nominato capo di stato maggiore dell'esercito, Zitzler invia la seguente comunicazione personale a Paulus: I russi dispongono ormai di riserve minime ed  escluso che siano in grado di preparare una grande offensiva. Questo concetto fondamentale deve stare alla base di ogni valutazione nei riguardi del nemico.
L'8 novembre, durante la tradizionale cerimonia di commemorazione del putsch della birreria a Monaco, l'atmosfera a Rastenburg appare lugubre: l'Afrikakorps di Rommel  in rotta da el Alamein, l'armata statunitense del generale Clark  sbarcata in Algeria e Marocco; in URSS le operazioni sono bloccate. Ma Hitler stupisce i convitati: si dice certo della vittoria finale, di cui Stalingrado rappresenta l'antipasto. Ho voluto raggiungere il Volga nella stessa citt che porta il nome di Stalin e questa citt l'abbiamo conquistata a eccezione di due o tre isolotti insignificanti. Lascio a piccoli elementi d'assalto il compito di completare la conquista. In privato, per, il Fhrer si mostra assai preoccupato dall'avvicinarsi dell'inverno e dal continuo dissanguamento dei reparti sul fronte orientale. Rovescia su Paulus continui incitamenti: lo pressa quotidianamente affinch sfrutti l'imminente congelamento del Volga per compiere ancora un ultimo sforzo. A quattromila chilometri di distanza si dice sicuro che i sovietici siano ormai allo stremo.
L'11 novembre Paulus sferra quella che all'Okw si spera sia l'offensiva conclusiva. Vengono impiegati battaglioni freschi appena giunti. All'inizio l'attacco sembra coronato da successo: i tedeschi s'infiltrano fino al cuore del sistema difensivo avversario nel centro citt. Viene frantumata la divisione di Ljudnikov, conquistate un po' di macerie della fabbrica Ottobre Rosso e raggiunte per la terza volta le rive del Volga. Cujkov si ritrova di nuovo a un passo dal baratro, ma i suoi soldati non cedono. Sono proprio i pochi sopravvissuti di Ljudnikov ad animare la disperata resistenza dei capisaldi. Il 17 novembre Paulus distribuisce ai generali il messaggio con il quale Hitler lo sollecita a chiudere la partita. Il giorno dopo pionieri, granatieri e genieri ripartono curvi in avanti sotto la pioggia, che infradicia le uniformi e impedisce agli aerei di dare copertura. Non se la passano meglio nemmeno dall'altra parte: le casse di munizioni sono state bloccate dalle lastre di ghiaccio del Volga. L'obiettivo dei tedeschi sono i cento metri di riva ai quali i fucilieri sovietici stanno aggrappati con le unghie e con i denti. Quanti metri vengono conquistati quel giorno? Trenta, quaranta, venti? E i pi non avranno pensato che ancora ventiquattr'ore, ancora quarantott'ore e finalmente sarebbero arrivati a quel maledetto imbarcadero sul Volga? Ma non avanzano pi ore, bench a sera il bollettino della 6a armata segnali il classico niente di nuovo sul fronte orientale.
Invece i T34, i KV1 e KV2 hanno acceso i motori, oltre quattrocentomila uomini raccolti e preparati in due mesi da ukov e dal capo di stato maggiore, il maresciallo Aleksandr Vasilevskij, attendono il via libera per vendicarsi di tutto ci che hanno dovuto fin l patire dal Terzo Reich. Da settembre  stato stabilito di sferrare un colpo decisivo nel punto pi delicato della lunghissima linea nemica. La visita compiuta in quel mese a Stalingrado ha persuaso ukov e Vasilevskij che Paulus e von Weichs non hanno riserve cui attingere in caso di bisogno: non ne hanno in Unione Sovietica, non ne hanno in Germania, non ne hanno nemmeno in Europa. Il 3 novembre presso la 5a armata corazzata ukov ha tenuto una riunione con tutti gli ufficiali che avrebbero guidato i reparti all'assalto. Il 5 novembre ha ripetuto l'incontro al comando della 21a armata; il 9 e il 10 novembre ha voluto parlare ai comandanti del fronte di Stalingrado. Ogni volta ha ripetuto che  giunto il momento tanto atteso di saldare i conti con il barbaro invasore, che da diciotto mesi violenta la Madre Russia.
Soltanto nella prima settimana di novembre sul fronte dell'Asse sono state colte le avvisaglie di quest'offensiva. Il generale Dumitrescu, comandante della 3a armata romena, ha lanciato precisi allarmi: serve la protezione dei carri armati. Spalleggiato da Antonescu il 10 ha ottenuto lo schieramento dietro le proprie linee del XLVIII corpo corazzato del generale Heim. L'etichetta  altisonante, la sostanza non corrisponde. Delle tre divisioni che dovrebbero comporlo, una  stata smembrata, un'altra ha carri cechi non in grado di competere con i T34, la terza ha scorte ridotte di benzina e durante il tragitto i carristi hanno scoperto che i topi avevano rosicchiato l'isolamento dei cavi elettrici. In breve: dei 104 panzer, solo un terzo  funzionante appieno.
Hitler  per perso nei suoi tragici vaneggiamenti. Respinge la realt. Per la prima volta Gehlen gli ha fatto balenare l'ipotesi che forse Stalin sia riuscito a racimolare una manciata di divisioni, ma il superesperto prevede che le impiegher contro le armate del Centro, in corrispondenza di Mosca. Quindi per il Fhrer non vale la pena di assumere altre precauzioni che non siano il nuovo posizionamento del XLVIII, non vale la pena di sospendere gli attacchi contro Stalingrado come prospettato da Paulus e da von Richthofen, il pi lucido e il pi pessimista fra i comandanti. Soltanto in linea teorica Hitler considera il rischio che la 6a armata venga accerchiata. Si rifiuta, infatti, di credere che Stalin possa aver assemblato l'equivalente di cinque corpi d'armata corazzati e di quindici divisioni motorizzate e che sia, per giunta, in grado di scatenare due attacchi. In ogni caso ritiene che l'unica contromisura valida sia accelerare la sottomissione di Stalingrado. Ecco dunque spiegato l'appello rivolto a Paulus il 16 novembre.
Il piano di ukov e di Vasilevskij - nome in codice Operazione Urano -  molto semplice. Secondo Wieder ricalca i concetti basilari della guerra-lampo tanto cara alla Wehrmacht: sfondamenti in profondit con i blindati e uso della fanteria motorizzata per chiudere le sacche. La responsabilit viene affidata al generale Vatutin per il fronte sud-occidentale, al generale Rokossovskij per il fronte del Don, mentre Eremenko  confermato per il fronte di Stalingrado. L'offensiva principale  prevista nei pressi della testa di ponte di Serafimovic, quella secondaria nell'ansa di Kletskaja. Sotto tiro  la 3a armata romena, della quale il servizio informativo di Mosca conosce il sommario addestramento e la desuetudine a fronteggiare i carri armati. La distanza da Stalingrado  ragguardevole, circa 160 chilometri, in modo da non consentire a Paulus d'inviare in soccorso le sue Panzerdivision, le quali sono tra l'altro impelagate nel presunto assalto decisivo e quindi impossibilitate, in ogni caso, a intervenire. Contemporaneamente alla doppia offensiva sul Don ne scatter una a sud del Volga contro i due corpi d'armata romeni, che intervallano lo schieramento della 4a armata corazzata di Hoth. Il punto d'incontro delle tre direttrici viene fissato nella pianura tra il Don e il Volga. Per le tre armate e i cinque corpi d'armata provenienti da nord sar basilare impossessarsi di Kalac. Appena tre mesi prima, oltrepassandone il ponte, le unit germaniche avevano visto spalancata innanzi la steppa che portava a Stalingrado. Adesso, nella controffensiva che cambier le sorti del fronte orientale, l'essenza pi profonda della Madre Russia - il Volga e il Don - viene a coincidere con la citt emblema dell'Urss.
Nel ricordo dei testimoni l'alba del 19 novembre sorge tetra e nebbiosa. Gli uffici meteorologici hanno previsto una violenta tempesta di neve. Prima sopraggiunge l'annuncio di un'altra tempesta ben pi drammatica. Poco dopo le 5 squilla il telefono a Golubinskaja, sede del comando di Paulus. Dall'altro lato il tenente Gerhard Stock, un beniamino del popolo tedesco, medaglia d'oro nel giavellotto alle Olimpiadi di Berlino. Stock  stato distaccato a Kletskaja, presso il IV corpo d'armata romeno, e munito di una solida radio da campo funzionante anche a quelle temperature. Stock comunica che un ufficiale sovietico catturato poche ore prima ha rivelato che alle 5 dovrebbe scattare il temuto attacco. Chi gli ha risposto a Golubinskaja controlla l'orologio, nota che le 5 sono ormai trascorse e non sono avvenute altre segnalazioni. Pensa a un falso allarme, dunque non sveglia il generale Schmidt, il capo di stato maggiore della 6a armata. Devono svegliarlo alle 5,25: Stock ha ritelefonato per dire che, preceduta da sonori squilli di tromba, l'artiglieria nemica sta rovesciando un inferno di fuoco sulle postazioni romene. E meno male che la nebbia ha impedito agli aerei di decollare. Il perfetto coordinamento fra carri armati, artiglieria e fanteria consente ai sovietici immediati progressi. I distaccamenti a cavallo costituiscono la novit dell'offensiva: vengono usati per aprire varchi, minacciare le retrovie pi distanti, confondere i tedeschi sulla profondit degli sfondamenti.
A sud di Stalingrado l'attacco incomincia alle 10 abbondanti. Pi o meno alla stessa ora Paulus e i suoi collaboratori prendono coscienza che il preventivato e temuto attacco dell'Armata Rossa  stato lanciato lass, nelle anse del Don. Ci che l'Oberkommando non ha calcolato sono l'ampiezza della manovra aggirante e le forze impiegate: oltre un milione di soldati, 1200 carri armati, 17.000 pezzi di artiglieria, 120 batterie lanciarazzi, 1200 aerei. Heinrich Gerlach, professore di latino nel ginnasio di Brake,  un giovane ufficiale dello stato maggiore del XI corpo d'armata del generale Strecker, l'antinazista. L'XI costituisce la punta estrema dello schieramento germanico sul Don. Fa da cerniera con la 3a armata romena. Gerlach  di stanza a Verkhne Buzinovka e nel suo capolavoro, L'armata tradita - il romanzo che per primo fece conoscere al mondo la tragedia dei 280mila uomini intrappolati nel Kessel (sacca) -, racconta che alle 17 del 19 novembre  in programma nell'ex chiesa la proiezione del film Rembrandt. Per tutta la giornata a Verkhne Buzinovka giungono poche e frammentarie notizie di quanto  in accadimento a poche decine di chilometri pi a ovest. Strecker percepisce di essere coinvolto nella manovra di tamponamento, ma non riceve ordini fino alle cinque del pomeriggio, l'ora del film. A lungo centinaia di militari restano in fila battendo i piedi sul suolo ghiacciato nell'inutile attesa dell'inizio. Nel cuore della notte molti di essi apprendono con doloroso sbigottimento che i blindati sovietici li hanno superati senza neppure curarsene.
Alcune divisioni romene buttano le armi e alzano le mani, altre si difendono energicamente con il niente che hanno. Ma dinanzi ai T34 non esiste opposizione. Tra le file dell'Armata Rossa allo strapotere quantitativo e qualitativo si aggiunge l'acutissima voglia di rivincita, di vendicare i tanti commilitoni passati per le armi, gl'inermi cittadini bruciati dentro le case. Il comportamento di fucilieri, carristi e truppe a cavallo  contraddistinto da una feroce determinazione. I maestri della guerra-lampo appaiono paralizzati dinanzi alla bravura degli allievi. Intuiscono quasi niente delle direttrici d'assalto predisposte da ukov. Ogni aggiustamento tattico cade in perenne ritardo. Si sviluppa un guazzabuglio di ordini e contrordini. Hitler, infatti, si sovrappone alle decisioni di von Weichs e all'abulia di Paulus. Si rivela velleitaria e pericolosa la sua pretesa di guidare da lontanissimo gli interventi delle poche forze disponibili. Soltanto a sera viene chiesto a von Seydlitz d'inviare i reparti corazzati che non sono impegnati a Stalingrado. E soltanto a notte von Weichs ordina a Paulus d'interrompere qualsiasi attacco in citt e di studiare con la massima rapidit un riposizionamento del fronte. Occorre spedire a ovest il maggior numero possibile di unit. Ma Paulus non  attrezzato n militarmente n psicologicamente a un simile rovesciamento.
Sul fronte di Stalingrado l'assalto incomincia la mattina del 20 con due ore di ritardo a causa della nebbia fittissima. La 64a armata e la 57a avanzano sul fianco destro, la 51a su quello sinistro. Eremenko cos rievocher quegli attimi: Attaccare. Pareva che non vi fosse niente di pi gradito per quelli che avevano conosciuto l'amarezza della ritirata e la cruenta fatica di una difesa sostenuta per lunghi mesi. Paulus sembra finalmente accorgersi della manovra in atto. La sua comunicazione a Berlino rende l'angoscia del momento: Il comando supremo sovietico sta chiudendo le branche della tenaglia. Noi stiamo tentando d'impedirglielo mediante una controffensiva del XIV e del XLVIII corpo d'armata corazzato. Ma che cosa accadrebbe, se il tentativo dovesse fallire, se le nostre forze corazzate risultassero troppo deboli? Il nemico stringerebbe il cappio e la 6a armata finirebbe con il trovarsi accerchiata.
A nord si scopre il bluff del XLVIII corpo corazzato. Heim dispone di soli trenta carri armati e deve farsi dare la benzina dai romeni in rotta. A sud staziona in riserva la 29a divisione motorizzata. Sono veterani a riposo da quasi due mesi, con i ranghi al completo, in partenza per il Caucaso. Hoth, il comandante della 4a Panzerarmee,  stato informato che i sovietici sciamano nel varco apertosi tra i due corpi d'armata romeni. Non riuscendo a stabilire un contatto con von Weichs muove il 20 mattina la 29a. In poche ore la divisione del generale Leyser semina lo scompiglio. Ma non appena von Weichs parla con Hoth gli intima di bloccare i granatieri: devono attestarsi e proteggere il fianco meridionale della 6a armata, alle cui dipendenze passano assieme al corpo d'armata del generale Jaenecke. Ma Paulus lo apprender soltanto il giorno dopo. Lui e gli altri generali proseguono nell'ignorare la vera meta della triplice offensiva. Molti congetturano che i russi vogliano interrompere i collegamenti ferroviari fra le retrovie del Gruppo armate B e Stalingrado. Nessuno sospetta che l'intendimento dello Stavka sia molto pi ambizioso. Manca ogni tipo d'informazione. La ricognizione aerea non si  levata in volo per le proibitive condizioni climatiche: i generali tedeschi non percepiscono le intenzioni degli avversari. Il freddo, la neve, la nebbia rappresentano un alleato prezioso dei blindati e dei cavalleggeri protesi verso Kalac e il suo ponte.
Il 21 von Weichs allerta Paulus: il fianco meridionale della 6a armata viene minacciato da entrambi i lati: dovete cavarvela da soli. Diventa chiaro che la pressione cui  sottoposto l'XI corpo d'armata di Strecker s'incastona in un disegno molto pi ampio. Uno sguardo alle mappe consente d'individuare finalmente l'obiettivo delle tre direttrici d'attacco: la strada costruita dagli ingegneri e dalle maestranze dell'organizzazione Todt per collegare tutti i ponti sulla sponda occidentale del Don. Il punto nevralgico  Kalac. La difendono un insieme di reparti addetti ai rifornimenti e alla manutenzione, possiedono una sola batteria di cannoni in funzione antiaerea. Ancora pi vulnerabili sono i campi di atterraggio e gli aerei da ricognizione intorno alla cittadina. Ma a Golubinskaja nessuno vi bada. Le attenzioni maggiori sono rivolte ai pericoli di accerchiamento dei reggimenti di Strecker, che danno l'idea di una nave alla deriva nell'oceano dei blindati sovietici.
Il quartier generale di Paulus viene a trovarsi sul percorso dei carri armati con la stella rossa. Scatta la necessit di un'evacuazione immediata: ci si trasferisce a Gumrak, dotato anche di un piccolo aeroporto. Scritturali, attendenti, telegrafisti ricevono l'ordine di bruciare tutto il materiale giudicato superfluo o intrasportabile. Dai mille fal improvvisati si salvano le casse di vino rosso e di champagne Veuve Cliquot, che allietano i pasti di Paulus. Lui, assieme a Schmidt, sempre pi indispensabile, sempre pi incombente, vola a sud, a Nine-Cirskaja. La cittadina sorge alla confluenza fra il Cir e il percorso meridionale del Don.  stata fornita dell'occorrente per ospitare il comando tattico della 6a armata durante l'inverno. Di conseguenza ha un collegamento telefonico diretto con il Gruppo armate B, con Keitel, con Jodl, con Hitler. Ed  ci che attira Paulus, il quale per il giorno dopo ha fissato un incontro con Hoth. Cos entrambi potranno concordare direttamente assieme ai vertici della Wehrmacht le misure da adottare.
Fin l  arrivato uno stringato marconigramma di von Weichs, Resistere e attendere ulteriori ordini. In risposta Paulus ha disegnato un quadro assai circostanziato: Fronte a est Don ancora aperto. Don gelato e transitabile. Carburante quasi esaurito. Suo totale esaurimento immobilizzer carri et armi pesanti. Situazione munizioni precaria. Viveri solo per sei giorni. Armata intende tenere territorio rimasto da Stalingrado fino a entrambe sponde Don et habet preso opportuni provvedimenti in questo senso. Premessa indispensabile est che riesca chiusura fronte sud e che abbondanti rifornimenti vengano inviati continuazione via aerea. Prego libert azione eventualit che formazione 'istrice' sud non riesca. Situazione potrebbe in tal caso costringermi sgomberare Stalingrado e fronte nord per battere con tutte le forze disponibili nemico fronte sud fra Don e Volga e prendere cos contatto con 4a armata romena. Tre ore pi tardi  stata recapitata la raggelante risposta di Hitler: negata ogni libert d'azione, Stalingrado non si molla. Il Fhrer, in compenso, ha promesso totale interessamento e ordini in tempo utile.
Hitler ha preso malissimo il viaggio di Paulus. Sospetta che si sia voluto sottrarre al suo perentorio ordine diffuso nel pomeriggio: la 6a armata deve mantenere la posizione a costo di un temporaneo accerchiamento. Paulus non ne  stato ancora informato o ne  stato informato sommariamente. La linea telefonica diretta di Nine-Cirskaja porta al suo orecchio la tremenda ira di Hitler. In modo rozzo e sgarbato gli ingiunge di rientrare subito in quella che  ormai una sacca. Paulus  talmente sconvolto dal tono del suo riverito dio da non sentire la campana che suona per lui e per gli uomini che da lui dipendono. Riesce soltanto a balbettare che installer il proprio comando a Gumrak.
Il 23 novembre nei pressi del kolchoz alla periferia di Sovietskij, met strada fra il Don e il Volga, s'abbracciano le avanguardie dei T34 provenienti da nord e da sud. Appartengono al IV corpo d'armata corazzato del generale Kravcenko in arrivo dal Don e al IV corpo d'armata meccanizzato del generale Volskij in arrivo da Stalingrado. Il ponte di Kalac  stato conquistato intatto il giorno prima dal distaccamento motorizzato del tenente colonnello Filippov. I tedeschi sono stati colti di sorpresa; quando hanno reagito per eliminare il commando e riprendere il controllo della struttura sono andati a sbattere contro l'ostinata resistenza dei sovietici. Di conseguenza i carri del IV e del XXVI corpo corazzato hanno potuto attraversare il Don in fila indiana. Ora si fanno incontro i commilitoni del IV corpo meccanizzato, il cui comandante, il generale Volskij, ha impiegato trentasei ore prima di capacitarsi che la 29a divisione motorizzata era stata fermata da von Weichs e quindi lui aveva campo libero. I carristi russi festeggiano con salsicce e vodka. L'accerchiamento della 6a armata, dei due corpi della 4a Panzerarmee e del VI corpo d'armata romeno  concluso. I resti dell'XI corpo d'armata di Strecker e i blindati delle due divisioni corazzate, la 14a e la 16a, inviati da Paulus sul Don hanno il problema di raggiungere la sponda orientale del fiume prima che la sacca si chiuda. Tallonati e spesso azzannati dalla cavalleria cosacca, disturbati dalla marea di romeni in rotta, i tedeschi sono costretti ad abbandonare artiglieria pesante, carri armati, feriti per ritirarsi il pi rapidamente possibile.
L'assillo  di raggiungere uno dei ponti sul Don sperando che sia ancora sotto il controllo dei camerati. Per gli ufficiali, che hanno studiato nelle scuole militari il genio strategico di Napoleone, diventa inevitabile il paragone con l'attraversamento della Beresina. Hitler, d'altronde, appare vittima degli stessi abbagli del grande corso. Finisce cos, secondo storici di orientamenti diversi, dentro il gigantesco trappolone architettato da Stalin in agosto attirando e infognando quasi due armate a Stalingrado per poi colpirle con il favore del mitico Generale Inverno. Alle 3,30 del 27 mattina i genieri fanno saltare per aria le arcate del ponte di Lucinskij. In un'area lunga 50 chilometri e larga 40, una sorta di isola fra il Don e il Volga, 280mila uomini aspettano di conoscere il proprio destino. S'inizia un tristissimo conto alla rovescia. La propaganda comunista recita: Ogni sette secondi un tedesco muore sul fronte orientale.
Il 23 novembre, quando nessuno sa che l'accerchiamento  concluso, Paulus medita di strappare a Hitler l'assenso allo sfondamento verso sud. Il comandante della 6a armata non vuole darsi per vinto. Opina di poter convincere il Fhrer. Paulus e il suo stato maggiore sono convinti di possedere la forza necessaria per travolgere l'ancor fragile allineamento delle due unit e del corpo di cavalleria sovietico. Nei locali sotterranei a due chilometri dallo scalo ferroviario di Gumrak vengono studiate mappe, calcolate le distanze, eseguiti i rapporti con le riserve di carburante dei blindati e dei trattori adibiti al traino dei cannoni. Attorno fervono i preparativi per la sortita: tutti ne conoscono i rischi, prevedono che quand'anche l'esito fosse favorevole il costo di uomini e di materiali sarebbe elevatissimo, ma intuiscono che non esistono alternative. Gli ufficiali delle sezioni operative controllano le condizioni dei carri armati: ne risultano disponibili circa 130 pi altrettanti autoblindo e automezzi corazzati. Le scorte di benzina appaiono sufficienti pure per gli spostamenti verso il punto di sbocco delle divisioni motorizzate. Bisogner, invece, abbandonare i diecimila feriti e l'artiglieria pesante, che dovrebbero essere trasportati dai quadrupedi, ma questi non sono pi recuperabili nei lontani acquartieramenti invernali. Tuttavia i generali ritengono che la massa d'urto sar bastevole per aprirsi un varco verso sud-ovest. L'irruenza dell'avanzata non ha infatti consentito a ukov di rinsaldare la parte meridionale della sacca. Anche von Weichs si  detto d'accordo.
Paulus al mattino si rivolge nuovamente a lui: Ritengo tuttora possibile spezzare cerchio nemico direzione sud-ovest a est del Don ritirando oltre il Don l'XI e il XIV corpo d'armata, seppure con sacrificio di materiali. Nell'inoltrarlo a Berlino von Weichs aggiunge una sua esplicita considerazione: Rifornimento per via aerea in misura sufficiente  impossibile. A sera Paulus indirizza a Hitler una lunga e sofferta nota personale. Ribadisce e spiega i motivi che lo inducono a tentare la sortita, aggiunge che tutti i comandanti dei corpi d'armata sono d'accordo con lui. Alle 8,38 del 24 viene inoltrata la risposta. Il messaggio  preceduto dal preambolo Decisione del Fhrer: significa che non sono ammesse repliche. Hitler nega qualsiasi autorizzazione a sganciarsi. Nessun attacco a sud, nessun ripiegamento dal fronte nord, nessun abbandono di Stalingrado: tutte le truppe ancora al di l del Don vanno riportate dentro la sacca e dev'essere organizzata una valida resistenza in attesa dei soccorsi. Il rifornimento sar garantito per via aerea. Hitler ne sembra convinto. E ha trasmesso questa convinzione a Goering, il grasso, morfinomane maresciallo dell'aria, e al generale Jeschonnek, capo di stato maggiore della Luftwaffe.
In futuro, nelle rarissime circostanze in cui avr la compiacenza di ricordare tale ordine, Hitler sosterr, quasi a giustificare la propria testardaggine, che era stato Goering a trarlo in inganno con la garanzia di poter rifornire dall'aria la 6a armata. Accantonando lo scetticismo di von Richthofen, nella riunione dentro la tana del lupo Jeschonnek ha detto di s: il rifornimento pu esser effettuato. Era quanto Hitler voleva sentirsi dire. Neppure ha badato alle due condizioni basilari poste dal generale: mantenimento nelle immediate adiacenze di Stalingrado delle piste dalle quali decollare e assenza di perturbazioni climatiche, tipo neve, nebbia, ghiaccio. Cio bel tempo stabile e temperatura quasi mite in zone dove i -10 a dicembre equivalgono a un annuncio di primavera. Accecato ormai dal valore simbolico assunto da Stalingrado, dai suoi mirabolanti annunci sul destino della citt, Hitler s'illude di ripetere il miracolo dell'inverno precedente a Demjansk. Non accetta di considerare che l erano imbottigliati centomila uomini, mentre nella sacca fra il Don e il Volga ne sono racchiusi 280mila. Non si chiede dove potranno essere reperiti i 700 velivoli necessari e ovviamente ciascuno dei suoi cortigiani si guarda bene dallo spiegargli che proprio non ci stanno. Servirebbero 700 tonnellate al giorno di rifornimenti, i generali della Luftwaffe ribadiscono che al massimo ne possono trasportare 350, Goering s'impegna per 500. La media fino all'11 gennaio sar di 105 tonnellate, poi andr vistosamente calando.
La maniacale cocciutaggine di Hitler viene accolta con rassegnazione a Gumrak. Schmidt  da subito il pi convinto assertore delle disposizioni del Fhrer. Paulus sembra paralizzato dal famoso concetto di ubbidienza, che alla fine del conflitto sar spesso invocato per giustificare gli atteggiamenti pi ingiustificabili dei generali tedeschi. Paulus sa che Hitler sta sbagliando, sa che  in gioco la vita di 280mila uomini, ma non riesce a ribellarsi come per altro non si  ribellato il popolo tedesco in dieci anni di sanguinaria, insensata dittatura. Paulus, che si appresta a diventare lo sconcertato e sconcertante protagonista della pi fosca tragedia della seconda guerra mondiale, rappresenta il perfetto esemplare di una casta militare, di una generazione, di un'epoca. Rifiuta di capire l'eccezionalit del momento e si rifugia nell'accettazione degli ordini perch cos presuppongono l'educazione personale e l'addestramento militare. Anch'egli, come il resto della Wehrmacht, si arrende ai voleri dell'assatanato caporale austriaco, ne accoglie le folli promesse.
Ai difensori della fortezza di Stalingrado - definizione coniata da Hitler - viene giurato che saranno liberati da un Panzerkorps. Hitler rammenta ai succubi dello stato maggiore che fu la sua ostinata volont di tenere alcuni capisaldi intorno a Mosca a scongiurare il tracollo del Gruppo armate Centro. Ricorrono i nomi di Mologino, Rscev, Vsvad, Kholm, Suhinichi, piccoli, piccolissimi villaggi, cos sconosciuti da non figurare nelle grandi carte geografiche. Qui gli infreddoliti battaglioni della Sassonia, della Pomerania, della Slesia, del Brandeburgo, le Teste di Morto delle SS, isolati dalla prima, grande offensiva dell'Armata Rossa, non si sono arresi, hanno stoicamente resistito fino all'arrivo dei rinforzi o alla creazione di un corridoio lungo il quale ritirarsi. N Jodl, n Keitel, n alcun altro dei tremebondi generali ha il coraggio di rammentare a Hitler che appena venti giorni prima il rifiuto espresso a Rommel di ritirarsi dalla linea di el Alamein ha prodotto il disastro nel deserto dell'armata italo-tedesca.
Ai militari del Kessel non resta che confidare nei giuramenti dell'uomo che si sono scelti quale guida. L'eccezione  von Seydlitz. Il brillante comandante del LI corpo d'armata rigetta la possibilit di una resistenza a oltranza. Per lui esiste una sola opportunit: sfondare in direzione di Kotelnikovo, dov' attestato il grosso della 4a armata corazzata di Hoth. E bisogna pure sbrigarsi: ogni ora che passa  un'ora persa, un'ora in pi concessa all'organizzazione del nemico e un'ora in meno di carburante, di munizioni, di energie delle ventidue divisioni tedesche rinserrate nella sacca. La sera del 22 novembre von Seydlitz ha partecipato nel bunker di Paulus a una riunione ristretta con il comandante, con Schmidt, con il proprio capo di stato maggiore, colonnello Clausius. In una lunga e snervante discussione ha sollecitato l'immediato sganciamento. Per vincere le resistenze di Paulus, e soprattutto di Schmidt, ha argomentato che non si doveva parlare di disubbidienza o di ribellione a ordini superiori, bens dell'impossibilit di applicarli per la continua evoluzione del quadro strategico. Allorch  rientrato nel suo rifugio, von Seydlitz era consapevole che Paulus e Schmidt non si sarebbero spinti oltre i limiti di una rispettosa richiesta a Hitler e che si sarebbero uniformati alle decisioni provenienti dalla tana del lupo.
Ventiquattr'ore dopo, senza avvisare nessuno, von Seydlitz ha mosso la 94a divisione motorizzata. Per i granatieri attestati sul fronte sinistro del Volga ha significato abbandonare ottime postazioni, ricoveri caldi, materiale di supporto. Von Seydlitz ha ordinato al generale Pfeiffer di distruggere tutto ci che non si poteva trasportare e di avviarsi verso sud. Opinava di mettere Paulus davanti al fatto compiuto. Nelle sue intenzioni il fulmineo riposizionamento dei reparti di Pfeiffer avrebbe dovuto coincidere con l'inizio dello sganciamento. Gli enormi fal di vestiario pesante, di documenti, di macchine da scrivere, persino di scorte di cibo hanno, per, allertato gli ufficiali sovietici: cinque reggimenti hanno attaccato nel buio. Con la testa ormai alla sortita i tedeschi sono stati sorpresi. In poco meno di due ore, la divisione  stata sgominata. Hitler lo ha appreso prima ancora di Paulus.  stata una squadra di radiotelegrafisti della Luftwaffe a segnalarlo al proprio ufficiale di collegamento a Rastenburg. Il Fhrer inviperito ha domandato spiegazioni. Nel ricostruire l'accaduto Paulus ha coperto von Seydlitz: alle pressanti richieste provenienti dal quartier generale ha risposto in modo evasivo senza addentrarsi nei particolari.
Ritenendolo responsabile della ritirata della 94a divisione, il Fhrer ha deciso di punire Paulus: il comando all'interno della sacca  stato diviso in due. Il secondo prescelto  stato sorprendentemente von Seydlitz. All'oscuro dei suoi incitamenti alla disubbidienza, Hitler lo considera un fautore della resistenza a oltranza. Confida che possa ripetere il miracolo di Demjansk. Dovr quindi essere lui a guidare il fronte nord-orientale in cui  compresa Stalingrado. Nel comunicare il nuovo incarico Paulus chiede con comprensibile perfidia a von Seydlitz quale sar adesso il suo comportamento. La risposta  stupefacente: Credo che non mi resti che ubbidire. Per Paulus non  l'unico boccone amaro. Apprende che  stato formato il Gruppo armate del Don, comprendente pure le divisioni accerchiate a Stalingrado, con alla testa il feldmaresciallo Erich von Manstein. Lo giudicano il migliore stratega della guerra corazzata. Von Manstein pone il proprio comando a Novocerkassk. Spedisce subito un messaggio a Paulus: gli ribadisce che non lascer alcunch d'intentato pur di liberarli, al contempo gli chiede di attenersi alle decisioni del Fhrer. A modo suo von Manstein  sincero. Congettura di poter attaccare con la raccogliticcia armata del generale Hollidt dal fiume Cir verso Kalac e con i resti della 4a armata corazzata di Hoth da Kotelnikovo verso l'area a sud di Stalingrado. All'operazione viene dato il nome altisonante di Wintersturm (Uragano invernale). Deve provvedere alla liberazione della 6a armata e deve pure preoccuparsi di tenere sgombro il passaggio per le armate del Gruppo A di von Kleist in ripiegamento dal Caucaso, cio un milione di uomini. Un compito improbo, in condizioni climatiche pessime; tuttavia autobiografie, memoriali, interviste ci dicono che von Manstein era davvero persuaso di riuscire.
La sera del 23 all'interno del cerchio di fuoco formato dalla 5a armata corazzata e dalla 21a armata boccheggiano le cinque divisioni di fanteria romene del IV e V corpo d'armata. Il generale Stanescu manda dei parlamentari per conoscere le condizioni della resa. La risposta  che soldati e ufficiali avranno salva la vita, potranno conservare gli effetti personali e godranno di un buon trattamento in prigionia. Stanescu accetta. I sovietici fanno 27mila prigionieri e mettono le mani su un discreto quantitativo di armi, di equipaggiamenti, di carriaggi.
La mattina del 25 a Paulus viene recapitato un memorandum di von Seydlitz. Il generale ha messo per iscritto la lucida analisi gi esposta verbalmente. Per essere pi convincente acclude la situazione delle riserve di provviste del LI corpo d'armata: il 25 per cento dei proiettili per obici, il 45 per cento delle granate, scorte limitate di munizioni, di traccianti e di razzi, sette razioni giornaliere complete, quattro razioni di pane, tre razioni e mezzo di farina. Il fabbisogno quotidiano per i combattimenti di media entit  indicato in 400 tonnellate, per i combattimenti pesanti in 800 tonnellate. Servono perci da 200 a 400 aerei da trasporto. La quota dei viveri giornalieri raggiunge le 80 tonnellate per il cibo e 70 per le granaglie: occorrono almeno altri 75 Ju 52. Insomma l'approvvigionamento del LI corpo, distribuendo soltanto mezze razioni alimentari, oscilla da 398 a 990 tonnellate giornaliere secondo i combattimenti da affrontare, il che significa una disponibilit tra 290 e 490 aerei al giorno. La conclusione di von Seydlitz  un appello alla disubbidienza: Se il comando dell'esercito non dovesse revocare immediatamente l'ordine di resistere sulle posizioni, la nostra coscienza c'imporrebbe al cospetto dell'armata e del popolo tedesco il dovere di prenderci, di nostra iniziativa, la libert d'azione negataci dall'ordine in vigore e di approfittare della possibilit, ancora esistente, di evitare la catastrofe con un attacco da noi stessi scatenato.  in gioco la totale distruzione di oltre duecentomila combattenti e di tutto il loro equipaggiamento. Non vi  altra scelta.
Von Seydlitz scarica, dunque, ogni responsabilit sulle spalle di Paulus. Eppure da qualche ora anch'egli avrebbe l'autorit necessaria per ribellarsi alle disposizioni di Hitler, per tentare lo sganciamento. Ma al pari degli altri generali - assai critici in privato con Hitler: lo chiamano ironicamente GROFAZ (l'acronimo significa il pi grande comandante di tutti i tempi) - pure von Seydlitz pretenderebbe che a compiere il primo passo fosse Paulus, il meno indicato di tutti per disubbidire a un ordine del Fhrer. Non  da Paulus, cresciuto nel culto della fedelt pi assoluta alla scala gerarchica, meno ancora lo  da Schmidt, sempre pi incombente su Paulus con il suo incondizionato asservimento a Hitler. In margine al documento Schmidt appunta: Noi non dobbiamo romperci la testa per il Fhrer, cos come il generale von Seydlitz non deve rompersela per il comandante in capo. Paulus, comunque, inoltra a von Weichs il memorandum di von Seydlitz. Vi aggiunge una nota di sostegno e richiede libert di manovra per tentare l'uscita dalla sacca. Esclude soltanto l'abbandono di Stalingrado: l'idea base  ancora quella di creare un corridoio lungo il quale far giungere i rifornimenti e i rinforzi e poi stabilire le mosse successive. Von Weichs gira l'intero malloppo a Zeitzler: sa che il capo di stato maggiore concorda sull'immediato ritiro della 6a armata, dunque spera che la sua coraggiosa franchezza possa piegare l'ostinazione di Hitler. E qui il tortuoso viaggio del memorandum s'interrompe. Anzi, si perde nel nulla. Oggi possiamo ipotizzare che sia sparito nel vortice creato dal Kessel pure in Germania.
Zeitzler ha spedito a Stalingrado un proprio osservatore, il maggiore von Zitzewitz, con una squadra radiotrasmittente. Desidera ricevere il maggior numero possibile di notizie e da una fonte della quale si fida ciecamente. Il maggiore esegue al meglio il proprio compito. Nei collegamenti riferisce che Paulus ha un solo assillo, i rifornimenti: mai fin l un'armata  stata sostenuta per settimane via aerea.  tale l'ansia di Zeitzler da chiedere lui a von Zitzewitz se ritiene fattibile una simile operazione. In ogni caso gli rimane il cruccio di sprecare fior di divisioni, che servirebbero molto di pi nella breccia praticata dal nemico tra Vorone e Rostov.
L'accerchiamento della 6a armata scuote alcune coscienze. Non  in gioco la semplice esistenza dei 280mila militari, sono in gioco anche le sorti del Terzo Reich. L'esiguo e timoroso partito anti Hitler confida che il considerevole rischio in cui il caporale austriaco ha gettato gli uomini di Paulus possa contribuire a una presa di coscienza fra gli alti gradi della Wehrmacht. Nel giudizio di molti pavidi oppositori un'aperta ribellione di Paulus costituirebbe il primo passo verso la defenestrazione dell'odiato tiranno. E quando si accorgono che Paulus  paralizzato dalla sua stessa natura guardano a von Manstein, che detesta molti gerarchi nazisti e che agli amici non fa mistero di avere antenati ebrei, bench abbia emanato severe misure contro il giudaismo. Il feldmaresciallo , per, troppo affezionato ai privilegi del ruolo per giocarseli in un'avventura dagli sbocchi cos incerti. In tal modo gli sventurati difensori perdono l'estrema chance di dare un senso al proprio insensato sacrificio, ammesso che ne potesse importare qualcosa a chi incomincia ad avvertire di essere un burattino abbandonato al proprio destino.
Fino al 26 novembre lo Stavka non  pienamente cosciente di avere circondato forze addirittura superiori a un'armata. La travolgente progressione delle sue colonne corazzate rende difficile l'esatta percezione dello sconquasso suscitato. I comandi sembrano presi soprattutto dall'acutissima voglia di vendicarsi dei collaborazionisti, in gran parte ucraini, e dei prigionieri trovati in possesso di roba rubata. Ne hanno in mano quasi quarantamila oltre a notevoli quantit di derrate alimentari, a un buon numero di cannoni, ai materiali stipati nei tanti magazzini della sussistenza, dei quali si sono impossessati. I generali sovietici ancora non lo sanno, ma uno dei colpi pi gravi inferti ai reparti di Paulus riguarda il vestiario pesante. I tedeschi in fuga ne hanno bruciato e abbandonato un bel po'. I sopravvissuti della 94a divisione stanno gi ballando dal freddo rimpiangendo gli inutili fal accesi. E le preziose scorte invernali - decine di migliaia di cappotti con pelliccia, stivali di feltro, calze di lana, berretti foderati - giacciono irrecuperabili nei depositi di Morozovskaja e Tatsinskaja.
L'ultimo spicchio di novembre regala una quiete ingannevole. ukov deve fare i conti con la realt: immaginava di doversi occupare di 80-90mila tedeschi, se ne ritrova davanti il triplo e intenzionati a vender cara la pelle come hanno dimostrato le prime scaramucce nei dintorni di Stalingrado. Il pi lucido  Stalin: dispone d'interrompere gli inutili e costosi attacchi contro la sacca al momento troppo presidiata e di limitarsi a sigillare il perimetro accerchiato. Dirotta quanto ha di meglio, la potente 2a armata Guardie del generale Rodion Malinovskij, sul fronte di Eremenko presupponendo che Hitler varer un contrattacco per liberare la 6a armata.  ci che il Fhrer ripete, per l'appunto, a Paulus nei messaggi, ma all'interno della sacca si diffonde una cupa rassegnazione. Pochi chiedono notizie dell'offensiva di sbocco, che dovrebbe creare il corridoio dentro il quale far sfilare la 6a armata e le altre unit. Anzi, l'annuncio di Paulus che la loro resistenza sta contribuendo alla salvezza del milione di uomini nel Caucaso avvalora l'impressione che la sorte sia segnata. Non bastano a risollevare il morale neppure le gonfiate informazioni di Schmidt sull'entit dei primi rifornimenti.
Confusi nella massa degli insaccati vi sono i genieri italiani attardatisi per raccogliere legna da riportare alle basi di Millerovo e di Voroilovgrad. A Gumrak, nella parte settentrionale, vicino al quartier generale di Paulus hanno sistemato i quarantotto soldati del 248; nei dintorni di Voroponovo, nella parte meridionale, stanno i ventisei del 127. Distano gli uni dagli altri non pi di trenta chilometri, ma gli uni mai sapranno degli altri. Meglio  andata ai genieri del 244 il cui centinaio di Bianchi Miles a nafta ha azzeccato una vertiginosa marcia indietro. A Karpovka  invece rimasto Beppe Nardi, proveniente da una ricca famiglia senese di albergatori, che per sua sfortuna conosce il tedesco e viene usato quale interprete. Dalle parti di Kalac operano un giovane medico, Livio Cattaneo, e il suo aiutante ventenne, Ugo Machetto. Cattaneo  un oculista ventisettenne:  stato richiesto in ottobre dalla sanit tedesca per aiutare nel curare i tanti feriti agli occhi a causa delle schegge di tutti i tipi che i combattimenti tra le rovine della citt fanno volare.
Ogni giorno si fa pi breve e pi grigio del precedente, mentre ogni notte si fa pi infinita e pi crudele.

4. A capo chino dinanzi alla Madonna.

A inizio dicembre le unit tedesche sono ancora capaci di contrattaccare. I comandi sovietici non mostrano alcuna fretta. Lo Stavka va a caccia d'informazioni sicure sul numero degli insaccati, sulla dotazione di cannoni e di panzer, sul morale, persino sulla dislocazione dei reggimenti non tedeschi essendosi accorto che austriaci, croati, romeni denunciano una maggiore arrendevolezza. Quando ukov e i suoi collaboratori comprendono quale tipo di preda sia rimasta intrappolata nell'area di Stalingrado intensificano i preparativi per distruggerla. Lo schieramento viene modificato, si provvede all'invio di nuove riserve e a un abbondante rifornimento di carburante e di munizioni. Viene formata la 5a armata d'assalto sotto la guida del generale Popov: inizialmente fa da cerniera tra la 51a armata del fronte di Stalingrado e la 5a armata corazzata del fronte sud occidentale, ma nei disegni di Mosca dovr servire a sferrare il colpo di maglio finale.
Dentro il Kessel si capisce che dall'altra parte stanno prendendo le misure, eppure continua a circolare la previsione di poter essere a casa per Natale. L'avvalorano dall'OKW per coprire gli errori e le insistenze di Hitler. Le maggiori speranze sono rivolte al corpo di soccorso guidato da von Manstein e su questo tasto battono gli ufficiali per spronare la truppa. Ma il vero rompicapo sono gli approvvigionamenti. Risultano utilizzabili soltanto due modelli di aereo, il trimotore Junkers 52 e il bombardiere Heinkel 111, che pu trasportare una misera tonnellata e mezzo di materiale nelle gondole per le bombe. Di conseguenza occorrerebbero pi velivoli di quelli a disposizione per garantire le 500 tonnellate giornaliere indispensabili alla resistenza. Le sbruffonate di Goering e di Jeschonnek vengono al pettine. Von Richthofen protesta contro l'uso insensato dei propri bombardieri: se ce li distruggono per portare le provviste con che cosa li sostituiamo? Insiste nell'affermare che  una follia pensare di rifornire la sacca dal cielo.
Nelle comunicazioni e nei bollettini della Wehrmacht irrompe Pitomnik.  una cittadina a met strada fra le sponde del Don e del Volga. In estate vi hanno spianato un enorme campo di aviazione. Attorno crescono in pochi giorni bunker, depositi, rifugi, una grande infermeria. La localit assume l'aspetto di un formicaio, si lavora sopra e sotto terra. Chi  obbligato a stare in superficie prende confidenza con gli attacchi dal cielo, con gli scontri degli aerei: vede cadere bombe e apparecchi, a volte vede esplodere in fase d'atterraggio velivoli stivati di rifornimenti, a volte vede esplodere in fase di decollo velivoli carichi di moribondi.  Pitomnik il polmone che consente alla 6a armata di sopravvivere. Per malati e feriti rappresenta il miraggio, la porta di uscita dalla sacca. Il quartiermastro della Luftwaffe, che ne gestisce il traffico, chiarisce sin dai primi giorni che al massimo potranno essere recapitate 300 tonnellate al d e questo comporter una scelta tra viveri, carburante, munizioni. Anche tale previsione si rivela errata. Servirebbero 150 atterraggi, invece non si va mai oltre i 120 e spesso ci si ferma a 80.
Ogni atterraggio rappresenta una sfida alla morte. I piloti scoprono che le piste di Pitomnik sono sotto il tiro dei grossi calibri dell'artiglieria nemica. Pure la caccia d parecchi grattacapi e, quando non sono aerei e cannoni dell'Armata Rossa, si mettono di traverso le condizioni meteorologiche e la burocrazia tedesca capace di stipare le stive di giornali, di opuscoli propagandistici, di cravatte, di cartone, di filo spinato, di caramelle, di spezie. Il 7 dicembre le razioni vengono ridotte di un terzo: si calcola di farle durare fino al 18 dicembre. Manca il foraggio per i cavalli. Nell'immediato appare una buona notizia giacch significa che si potranno macellare i quadrupedi e mangiarne la carne, ma in vista dell'agognata fuoriuscita dalla sacca significher dover rinunciare a qualsiasi tipo di traino. Perch il convincimento che Hitler in un modo o nell'altro li salver resiste dentro l'anima di parecchi militari germanici. Guai, quindi, se scoprissero che le infermiere sono state gi evacuate per evitarne la cattura e Beevor aggiunge che gli ufficiali croati riuscirono a far salire sugli aerei anche le proprie amanti travestite da crocerossine.
Aumenta il freddo, aumentano i pidocchi, aumenta lo sporco, aumentano i bombardamenti, aumenta la fame. Nella prima settimana di dicembre vengono complessivamente consegnate 512 tonnellate, meno di 80 al giorno, e di queste soltanto 24 sono viveri. L'offensiva di von Manstein tarda. Dovrebbe consistere in due puntate contemporanee dal fronte del Cir e dalla zona di Kotelnikovo. Ma la prima svanisce sul nascere a causa della costante minaccia portata dalla 5a armata corazzata del generale Romanenko contro le postazioni tedesche sul fiume Cir. La seconda pu contare su forze esigue: il XLVII corpo corazzato e i resti della 4a Panzerarmee di Hoth, in pratica la 6a divisione proveniente dalla Francia, la 23a rientrata dal Caucaso, la 17a dirottata dal Gruppo armate Centro. Tra Hitler e von Manstein permane una divergenza di fondo sugli obiettivi da conseguire. Il Fhrer, molto fiducioso sul nuovo carro Tigre da 57 tonnellate con un cannone da 88, in grado cio di bucare la corazza dei T34 e dei KV, pretende che sia creato il famoso corridoio per rifornire al meglio la 6a armata, la quale dovr, per, restare ancorata a Stalingrado fino a primavera. Il feldmaresciallo, invece, confida di persuadere Hitler ad autorizzare in una seconda fase lo sfondamento da parte degli uomini di Paulus. A quest'operazione von Manstein ha dato il nome di Rombo di Tuono. Purtroppo nessuno lo udir.
L'11 dicembre, il giorno prima che i carri di Hoth attacchino, ukov e Vasilevskij lanciano l'Operazione Piccolo Saturno dalla testa di ponte di Verkhnij Mamon, dirimpetto alle divisioni italiane. L'obiettivo  di travolgere il fianco sinistro di von Manstein sul Don per obbligarlo ad accantonare qualsiasi velleit su Stalingrado. Anche in questo caso  sorta una disparit di vedute tra Stalin e i suoi strateghi. ukov e gli altri generali opinavano per una poderosa offensiva, non a caso chiamata Saturno, che a nord doveva sfondare l'8a armata di Gariboldi e a sud giungere fino a Rostov intrappolando in tal modo le unit tedesche nel Caucaso. L'efficienza dimostrata dalla 6a armata nel predisporsi a difesa e la consapevolezza che von Manstein fosse sul punto di agire hanno invece indotto Stalin a limitare le ambizioni. Meglio andare sul sicuro, colpire gli italiani privi di carri armati e di riserve, che esporsi a un imprevisto contraccolpo tedesco. E ukov, seppur a malincuore, non ha potuto esimersi dall'accettare il punto di vista del comandante in capo. Si  cos passati da Saturno a Piccolo Saturno: annullata l'offensiva su Rostov, irrobustimento del fronte di Kotelnikovo e via libera alle armate del fronte di Vorone. Un subisso di fuoco si abbatte sui congelati fanti della Ravenna. L'attacco si propaga alla Pasubio e alla Cosseria. Contro 19 battaglioni italiani e una manciata d'inutili carri leggeri agiscono 80 battaglioni di fanteria, 12 battaglioni motorizzati, 450 carri armati con il sostegno dell'aeronautica. Resistere  impossibile.
Il 12 dicembre Hoth muove i 200 carri armati delle due divisioni corazzate, la 6a e la 23a, che costituiscono la punta di lancia della sua offensiva. In ventiquattr'ore vengono percorsi circa cinquanta chilometri. Sono distrutte le postazioni della 126a divisione e della 302a presso la stazioncina ferroviaria di Kurmojarsk. Il fiume Aksaj  superato, il bordo meridionale della sacca dista in linea d'aria non pi di sessanta chilometri. I tedeschi che vi stanno dentro ascoltano la voce dei cannoni e ne sono rincuorati. Arriva Manstein  l'annuncio che corre di bocca in bocca, che rinsalda lo spirito. Anzich alzare gli occhi verso il cielo, con la muta preghiera di far sparire quella nebbia che da giorni impedisce agli aerei di posarsi a Pitomnik, si drizza l'orecchio verso il frastuono della battaglia. Ciascuno confida di udirlo pi vicino. Ma sulle alture dominanti l'Aksaj le truppe che Eremenko  riuscito a raccogliere stanno facendo muro. Il generale considera a rischio la 57a armata e a cascata l'intero settore meridionale intorno a Stalingrado: basterebbe che Paulus muovesse i suoi blindati in sintonia con Hoth. Eremenko ottiene il veloce posizionamento della 2a armata Guardie. Fresca, a pieni ranghi, tenuta in riserva per l'offensiva su Rostov,  la migliore unit di cui lo Stavka disponga in quel frangente. La comanda Malinovskij, uno dei generali che hanno imparato dall'anno di guerra a fronteggiare i tedeschi spesso copiandone le tattiche. Ma anche la 2a armata deve fare i conti con il ghiaccio e con la nebbia. Procede a rilento. Tocca allora alla 51a divisione e ai T34 del IV e del XIII corpo d'armata meccanizzato frapporsi tra le colonne avanzanti e il velo difensivo ancora esistente.
Neppure la ventata d'ottimismo prodotta dall'auspicato arrivo di von Manstein pu per placare i morsi della fame. Il cibo  sempre pi un'angoscia per la truppa e un problema per i comandi. All'ospedale di Gumrak si registrano i decessi per inedia fin l sconosciuti; in prima linea i sergenti scuotono a brutto muso i soldati per contrastare il lassismo, ma  l'apatia che si fa strada a causa della cattiva alimentazione. Di pane e di carne suina ne girano sempre meno, rimangono scatolette in parte avariate e la carne di cavallo. I corvi e le cornacchie abbattuti nella speranza di gustare un po' di cacciagione, malgrado siano stati visti all'opera sui cadaveri, risultano non commestibili. La penuria di carburante trasforma gli ospedali, spesso situati sotto una tenda, in celle frigorifere. Accanto agli ingressi vengono buttati alla rinfusa gli arti amputati. Malattie e ferite sono l'anticamera di una lenta agonia.
Gli equipaggi dell'VIII corpo aereo di Flebig s'immolano nella consegna dei loro preziosi carichi. Dagli aeroporti di Morozovskaja e Tatsinskaja, circa duecento chilometri da Pitomnik, decollano in continuazione per sfruttare le poche ore di luce. Alcuni piloti accettano di volare anche con il buio. Ma dicembre ha aggiunto un nemico, il pi subdolo: il ghiaccio, che si forma all'improvviso sulle ali. La temperatura scende sotto i -30. L'incessante prodigarsi degli aviatori tedeschi comporta un elevato costo in vite umane senza che il risultato migliori: provviste e munizionamento rimangono oltremodo insufficienti. Soltanto il 20 dicembre verr sfiorato il limite minimo previsto per la sussistenza. Quel giorno, infatti, arriveranno a Pitomnik 289 tonnellate di rifornimenti.
Il 16 dicembre cedono le divisioni italiane sul Don. Alle loro spalle si stende la steppa innevata e priva di ostacoli. La 17a Panzerdivision, adibita a compiti di pronto intervento nel settore dell'ARMIR, ha traslocato per aumentare la forza d'urto di Hoth. Gli italiani in ritirata si trasformano in carne da macello. Accorre la Julia per tappare la falla: fino a met gennaio '43 i 15mila alpini con la ridicola dotazione di 48 cannoni da 47/32 bloccheranno un'intera armata fornita di carri armati e appoggiata dall'aviazione.
Le colonne corazzate sovietiche hanno la via spalancata verso sud, dove si gioca l'estrema speranza di soccorrere gli uomini di Paulus. Nelle sue appassionate memorie Wieder sostiene che bastava guardare una mappa per capire che non c'era pi niente da fare. Ogni lato del Kessel  minacciato. Eppure dentro il bunker di Paulus, tappezzato di pannelli di legno e arredato con gusto, non si coglie fino in fondo la drammaticit della situazione. Il 18 si presenta a Gumrak il maggiore Eismann.  il capo della sezione informazioni del Gruppo armate del Don. L'ha mandato von Manstein per parlare direttamente con Paulus e con Schmidt. Attorno all'incontro regna da settant'anni un clima di mistero. La relazione stesa nel '53 da Eismann non ha sciolto i tanti interrogativi sui comportamenti successivi di Paulus e di von Manstein. Paul Carrell, autore della saga pi fortunata sull'invasione tedesca (Operazione Barbarossa e Terra bruciata) accenna a una voluta reticenza di Eismann e quindi di von Manstein. A Paulus, insomma, non avrebbero delineato un quadro veritiero: gli sarebbe stato nascosto che l'armata di Hollidt sul Cir era definitivamente bloccata; gli sarebbe stato taciuto che una sortita della 6a armata, a prescindere dai progressi di Hoth, rappresentava l'estrema chance.
Il nodo resta sempre lo stesso: nessuno dei comandanti si assume la responsabilit di disubbidire al diktat di Hitler e ordinare la carica della disperazione, che contempla l'abbandono di Stalingrado. Per cui von Manstein ha s studiato l'Operazione Rombo di Tuono, la suddetta carica della disperazione, ma la tiene a bagnomaria cercando d'indovinare, da tremila chilometri, quale sia il momento adatto per sottoporla a Hitler. Eppure nella sacca si diffonde un po' d'ottimismo.
L'ultima speranza si chiama Verkhne Kumskij.  il villaggio dove il LVII Panzerkorps del generale Kirchner ha sgominato il nemico. Delle tre divisioni corazzate soltanto la 6a ha incominciato l'attacco a pieno organico di carri e di uomini; le altre due, la 17a e la 23a, erano gi provate e con un numero ridotto di blindati. L'intervento del IV corpo d'armata meccanizzato ha cacciato i tedeschi dal kolchoz di Verkhne Kumskij e ora ne respinge i rinnovati assalti. Non  l'unico assillo di Hoth: altri interrogativi si legano alla tenuta delle due divisioni di cavalleria romena incaricate di proteggere i fianchi. Il 18 la 17a panzer divisione forza il passaggio dell'Aksaj presso Generalovskij e raggiunge il kolchoz 8 Marzo:  situato a una manciata di chilometri da Verkhne Kumskij, tuttavia il villaggio resiste. La mattina del 19 la 6a Panzerdivision giunge sulle rive del Mjskova: la fronteggiano forze nettamente superiori ed essa ha gi perso un discreto numero dei 160 carri Mark IV a canna lunga e gran parte dei cannoni d'assalto. La 17a e la 23a versano in condizioni peggiori. Kirchner comunica a Hoth che avanzare per altri settanta chilometri fino alla sacca gli sembra molto problematico. E non sa ancora che sul teatro operativo sta per giungere la 2a armata Guardie, i cui componenti sono considerati l'lite dell'esercito di Stalin e ha ricevuto di rinforzo l'87a divisione, il IV corpo d'armata di cavalleria e il IV corpo d'armata meccanizzato. D'altronde Kirchner ignora pure che sul medio Don la ritirata delle divisioni italiane  precipitata in rotta con gravi conseguenze persino per le armate di von Manstein. L'eccezione  rappresentata dal Corpo alpino del generale Nasci: oltre la Julia resistono anche la Cuneense e la Tridentina.
Il feldmaresciallo stabilisce un collegamento via telescrivente con Paulus. Il dialogo a distanza non  risolutivo. Paulus presenta tre opzioni: sortita dei soli mezzi corazzati per creare il corridoio di congiunzione a Hoth; teorico sfondamento della sacca in caso di estrema necessit; resistenza dentro l'attuale perimetro a patto di ricevere gli adeguati rifornimenti finora mancati. L'ordine tassativo di von Manstein  di prepararsi a prendere contatto con le punte avanzate del LVII corpo corazzato per favorire il transito del convoglio di soccorso. L'eventuale abbandono del Kessel sar deciso in una seconda fase e comunque da non attuare senza il consenso di Hitler. Che  ben lungi dal concederlo. Nel pomeriggio respinge la richiesta di von Manstein di procedere all'Operazione Rombo di Tuono. Il Fhrer sostiene che per il momento sia sufficiente realizzare Tempesta Invernale e far cos giungere alla 6a armata la colonna con 3000 tonnellate di cibo, munizioni, granate, carburante e con i trattori per il traino dell'artiglieria pesante.
Viene organizzato l'attacco di sostegno a Hoth: servono tre giorni di preparativi. I carri armati hanno un'autonomia di trenta chilometri, le divisioni di fanteria sono impegnate negli scontri in diversi settori della sacca, la crescita delle perdite si fa esponenziale. Paulus scopre che sono esaurite le granate d'artiglieria: gli aerei non le trasportano per il peso. Paradossalmente il settore pi tranquillo appare proprio Stalingrado. Gli esausti combattenti di Cujkov hanno seri problemi di alimentazione. Anche le loro scorte sono quasi esaurite e con occhi spiritati spiano il Volga: serve che l'immenso fiume ghiacci in modo talmente solido e compatto da consentire la creazione di un percorso sopra il quale far viaggiare slitte, camion, obici: il cibo viene giudicato pi importante delle armi.  il segnale pi vistoso del miglioramento della situazione. Dopo due mesi Cujkov si regala il primo giorno di licenza sulla sponda orientale.
In un drammatico colloquio a distanza con il generale Schulz, capo di stato maggiore di von Manstein,  l'altero e fanatico Schmidt a effettuare la diagnosi pi realistica: se dobbiamo pensare a difendere la fortezza, possiamo distogliere solo forze esigue per Tempesta Invernale; se, viceversa, riceviamo l'autorizzazione a tentare lo sfondamento, possiamo allora fregarcene dei cedimenti del fronte e scagliare tutto quello che abbiamo sopra il punto di rottura. La risposta di Schulz  raggelante per le sorti della 6a armata: sbrigatevi a varare Tempesta Invernale, il resto si vedr, non  possibile aspettare che Hoth arrivi a Buzinovka. Von Manstein ha capito che la liberazione della 6a armata  fallita e pensa ad allontanare da s ogni responsabilit.
Incomincia un'altra attesa. Nei duemila chilometri del perimetro non piovono soltanto bombe. Altoparlanti montati su antiquati furgoni diffondono vecchie e nostalgiche canzoni tedesche mescolate a notizie catastrofiche sull'esito della guerra. Il programma viene curato da un gruppo di comunisti e di prigionieri tedeschi guidati da Walter Ulbricht, futuro numero uno della Germania Orientale. Si manifesta un altro nemico, quello che alla fine ne uccider pi delle armi, pi del gelo, pi della fame: i pidocchi. Rappresentano il tormento degli insaccati. C' il fastidio immediato del prurito incessante e c' l'incubo delle infezioni. Viene scritta una nuova versione di Lili Marleen: Sotto la lanterna / di quella piccola casa / ogni sera me ne sto / a cercare un pidocchio... Non esiste rimedio perch scarseggia l'acqua. I pozzi sono gelati, sono spariti gli alberi e le tavole delle isbe con le quali fare fuoco: rimane la neve. Ma il poco che si ricava sciogliendola viene usato per bere. La pulizia personale assurge a lusso impraticabile. La sporcizia diventa una compagna inevitabile. Si moltiplicano gli ammalati, ogni ferita  a rischio. La spossatezza cresce soprattutto fra i reparti di prima linea sottoposti a una tensione continua.
Le forze dello Stavka vantano una superiorit di 2 a 1 per quanto concerne uomini e carri armati e di 1,6 a 1 per quanto concerne l'artiglieria. Teoricamente la Luftwaffe conserva un maggior numero di aerei, ma li deve usare per rifornire il Kessel non in operazioni d'offesa e quindi i velivoli sovietici scorrazzano quasi indisturbati. Gl'incursori di Eremenko attaccano a ogni ora del giorno e della notte. L'attivit delle pattuglie in tuta mimetica, che hanno il compito di non concedere requie, d'impedire sonno e riposo ai difensori, si alterna alle salve miagolanti delle katiusce. Questi lanciarazzi a 12 o 18 canne, di grande mobilit, capaci di scatenare un subisso di fuoco, rappresentano il principale incubo dei tedeschi: li hanno ribattezzati l'organo di Stalin. ukov ci aggiunge anche i vaniusci, lanciarazzi ancora pi pesanti da 300 millimetri. La leggenda vuole che l'inventore di tali gingilli, Andrej Kostilov, sia stato ricevuto e premiato dallo stesso dittatore georgiano con 150mila rubli. La crescente pressione delle divisioni di Eremenko costituisce la migliore smentita alla diceria, diffusasi nella sacca, che i russi stiano incassando sode batoste. Avviene esattamente l'opposto. Le colonne corazzate che hanno fatto irruzione dal medio Don non hanno trovato opposizione e adesso minacciano i campi d'aviazione di Morozovskaja e Tatsinskaja.
I carri armati del generale Badanov spuntano ai bordi delle piste, prendono di mira gli Ju 52 e gli Ju 86. Flebig dirama via radio l'ordine di evacuazione immediata, i piloti si precipitano, ma il 10 per cento della flotta da trasporto della Luftwaffe  distrutta. Cadono anche l'aeroporto e la stazione ferroviaria di Kotelnikovo: le perdite di uomini e apparecchi sono modeste, pesano molto di pi gli 800 fusti di benzina andati in fumo e pesa soprattutto la rinuncia a uno dei principali polmoni per rifornire la sacca. Le basi di approvvigionamento devono essere arretrate. Vengono allestite piste di fortuna a Salsk, Novocerkassk, Taganrog, Rostov. Adesso Stalingrado dista quattrocento chilometri: i trimotori e i bombardieri da carico dovranno volare senza la protezione degli Stuka. Si predispongono missioni notturne, il rifornimento per scende drasticamente a 70-50 tonnellate quotidiane.
L'avvicinarsi della 1a e della 3a armata Guardie costituisce una grave minaccia per gli avamposti di Hollidt sul Cir. Von Manstein teme che il suo fianco sinistro sia esposto. Non ha riserve da impiegare, dunque chiede a Hoth d'inviare in soccorso una delle tre divisioni corazzate, che si stanno sbattendo sulla strada per Stalingrado. L'anziano generale dai capelli bianchissimi e dagli occhi nerissimi  costretto a malincuore a privarsi della 6a divisione. La forza d'urto del suo contingente viene ridotta ai pochi carri della 17a e della 23a, contro le quali premono ormai le forze soverchianti e riposate della 2a armata Guardie. Von Manstein fa recapitare un drammatico messaggio a Hitler: Lo sviluppo della situazione sull'ala sinistra del Gruppo armate del Don rende necessario uno spostamento di forze in quel settore. Il provvedimento avr per conseguenza la rinuncia alla liberazione della 6a armata per un periodo considerevole con il risultato che la grande unit dovr essere rifornita in misura sufficiente per molto tempo. Secondo l'opinione di von Richthofen si potr contare su una media giornaliera di 200 tonnellate. Se non dovesse essere possibile assicurare alla 6a armata un rifornimento sufficiente per via aerea, non rester altro che correre un ulteriore pesante rischio sull'ala sinistra del Gruppo armate e forzare al pi presto la sortita della 6a armata.
Hitler autorizza le divisioni di Hoth a coprire quelle di Hollidt, ma pretende che al contempo la 4a Panzerarmee rimanga sulle posizioni di partenza in vista di una ripresa dell'avanzata verso Stalingrado. Nella notte Paulus viene informato da von Manstein degli sviluppi. Il sempre pi attonito generale reitera la richiesta di provare a uscire dalla sacca, von Manstein gli domanda di quanta benzina avrebbe bisogno: mille tonnellate  la risposta di Paulus. La quantit  impressionante, probabilmente la Wehrmacht non ha tali riserve, ma in ogni caso von Manstein ribadisce che Hitler non ha concesso l'autorizzazione. Cos, in questo stupefacente balletto di dinieghi e di responsabilit, la condanna a morte di 250mila uomini riceve l'approvazione conclusiva. Il ripiegamento dei reparti di Hoth  inevitabile. Alla vigilia di Natale l'offensiva di sbocco ha esaurito qualsiasi spinta: le sfinite formazioni germaniche si asserragliano sulla sponda meridionale del fiume Aksaj, superato undici giorni prima. Stalingrado sparisce da qualsiasi orizzonte. Sono le ore in cui, probabilmente, Hitler, gli alti comandi, lo stesso von Manstein abbandonano il ragionevole convincimento di poter liberare la 6a armata. Passa, per altro, in secondo piano di fronte al concreto timore della definitiva disfatta incombente sul resto dello schieramento tedesco nel Sud e nel Caucaso. Gli stremati soldati di Paulus vanno sacrificati per impegnare il pi a lungo possibile le forze dell'Armata Rossa, che altrimenti avrebbero potuto essere impiegate per rafforzare la micidiale offensiva in corso ovunque.
Paulus  paralizzato dall'educazione che ha ricevuto, dall'implacabile tradizione militare prussiana, dall'assoluta fedelt al Fhrer della Germania, dal totale ossequio alla catena di comando. Non gode nemmeno della celeberrima solitudine dei capi: Schmidt non lo molla un secondo e Schmidt significa la totale aderenza alle decisioni di Hitler. E tanto l'uno  malaticcio, depresso, sfiduciato, tanto l'altro  reso inossidabile dal paranoico attaccamento ai valori millenari del Terzo Reich. Nel dopoguerra Paulus sar bersagliato dall'ossessiva accusa di aver sprecato quel 24 dicembre l'estrema opportunit di salvare i suoi soldati. Ma anche se avesse disubbidito e ingiunto di attaccare alle tre divisioni, la 371a, la 297a e la 376a, predisposte per andare incontro ai blindati di Hoth, le probabilit di riuscita sarebbero state minime. Non soltanto le tre divisioni da giorni erano sottoposte al logorio dei raid sovietici, ma avrebbero ricevuto l'appoggio dei carri armati soltanto per trenta chilometri. Dopo, se la sarebbero dovuta sbrigare da soli.
Incredibilmente all'interno del Kessel l'ottimismo non scema. Resiste la certezza che nonostante i ritardi von Manstein arriver. Nessuno osa prevedere che l'Oberkommando possa abbandonare un'intera armata. Tantissimi tedeschi, romeni, croati, hiwi sovietici vivono il Natale dentro la sacca come un'occasione irripetibile di normalit. Va in scena la grande finzione: cancellare per qualche ora fame, apatia, sporcizia, congelamenti, freddo, pidocchi, rassegnazione e allestire spogli alberelli, usare l'erba della steppa al posto del vischio, preparare piccole decorazioni con la carta argentata dei pacchetti di sigarette, confidare, contro qualsiasi apparenza, in un futuro normale. Un medico e teologo trentaseienne, Kurt Reuber, assegnato alla 16a Panzerdivision, disegna sul retro di una mappa sovietica una madre che accoglie nel proprio grembo il figlio. Sotto incide una frase tratta dal Vangelo di Giovanni: Luce, amore, vita. Reuber  rientrato nel Kessel il 17 novembre, i soldati ricorrono a lui per curare il corpo e lo spirito. Grande amico dai tempi dell'universit di Albert Schweitzer, il filantropo che per cinquant'anni svolger una straordinaria opera di assistenza in Africa, Reuber  pervaso dalla stessa forza morale. Quel disegno appeso sulla parete del proprio bunker irradia un messaggio di pace, che colpisce quanti entrando se lo trovano di fronte. Si diffonde la voce, in parecchi vengono per sostare a capo chino dinanzi alla Madonna della Fortezza. Con tale nome infatti  battezzato il disegno, emblema di una fede martoriata, ma non vacillante. Prigioniero dei sovietici, Reuber morir nel gennaio del '44 dopo aver disegnato un mese prima un'altra Madonna con sotto la stessa frase: Luce, amore, vita. Custodita per diversi decenni in una parrocchia della Sassonia, l'originale Madonna della Fortezza si trova adesso a Berlino nella chiesa commemorativa del Kaiser Guglielmo.
Le salsicce di cavallo sono la prelibatezza nella notte stellata del 24 dicembre. Le abbondanti nevicate hanno fatto precipitare il termometro: gli atterraggi a Pitomnik sono stati sospesi. La distribuzione supplementare di tabacco e di pane costituisce il regalo dell'intendenza. Wieder scrive che l'unico dolce di Natale giunto dentro la sacca fu il panpepato inviatogli dalla madre attraverso un militare in rientro dalla licenza. I soldati brindano a una pace lontanissima con i gavettini spesso colmi di acqua amarognola, mentre i granatieri della 16a e i pionieri della 60a divisione di fanteria vanno all'assalto a -35 per sventare un'incursione nemica. La 6a armata  ancora all'oscuro della missione storica affidatale da Hitler: crepare fino all'ultimo uomo.
Nel suo delirio il Fhrer pretende eroi trasformati dalla morte nei fedeli assertori del Terzo Reich e dei suoi intangibili destini millenari. Sogna un'ecatombe che cancelli Stalingrado, che gli consenta di affermare, senza tema di smentite, che sul Volga si  adempiuto il volere del Fato. Nessuno deve uscire vivo, non ci devono essere testimoni del suo fallimento politico e militare. Anche per i 250mila di Paulus viene prevista una sorta di soluzione finale attraverso il continuo divieto di arrendersi. Nei bollettini germanici nessun accenno alla assai critica situazione in cui versa la 6a armata. Mai viene detto che  stata accerchiata. Sono le lettere dei soldati a raccontare la verit, a diffondere il tamtam: ci hanno insaccato. Arrivano a casa attraverso gli aerei dei rifornimenti. Dopo esser riusciti ad atterrare con munizioni, viveri, un po' di medicine, i velivoli riportano indietro i feriti pi gravi e i sacchi della posta. Il servizio funzioner fino alla prima settimana del gennaio '43. Anche i 74 italiani scrivono e diverse lettere rintracciate sessant'anni dopo consentiranno di ricostruire la loro sconosciuta odissea.
Il 1942 finisce male. L'incantesimo legato alla nascita di Ges si  dissolto e con esso quell'atmosfera magica in cui molti si erano riparati per sfuggire alla realt drammatica oltre misura. I pi realizzano che, ritiratosi Hoth, fino a primavera non avverranno altre spedizione di soccorso. Nessuno, per, pu prevedere che almeno duecentomila degli insaccati hanno festeggiato il loro ultimo Natale. Il 28 dicembre Paulus affida al generale Hube, comandante del XIV Panzerkorps e incaricato di guidare la carica dei 70 carri armati nell'eventuale sortita, un altro gravoso compito: convincere Hitler a salvare la 6a armata. Hans Valentine Hube  un veterano sprizzante energia come dimostrano i pugni che  abituato a tirare sui tavoli con l'unico braccio rimastogli. Il Fhrer  il suo principale estimatore e l'ha convocato a Rastenburg per insignirlo di un'altra decorazione. Paulus confida che il clima di festa aiuti Hube a far breccia nel cuore di Hitler. Ci conta molto meno von Manstein, conscio che all'Oberkommando giocano con le promesse: a lui, per esempio, hanno garantito 372 blindati e cannoni d'assalto. Non ne ha visto uno, n lo vedr.
Il nemico  finito, sostiene il bollettino della 6a armata. Non  vero, come possono testimoniare i combattenti di Stalingrado. Tra le macerie della citt sono ora le decimate compagnie di von Seydlitz a dover stare sulla difensiva, a dover respingere i continui assalti del nemico. Con angosciosa puntualit i sovietici attaccano all'alba e al tramonto. Le parti del dramma si sono rovesciate. I tedeschi cominciano a non seppellire pi i propri caduti. Il 28 dicembre Hitler ordina alle armate del Gruppo A di abbandonare il Caucaso. Tenere le posizioni tra il Volga e il Don viene considerato imprescindibile per la ritirata di quel milione di uomini.
Il 31 dicembre le forze del fronte di Stalingrado si sono attestate sulla linea Verkhne-Rubeznij-Tormosin-Glubokij. Durante l'attacco a Kotelnikovo la 4a armata romena  stata annientata; la 4a armata corazzata, duramente bastonata, ha dovuto ripiegare su Zimovniki, a 240 chilometri da Stalingrado. I resti del Gruppo armate del Don sono in ritirata a sud del fiume Manye. La Tempesta Invernale si  risolta in un disastro: la Wehrmacht non ha pi mezzi per attaccare, pu solo sperare che le sue linee di difesa reggano la prevedibile controffensiva sovietica. L'antica imposizione di Hitler, che pure sul Volga valesse il fuso orario di Berlino, fa s che sugli orologi della Wehrmacht siano le dieci di sera allorch i sovietici riempiono il cielo di fuochi d'artificio per salutare il 1943. I festeggiamenti germanici sono molto pi sobri non avendo luminarie e proiettili da sprecare. La curiosit della truppa si rivolge al messaggio di Hitler per il nuovo anno.  un concentrato d'impegni reboanti appesi all'acqua. Alcuni ufficiali traggono pessimi auspici dalla frase: ... grazie alla vostra fedelt assisteremo al pi glorioso fatto d'armi nella storia della Germania. Vi leggono la propria condanna a morte e non sbagliano. Paulus risponde sulla stessa falsariga, parla ancora di vittoria finale. Nel testo per la truppa si limita, invece, a prevedere la liberazione della 6a armata sulla base di un atto di fede: ... il Fhrer non ha mai mancato alla sua parola e anche questa volta sar cos. Molti soldati ci credono; nei comandi, tuttavia, devono fronteggiare una crisi galoppante: in prima linea sono rimasti circa 40mila uomini. Viene calcolato che per resistere fino a primavera servano almeno altri venti battaglioni, bisogna trarli dai duecentomila che vegetano nei bunker, nelle grotte, nei rifugi. Sono autisti, artiglieri senza cannoni, carristi senza carri, infermieri, cucinieri, scritturali, personale dei tanti uffici che compongono il corpaccione dell'armata; a essi va aggiunta la massa crescente dei feriti e dei congelati. Al di l delle singole disponibilit, esiste un problema insormontabile: come armarli? Le munizioni sono infatti razionate persino ai pochi reparti di specialisti. Ancor pi assillante il problema del cibo: la distribuzione giornaliera prevede 75 grammi di pane, 200 grammi di carne di cavallo compresi gli ossi, 12 grammi di grano, 11 grammi di zucchero, una sigaretta.

5. Lunga vita al Fhrer.

Ai primi di gennaio l'Operazione Anello, che dovr liquidare la 6a armata,  pronta. Stalin tronca sul nascere il dualismo tra Rokossovskij, comandante del fronte del Don, ed Eremenko, che da agosto guida la resistenza attorno a Stalingrado. Il prescelto  Rokossovskij, ma con l'assistenza del colonnello generale d'artiglieria Voronov, inviato speciale dello Stavka. L'ordine tassativo  di fare in fretta, di schiacciare in pochi giorni la resistenza tedesca per destinare alle altre offensive le armate impegnate sul Volga. A quelle gi operanti sul versante meridionale della sacca, la 57a, la 62a e la 64a, viene aggiunta la 65a. Si tratta di 215mila uomini, 5610 cannoni e mortai pesanti, 169 T34 e KV, 300 aerei. Sulla carta il rapporto  a favore dei russi nell'artiglieria, 3 a 2, e nell'aviazione, 3-1; a favore dei tedeschi negli uomini e nei carri armati, 6 a 5. Ma quest'ultimo confronto  illusorio. I soldati della Wehrmacht sono mal nutriti, mal curati, con poche armi e scarso munizionamento, mentre quelli dell'Armata Rossa ricevono tre pasti caldi e nutrienti al giorno, godono della distribuzione straordinaria di vodka, hanno abbondanza di armi e delle relative munizioni. Tra i carri armati, al di l della quantit, della stazza, del funzionamento, campeggia una differenza abissale: quelli sovietici hanno carburante per ogni tipo di manovra, gli altri hanno scarsissima autonomia. Negli stessi giorni Paulus comunica a Berlino: armata affamata e congelata, munizioni esaurite, finita anche la benzina per i carri.
Incide anche la propaganda. I sovietici hanno scovato prigionieri, soprattutto austriaci, disposti a parlare in radio svelando le carenze di cibo, munizioni, medicine. Paulus reagisce con la minaccia della corte marziale a fine guerra.
All'alba dell'8 gennaio nel settore di Kotluban, quasi dirimpetto a Gumrak, nella zona nord della sacca, l'artiglieria sovietica tace di botto. Accompagnati da un caporale munito di bandiera bianca e di tromba, un maggiore dell'Armata Rossa e un capitano dell'NKVD avanzano verso le postazioni avversarie. I tedeschi sanno che i tre devono consegnare un ultimatum. Per tutta la notte gli altoparlanti hanno trasmesso un messaggio della sezione di Ulbricht con il quale venivano invitati ad accogliere i negoziatori. Schmidt, per, ordina di non farli avvicinare. Le sventagliate della mitragliatrice costringono gli emissari sovietici a tornare indietro. A notte i due ufficiali, promossi di grado per ordine di Stalin, ritentano nel settore di Marinovka. Siamo nella zona ovest e i due hanno viaggiato per ore a bordo di una jeep. Stavolta vengono accolti, bendati, condotti in un bunker, ma dal comando di Paulus giunge l'ordine di non accettare alcun'offerta scritta di tregua o di resa. Accorgimento inutile: i Mig 3, che sulla carlinga esibiscono le tre stelle della morte e la scritta ZA STALINA (Per Stalin), hanno lanciato migliaia di volantini sui duemila chilometri di perimetro del Kessel. Nonostante il divieto, i militari leggono avidamente il testo vergato in ottimo tedesco.
Il servizio informazioni dello Stavka ha lavorato bene: conosce l'esatta condizione degli uomini e l'entit delle riserve di materiali;  persino informato della recentissima promozione di Paulus. L'intestazione, infatti, recita: Al comandante della 6a armata tedesca, colonnello generale Paulus o al suo luogotenente e a tutti gli ufficiali e soldati delle forze tedesche accerchiate a Stalingrado. La 6a armata tedesca, le unit della 4a armata corazzata e i reparti a esse aggregati come rinforzi sono completamente circondati dal 23 novembre. Le truppe dell'Armata Rossa hanno chiuso entro un saldo cerchio questo gruppo di eserciti tedeschi. Le speranze di salvare le vostre truppe con un'offensiva lanciata da sud e da sud-ovest non si sono realizzate. I soldati tedeschi che accorrevano in vostro aiuto sono stati sconfitti dall'Armata Rossa e i resti di queste truppe ripiegano su Rostov. La flotta aerea tedesca da trasporto, che vi ha procurato finora un minimo di rifornimenti di viveri, munizioni e carburante,  stata costretta dalla vittoriosa e rapida avanzata dell'Armata Rossa a trasferirsi pi volte da un campo d'aviazione all'altro e a raggiungere la zona accerchiata partendo da punti lontani. A prescindere dalle perdite enormi di aerei e personale, il suo aiuto alle truppe accerchiate diviene irreale. La situazione delle truppe accerchiate  difficile. Esse soffrono la fame, il freddo, le malattie. L'aspro inverno russo  appena incominciato. Sono da attendersi temperature rigidissime, venti freddi e tormente di neve e i soldati tedeschi non sono equipaggiati per l'inverno e in precarie condizioni di salute. Voi che siete il comandante, e tutti gli ufficiali delle truppe accerchiate, sapete benissimo che non  pi possibile spezzare l'accerchiamento. La vostra situazione  disperata e un'ulteriore resistenza non ha senso. Nella situazione senza scampo che  venuta a crearsi per voi, vi proponiamo, allo scopo di evitare inutili spargimenti di sangue, di accettare le seguenti condizioni di resa:
1) Tutte le truppe tedesche accerchiate, alla testa delle quali sarete voi e il vostro comando, cesseranno la resistenza;
2) Voi ci consegnerete tutti gli appartenenti alla Wehrmacht nonch le armi, tutto l'equipaggiamento e il materiale militare in condizioni di buona conservazione.
Noi garantiamo, a tutti gli ufficiali e soldati che cessino la resistenza, la vita e la sicurezza e, dopo la fine della guerra, il ritorno in Germania o nello Stato in cui i prigionieri di guerra desiderino recarsi. A tutti i membri della Wehrmacht che si arrenderanno verranno lasciati uniforme militare, distintivi di grado e decorazioni, propriet private e oggetti di valore, e, agli ufficiali di grado elevato, la spada. A tutti gli ufficiali, sottufficiali e soldati che si arrenderanno sar assicurato immediatamente un nutrimento normale. Tutti i feriti, gli ammalati, i congelati usufruiranno delle cure mediche.
La vostra risposta scritta deve essere consegnata il 9 gennaio alle ore 10, fuso orario di Mosca. Il vostro rappresentante sar ricevuto dai comandanti plenipotenziari russi nel distretto B, mezzo chilometro a sud-est dello scambio 564, il giorno 9 gennaio alle ore 10. Nel caso che voi respingiate la nostra proposta di deporre le armi, vi facciamo presente che le forze dell'Armata Rossa e dell'Aviazione Rossa saranno costrette a procedere all'annientamento delle forze tedesche accerchiate e che la responsabilit dell'annientamento sar esclusivamente vostra.
Le firme sono di Voronov e di Rokossovskij: i due comandanti supremi delle armate del Don e del Volga.
Paulus nemmeno prende in considerazione l'offerta. In seguito spiegher che a quella data pensava che un prolungamento della resistenza fosse utile alle altre armate. La sua 6a, infatti, stava impegnando consistenti forze sovietiche. Anche von Manstein avvalorer questa tesi: gli uomini di Paulus tenevano inchiodate sessanta grandi unit; la situazione dei due gruppi di armate del Don e del Caucaso sarebbe tracollata, se avessimo mollato Stalingrado a inizio di gennaio.
A queste considerazioni se ne sovrappone un'altra, forse pi determinante: il Paulus di quei giorni appare in balia di Schmidt e Schmidt non gli avrebbe consentito di sottrarsi alle perentorie decisioni del Fhrer. D'altronde non si ha notizia di pronunciamenti favorevoli alla resa. Ufficiali e soldati non credono alle promesse sovietiche, anzi prevedono che la loro destinazione finale saranno i campi di concentramento in Siberia, sempre che non vengano passati per le armi un minuto dopo aver sventolato la bandiera bianca. I tedeschi hanno la consapevolezza di aver portato lo scontro sul terreno dell'odio e dello sterminio reciproci. Non si attendono, dunque, alcuna clemenza. Morire per morire, tanto vale farlo con un'arma in pugno, dopo aver venduto cara la pelle.
Rientrato dalla visita a Rastenburg, Hube informa Paulus che il signore della Germania non prevede vie d'uscita: rifiuta le cifre sui rifornimenti; respinge qualsiasi accenno alle enormi difficolt di far giungere gli aerei a Pitomnik; accenna con sempre maggior frequenza all'epopea dell'Alczar, il forte dei franchisti spagnoli, che per mesi aveva resistito durante la guerra civile; ripete che Stalingrado diventer una seconda Demjansk e che a Kharkov sar organizzato un nuovo corpo corazzato. Hube racconta ai suoi interlocutori che comunque a Rastenburg domina l'ottimismo sulle sorti della 6a armata: per tale motivo il capo di stato maggiore Zeitzler ha acconsentito a far rientrare nella sacca il maggiore von Below, uno dei tanti ufficiali addetti ai comandi che abbondano nel Kessel e il cui impiego  stato richiesto presso il quartier generale della Wehrmacht. Ma se non la facessi tornare, ha spiegato Zeitzler a Hube, quelli di Stalingrado crederebbero che li abbiamo abbandonati al loro destino.
I comandanti dei corpi d'armata insaccati paiono ipnotizzati da tanta sicumera: ipotizzano che a primavera potr essere programmata un'efficace offensiva di sbocco. Si sforzano di non cogliere le tante avvisaglie di segno contrario. Gli amici e colleghi che potrebbero aprire loro gli occhi vengono tenuti lontano dalla sacca. La follia omicida di Hitler trova molti pi complici di quanto sar ammesso in seguito. L'unico serio e coerente  Zeitzler: per solidariet adegua le proprie razioni a quelle degli accerchiati. In due settimane perder tredici chili prima che gli sia ordinato dal Fhrer di riprendere a nutrirsi normalmente. A Rastenburg, invece, l'ipocrisia si spinger fino all'assurdo divieto di bere champagne e brandy in onore degli eroi di Stalingrado.
Alle 6,05 del 10 gennaio Rokossovskij manda all'assalto T34 e fucilieri della 21a armata contro il naso di Marinovka, la punta pi a ovest della sacca. Paulus l'aveva previsto e ha concentrato tre divisioni o meglio: ci che resta della 3a, della 29a e della 376a. La denutrizione, il freddo, le infezioni hanno fiaccato la volont e il fisico, tuttavia granatieri e pionieri non mollano: nei primi tre giorni infliggono al nemico 26mila morti, ne distruggono la met dei mezzi corazzati. Gli ufficiali dell'Armata Rossa scoprono sbigottiti che i combattenti pi accaniti sono i connazionali passati sotto la svastica. Ne hanno ben donde. Ogni volta che un caposaldo germanico s'arrende, gli appartenenti alla NKVD fanno gli straordinari per riconoscere gli hiwi e mandarli immediatamente davanti al plotone d'esecuzione, che spesso  una mitragliatrice. Ai tedeschi non va molto meglio: in pochi evitano l'esecuzione sommaria. A cavarsela sono, invece, gli austriaci, che all'improvviso si rammentano della vecchia nazionalit cancellata nel '38 dall'annessione e rispolverano quell'sterreich da anni dimenticato.
 davvero un anello di fuoco e di distruzione che circonda il Kessel. Alla 21a armata seguono a sinistra la 65a, la 24a e la 66a; a destra la 57a, la 64a e la 62a. In mezzo il Volga gelato e amico. L'11 mattina cadono Marinovka e Karpovka. Il 13 i sovietici superano il fiume Rossoska. Lo stesso giorno viene detto ai soldati che hanno l'ultima occasione di scrivere a casa. Tutti si affrettano, ma le loro lettere non arriveranno. I collegamenti aerei si sono complicati. Von Richthofen e Flebig hanno ordinato l'impiego dei velivoli pi capienti di cui la Luftwaffe disponga: i quadrimotori Focke Wulf 200 Condor e gli Junkers 290. Possono trasportare da sei a dieci tonnellate, per sono lenti e delicati, per di pi costretti a volare senza scorta. Nel Kessel ormai arriva quasi niente. Migliaia di feriti e di ammalati giacciono nella neve ai bordi delle piste di Pitomnik. Quasi esaurite le scorte di farmaci, i medici soccorrono i pochi che hanno qualche chance di guarigione. Attratti dal fetore, grossi roditori dai denti affilatissimi aggrediscono di notte questi miseri assembramenti di carne umana. Moltissimi muoiono, pochissimi riescono a partire con gli ultimi voli. La gendarmeria non tiene pi a bada la marea di sbandati che premono per salire a bordo dei rari aerei atterrati. All'alba del 14 Pitomnik viene occupata dai blindati della 65a armata di Batov. Ai tedeschi rimangono due piste sommerse dalla neve a Gumrak e a Stalingradskij, distante pochi chilometri dalla citt dove le truppe di Cujkov sono scattate all'offensiva.
I rifornimenti di cibo vengono immediatamente saccheggiati. Una fame senza requie tortura i soldati, i graduati, i sottufficiali e gli ufficiali di basso rango. Tuttavia c' chi sta peggio: i prigionieri sovietici. Dentro i recinti dei campi non ricevono neppure le bucce e si danno al cannibalismo. Eppure nelle mani dei russi cadono depositi intatti di viveri e Beevor riferisce la testimonianza di un capitano medico su un suo superiore che imburrava fette di pane per il proprio cane. Un altro medico di ben diversa tempra, l'austriaco Hans Dibold, ha spiegato che la fame, la spossatezza e il freddo provocavano l'allargamento del ventricolo destro del cuore e quindi il decesso improvviso di corpi deperiti precocemente invecchiati.
Aumentano i suicidi, diminuiscono le razioni di cibo, il pane viene ridotto a 100 grammi. Molti malati si fanno mandare in prima linea nella speranza di essere uccisi. Alla ricerca di una Termopoli nazista, Hitler il 15 gennaio decora Paulus con le fronde di quercia per la sua Croce di Cavaliere e distribuisce altre 178 importanti onorificenze. Il Fhrer da un lato sogna che i duecentomila della 6a armata s'immolino in una sorta di sacrificio estremo simboleggiante il Walhalla del Terzo Reich, dall'altro lato tende a dimostrare che le sue promesse di aiuto sono efficaci. E, come spesso capita nella sua personalit disturbata, il sogno riflette i desideri meglio della prassi. Viene creato un inutile comando speciale per dirigere il ponte aereo con la sacca. Il feldmaresciallo Erhard Milch, incaricato di guidarlo, arriva a Taganrog, pieno di buone intenzioni: gli basta, tuttavia, un'occhiata per capire che il compito  disperato. Paulus chiede a Zeitzler il permesso di provare a far rompere l'accerchiamento verso sud alle unit ancora in grado di combattere. Non ricever alcuna risposta. Fra gli innumerevoli piani fantasiosi di salvezza, gli unici che la garantiscono sono gli ordini di abbandonare il Kessel. Uno dei prescelti da Berlino  Hube: in estate comander in Sicilia il XXIV corpo d'armata contro gli anglo-americani. Complessivamente tra feriti, specialisti e ufficiali superiori saranno evacuati in 30mila.
La caduta di Pitomnik toglie ogni giustificazione militare, strategica, morale alla resistenza della 6a armata. Mancano il pane, la benzina, le granate per l'artiglieria, le pallottole per i Mauser; abbondano i malati, i feriti, gli uomini spossati, che si trascinano sulla neve nella vana ricerca di un rifugio, di un focherello, di una scorza commestibile. Si esaurisce perfino la missione di garantire il passaggio al milione di uomini in ritirata dal Caucaso.  un lungo viaggio nell'orrore che accomuna ragazzi e veterani, fanatici e scettici, come li accomunano gli stracci che indossano, i pidocchi che infieriscono sulla pelle, le bende con cui tentano di proteggere i piedi. Spesso vivere combacia con l'attesa di una morte liberatrice dalle atroci sofferenze, le quali, per quanto siano state descritte nei dettagli, ci rimangono, fortunatamente, incomprensibili. La sera del 17 gennaio i veterani del fronte del Don, fra i quali combattono pochissimi sopravvissuti delle battaglie di agosto, giungono nelle immediate vicinanze di Stalingrado. I tedeschi si ritirano verso il centro abitato. Incomincia la disgregazione della Wehrmacht, ma la maggioranza dei soldati prosegue nella resistenza in ossequio alla volont di Paulus.
Dentro la sacca nessuno pensa pi alla liberazione, soltanto Paulus, Schmidt e pochi altri invasati possono ancora credere alle isteriche esortazioni provenienti da Rastenburg. Anche il presunto logoramento delle divisioni nemiche, grazie alle due settimane di atroce resistenza,  un bluff. I generali sovietici conoscono il divieto di Hitler di arrendersi e si regolano di conseguenza: avanzano di un paio di chilometri al giorno per ridurre al minimo le proprie perdite. Aspettano che malattie, fame, follia facciano il proprio corso. Nell'ospedale di Gumrak, dove i gradini sono costruiti con i cadaveri congelati, si muore di tifo, difterite, polmonite, tetano. Prima di spirare parecchi chiedono di essere battezzati. Paulus concede a chi glielo chiede la libert di arrischiarsi ad attraversare le linee. Nessuno di coloro che lo domandano ci riesce. Tra quelli che si lanciano all'avventura due prestigiose figure: il colonnello Elchlepp, primo ufficiale dello stato maggiore generale della 6a armata, e il colonnello Clausius, il principale collaboratore di von Seydlitz. Ed  proprio il titolato generale a insistere di nuovo con Paulus per una soluzione autonoma. Ma il comandante in capo  schiacciato dalle troppe responsabilit. Ha un'espressione assente, gli occhi persi, crisi persistenti di dissenteria. Il massimo della sua disponibilit consiste nell'organizzare il 20 gennaio una conferenza dei comandanti di corpo d'armata e di divisione reperibili a Gumrak. Al termine viene inviato un telegramma a Hitler con la stucchevole richiesta di poter decidere sulla base del quadro operativo. La risposta del Fhrer  brusca: Capitolazione esclusa. Con la sua resistenza fino all'ultimo, l'armata assolve il suo compito storico rendendo possibile la costruzione di un nuovo fronte di difesa e il ritiro del gruppo di armate del Caucaso. A mo' di ulteriore spiegazione, in un successivo messaggio ingiunge di combattere fino all'ultimo uomo e all'ultima cartuccia.
Voronov e Rokossovskij preparano l'assalto decisivo. La 21a armata avanzer in direzione di Gumrak e poi della fabbrica Ottobre Rosso per spezzare in due tronconi le forze nemiche, sulle quali da ovest si abbatteranno anche i reggimenti della 65a. Non a torto i due generali considerano la messa in sicurezza della fabbrica, che mai ha mollato, come uno dei simboli pi importanti dell'imminente vittoria.
Due giorni prima l'inizio dell'offensiva il capitano dei carristi Winrich Behr ha raggiunto il quartier generale di von Manstein per l'ultimo rapporto. Da l in avanti il tragico conto alla rovescia sar scandito dagli scarni comunicati radio, mentre a Behr, dopo un inutile colloquio con Hitler, sar impedito di rientrare a Stalingrado.
14 gennaio mattino: Soltanto met della truppa rifornita ancora di duecento grammi di pane. Munizioni cos scarse che non  possibile opporsi alle masse nemiche impegnate contro il fronte.
14 gennaio pomeriggio: Le divisioni combattono in parte all'arma bianca perch senza munizioni. Impossibile tenere le posizioni attuali sul fronte occidentale causa superiorit nemica, soprattutto in artiglieria, e causa numerosi casi di congelamento e di completo esaurimento truppa. Aggiunta per l'Oberkommando a questo comunicato da parte di von Manstein: Il Gruppo di armate a causa dei rifornimenti insufficienti non ritiene di poter risanare la situazione della 6a armata.
15 gennaio: Nonostante l'eroica lotta sostenuta dalla 16a divisione corazzata, l'altura a tre chilometri a sud (quota 139,7), per parecchi giorni circondata da tre lati,  andata perduta dopo durissimi attacchi. Riconquista dell'altura impossibile per mancanza di munizioni e di forze.
16 gennaio: Nemico continua attacchi massicci contro i fronti sud, sud-ovest e ovest, tuttavia  stato respinto in gravi combattimenti sulla nuova linea di difesa. Situazione dei rifornimenti catastrofica. Per mancanza di carburante truppa non  in grado di portare viveri al fronte. Sul fronte occidentale numerose compagnie senza cibo da due settimane. Per tutto il giorno truppa a -30, senza ricoveri, senza difesa dalle incursioni con bombe di grosso calibro delle squadriglie rosse. Nostri Stuka, caccia e ricognitori hanno mancato allo scopo o hanno ripiegato.
17 gennaio mattino: Da mezzanotte continue incursioni nemiche sulla fortezza, che si trova senza appoggio dei caccia: quello della contraerea minimo. Se non si verifica immediatamente assicurato aumento dei rifornimenti, tenuta delle posizioni senza prospettiva.
17 gennaio pomeriggio: La 6a armata ha tenuto le posizioni contro nuovi pesanti attacchi sui fronti nord-est, ovest e nord-ovest. Numerose crisi locali determinate da mancanza di munizioni e di carburante. Causa insufficiente rifornimento, nella fortezza si deve far conto delle ultime riserve. Numerosi soldati morti di fame.
18 gennaio: Situazione del carburante, causa deficienza dei rifornimenti per via aerea, paralizza ogni movimento, compresi i rifornimenti di viveri alla truppa. Aeroporto di Gumrak completamente praticabile. Di giorno atterrati soltanto due Heinkel 111.
19 gennaio: Nemico ripresi attacchi massicci sul fronte occidentale contro fianco sinistro della 76a divisione e fianco destro della 44a, tuttavia respinto. Contenitori di viveri, causa bufere di neve, solo in parte trovati; molto difficile radunarli causa mancanza carburante.
20 gennaio mattino: Arretramento del fianco destro della 60a divisione eseguito regolarmente. Abbandonate armi pesanti per mancanza di carburante.
20 gennaio pomeriggio: Dato corso all'arretramento del fronte occidentale. Causa mancanza di carburante e stato di esaurimento fisico della truppa, andranno perduti durante il ripiegamento molti uomini, armi e attrezzature.
21 gennaio mattino: Dal 16 gennaio giunti solo trentasei proiettili per obici leggeri, sparate parecchie migliaia. Per ogni cannone ancora trenta colpi disponibili. Carburante e viveri in situazione analoga.
21 gennaio pomeriggio: In combattimenti disperati, incredibilmente eroici, le divisioni del fronte occidentale tentarono di respingere massicci attacchi dell'artiglieria e carri armati nemici con esito alterno. Numerose, profonde infiltrazioni arrestate in modo appena sufficiente; contrattacchi di piccoli gruppi hanno temporaneamente fermato reggimenti nemici; numerosi carri armati distrutti, per lo pi in combattimento ravvicinato. Al sopraggiungere dell'oscurit la 60a divisione, la 113a e la 76a, per pressione nemica alle spalle, in ripiegamento sulla linea Nadefa, quattro chilometri a est di Goncara. La 44a divisione presumibilmente decimata.
I tedeschi perdono il controllo dell'aeroporto di Gumrak, il residuo spiraglio aperto verso la libert. In tutti subentra lo scoramento: ormai  chiaro che da Stalingrado si esce solo da prigionieri.
22 gennaio: In duri combattimenti sui fronti nord, ovest e sud-ovest, durati incessantemente tutto il giorno, il nemico ha prodotto un profondo sfondamento nel fronte sud-ovest. In una lotta eroica, nonostante mancanza di munizioni per artiglieria e controcarri, attacchi nemici molto superiori fermati sulla linea due chilometri a nord-ovest di Talavoj-Minima. Munizioni in massima parte esaurite, parziali fenomeni di disgregazione. Con le ultime armi colpiti oltre venti carri armati nemici. Sul fronte occidentale solo schieramento a tipo punti di difesa; anche qui soltanto poche armi pesanti. La 76a divisione, la 297a, la 29a e la 3a decimate. Fronte sud e fronte di Stalingrado esistono attacchi forze superiori; anche qui si esauriscono munizioni. Forza di resistenza della fortezza prossima alla fine. Nel pomeriggio viene evacuata Gumrak.
24 gennaio mattino: Nel territorio urbano condizioni orrende. Circa 20.000 feriti privi di assistenza cercano ricovero nelle rovine delle case. Inoltre circa altrettanti soldati affamati e dispersi spesso senza armi.
24 gennaio pomeriggio: Nei combattimenti di Stalingrado i reparti della 1a divisione di cavalleria romena e della 20a divisione di fanteria romena si sono battuti fino all'ultimo in modo esemplare al fianco dei camerati tedeschi. Le loro gesta meritano di essere ricordate nella storia di questa battaglia.
Parte da Stalingradskij l'ultimo aereo strapieno di feriti. Quando i sovietici fanno irruzione al campo d'aviazione i numerosissimi feriti e malati in attesa di un imbarco si aggrappano alle carlinghe, alle ali, alle fusoliere degli apparecchi nel miraggio di sottrarsi all'amaro destino. Con i degenti dei posti di medicazione gli uomini di Batov non sprecano neppure il tempo per ucciderli: basta abbandonarli senza provviste.
Quello stesso giorno von Manstein, durante un concitato colloquio telefonico, ha vanamente sollecitato Hitler a concedere la facolt di resa a Paulus. Il feldmaresciallo ha ripetuto al Fhrer quello che gi sa: le cinque armate del Caucaso sono rientrate, il compito specifico della 6a armata  concluso. Da l in avanti sar soltanto un massacro ingiustificabile agli occhi del mondo, ma non di Hitler, sempre proteso alla cancellazione dei testimoni del suo pi vistoso abbaglio strategico. Paradossalmente la distruzione della 6a armata interessa anche all'esiguo partito antinazista. Il generale Beck, che ha previsto gli esatti contorni della tragedia, confida in uno scatto finale di Paulus per risvegliare l'orgoglio del popolo tedesco. Beck ha anche spedito il colonnello conte von Stauffenberg, futura anima dell'attentato del luglio '44, da von Manstein. Spera di riuscire a coinvolgere il carismatico barone. Ma von Manstein conferma di non avere alcuna intenzione di uscire dal proprio ambito. I morti, i feriti e i patimenti dei militari tedeschi a Stalingrado infiammano invece l'ultimo volantino del professor Huber di Monaco, il capo del movimento clandestino di opposizione La Rosa Bianca. Lui e i suoi studenti, i fratelli Scholl, lo sconteranno con il patibolo.
Nella settimana conclusiva di gennaio il rifornimento viene affidato ai contenitori lanciati con il paracadute. Pochissimi raggiungono i destinatari: la nebbia, le tempeste di vento, il continuo arretramento delle linee difensive rendono problematica l'individuazione dei fortilizi.
25 gennaio mattino: Bandiera con croce uncinata issata sulla casa pi alta nel centro del territorio urbano per condurre l'ultima battaglia sotto questo simbolo.
25 gennaio pomeriggio: Violenti attacchi di artiglieria e carri armati superiori in forza e di reparti di fanteria pi deboli che attaccano con titubanza. Margine occidentale di Stalingrado in sostanza tenuto; sobborgo di Minima perduto. L'XI corpo d'armata combatte con poche armi pesanti, scarse munizioni e senza viveri. Violentissime incursioni aeree nemiche a ritmo continuo su tutto il territorio urbano. Numero dei feriti, soldati affamati e dispersi cresce di ora in ora.
Von Seydlitz ha l'ultimo incontro con Paulus e con Schmidt. Reitera a entrambi la proposta di giungere a una capitolazione generale, in caso contrario di lasciare ciascuno libero di agire. Un Paulus completamente rassegnato mormora: Io non faccio niente. Il suo capo di stato maggiore preferisce non aprire bocca. Un atteggiamento singolare nell'uomo che ha determinato con la propria intransigenza le sorti della 6a armata. A meno che non abbia ragione von Seydlitz nelle proprie memorie quando sostiene che Schmidt era annichilito dall'aver perso l'occasione di uscire dal Kessel: l'ordine di partenza, inspiegabile agli occhi dei pi,  giunto con un giorno di ritardo. A quella data la 14a Panzerdivision  ridotta a 80 combattenti; poco pi ne contano la 100a divisione e la 295a. Dall'inizio dell'Operazione Anello i reparti della 6a armata hanno perso, tra morti, feriti e prigionieri, oltre centomila uomini.
Ai suoi comandanti von Seydlitz ha suggerito di regolarsi secondo coscienza e di limitare il numero delle perdite. Raccomandazione quanto mai pertinente: dallo stato maggiore continuano a giungere ordini perentori di attacco e di contrattacco. Volenterosi ufficiali cercano di attrarre quegli esseri macilenti e barcollanti, che s'affollano nei cunicoli maleodoranti e fumosi, con l'esca di una fumante zuppa annacquata e di una trasparente fettina di carne di cavallo. Purch siano disposti a imbracciare un fucile, a sparare fino all'ultima cartuccia. La sorgente di questa pura voglia di autodistruzione viene considerata il comando di Paulus, bench egli si mostri per lunghi tratti in trance. Il suo ispiratore rimane, comunque, Schmidt. Gli storici ritengono che sia lui a imporre la sostituzione di von Seydlitz con Heitz, comandante dell'VIII corpo d'armata. Il primo atto del nuovo responsabile del LI  la minaccia di fucilazione per chi pensa di arrendersi, per chi intende alzare bandiera bianca, per chi non consegna la pagnotta o la salsiccia lanciata dall'aereo, per chi rifiuta un ordine con la motivazione di essere ferito o malato.
26 gennaio: Forze nemiche superiori presero entro mezzogiorno zona meridionale Stalingrado a sud dello Tzaritza e annientarono i resti del IV corpo d'armata. Forze nemiche avanzate oltre lo Tzaritza annientate. Difesa della citt resa estremamente difficile dai 30-40.000 feriti e dispersi. Pochi comandanti efficienti si sforzano di formare nuovi plotoni con i dispersi, con i quali oppongono ancora resistenza combattendo anche in prima linea. Viveri, eccettuati pochi resti, esauriti. Nei combattimenti di Stalingrado il 369 reggimento di fanteria croato con un reparto di artiglieria croato ha dato eccellente prova di s.
In quelle ore i carristi della 21a armata di Cistiakov si abbracciano con i fucilieri di Cinikov alla fabbrica Ottobre Rosso e a nord del Mamaev Kurgan. La parte meridionale della sacca, profonda complessivamente una ventina di chilometri,  stata separata dalla parte settentrionale. A sud  stato isolato Paulus con lo stato maggiore: sono alloggiati sotto il magazzino Univermag nella piazza Rossa; a nord Strecker si  trincerato con i rimasugli dell'XI corpo d'armata dentro la fabbrica dei trattori. Diversi si arrendono. Quanti non hanno la forza di ammazzarsi da soli siedono sul parapetto della trincea in attesa della pallottola con tanto di nome e di cognome. La tragedia  agli sgoccioli, ma ogni minuto in pi di resistenza significa decine, centinaia di uomini che spirano nel peggiore dei modi.
28 gennaio: Dopo violenti attacchi nemici con artiglieria e cannoni nettamente superiori, il fronte dello Tzaritza a ovest della linea ferroviaria  stato sfondato quando le munizioni furono esaurite. Situazione dei rifornimenti costringe a non dare pi viveri ai malati e feriti affinch siano preservati per i combattenti.
I soldati della 64a armata del generale umilov rovistano tra le macerie alla ricerca di nemici da eliminare. Finch la Wehrmacht non proclamer la resa incondizionata, i sovietici non avranno molta voglia di prendere prigionieri. Il giorno seguente  sempre Schmidt a compilare il messaggio di congratulazioni a Hitler per il decimo anniversario della dittatura. La firma, per, appartiene a Paulus: Al Fhrer! La 6a armata saluta il Fhrer nell'anniversario della presa del potere. La bandiera con la svastica sventola tuttora su Stalingrado. Possa la nostra lotta essere un esempio per le generazioni presenti e future affinch non si arrendano mai in situazioni disperate in nome della vittoria finale della Germania. Heil, mein Fhrer!
A Stalingrado sono confluiti circa centomila uomini, la met feriti e ammalati. Quelli in pericolo di vita vengono sistemati nelle cantine del teatro. L'aiuto pi concreto lo ricevono da alcune donne: con unguenti naturali provano ad alleviare le pene. Nel sottoterra della citt sopravvivono circa diecimila civili, un migliaio dei quali bambini. In un messaggio radio dall'VIII corpo aereo di Flebig suggeriscono ai propri connazionali di disporsi a forma di croce sul terreno ogniqualvolta ascoltano il rombo di un aereo.
30 gennaio mattino: Attacchi nemici sul fronte occidentale e meridionale contro i quali i pochi reparti ancora efficienti e forniti di munizioni si difendono impegnando le ultime forze; colpiti parecchi carri armati. Con alte perdite nemico produsse ampio e profondo sfondamento. Ultima resistenza sar opposta dai membri del 194 reggimento granatieri e dal comando supremo dell'armata nel grattacielo. Probabile che l'XI corpo d'armata resista pi a lungo nella fabbrica dei trattori perch l l'avversario  pi debole.
30 gennaio pomeriggio: Armata si concentra con le ultime forze in un raggio di 300 metri nella piazza Rossa. L'XI corpo d'armata resiste fino all'ultimo in conformit agli ordini. Atteggiamento della truppa esemplare, perdite gravissime.
La morsa si stringe attorno alla piazza Rossa. Da Berlino la radio trasmette un farneticante sproloquio di Goering. Incaricato di pronunciare il discorso ufficiale nel decennale dell'ascesa al potere di Hitler, il maresciallo dell'aria parla dei giganteschi combattimenti intorno alla fortezza di Stalingrado; annuncia che i russi allo stremo delle forze stanno attuando un estremo, disperato tentativo e che i tedeschi fanno carne da macello di battaglioni nemici composti da giovani imberbi e da vecchi denutriti e infreddoliti. Goering paragona l'eroismo dei tedeschi di Stalingrado all'eroismo dei Nibelunghi, degli ultimi Goti, degli Spartani alle Termopoli. Dice che sul Volga si sta combattendo la pi eroica battaglia della storia tedesca, che la missione di fermare l'orda bolscevica sar ricordata e onorata per i prossimi mille anni.
Un simile effluvio di retorica e di falsit disgusta gli ufficiali e i soldati in ascolto avvolti negli stracci pidocchiosi, privi da settimane di un pasto decente. Al confronto persino un tipino come Goebbels sembra meno ributtante del tronfio compare morfinomane: Goebbels, infatti, si limita ad affermare che l'eroica lotta sul Volga dovr costituire uno sprone a dare il massimo nei futuri combattimenti per salvaguardare la Germania e l'Europa.
Il 30  anche il giorno in cui Hitler promuove Paulus feldmaresciallo. Il diretto interessato ne coglie subito il significato pi intrinseco: un esplicito invito al suicidio, a non consegnarsi vivo a Stalin. La prospettiva lo ridesta dall'abituale torpore: ai collaboratori annuncia che non ha alcuna intenzione di rendere tale favore al caporale austriaco.
31 gennaio, ore 7,45: Russi alla porta. Noi distruggiamo...
Sono gli incursori della 38a brigata motorizzata del colonnello Burmakov. Hanno compiuto guardinghi gli ultimi metri che li separavano dal magazzino Univermag. Sono entrati. Per i tedeschi della parte meridionale della citt  finita l'odissea della battaglia e sta per cominciare quella della prigionia. Schmidt si vanter di aver persuaso Paulus a cessare i combattimenti. Al quartier generale di von Manstein il messaggio della resa  stato ricevuto proprio dal capitano Behr, ma Radio Berlino a mezzogiorno comunica che a Stalingrado la situazione  immutata, lo spirito dei difensori intatto. Invece la resa  gi avvenuta. Al tenente russo che a mezzogiorno giunge al loro cospetto i capi della 6a armata paiono in ottimo stato di salute. Pure Paulus esibisce un aspetto sano, ben differente dai soldati, ai quali  stato imposto di resistere finch avessero denti e unghie per lottare. Davanti alle cineprese e alle macchine fotografiche i volti di Paulus e degli altri denunciano lo stress nervoso, non i patimenti della fame. A tarda sera, durante la cena con Voronov e Rokossovskij, un Paulus ormai rinfrancato e di buon appetito rifiuta di rivolgere un ordine di resa alle truppe della sacca settentrionale con la scusa che lui non si  arreso, ma  stato colto di sorpresa.
Il 31 gli scontri cessano in tutta la zona meridionale. Soldati tedeschi, croati e romeni alzano le braccia alla rinfusa. In assenza di un ordine preciso ciascuno va per la propria strada. Von Seydlitz e il suo stato maggiore raggiungono la cresta della balka in cui sono stati accucciati e si consegnano. Secondo le disposizioni di Heitz le mitragliatrici tedesche aprono il fuoco e ammazzano due ufficiali. E dire che nel rifugio di Heitz hanno gi preparato un grande panno bianco per segnalare la fine delle ostilit. La qual cosa avviene verso mezzogiorno del 31. Le truppe di Cistiakov sono padrone della piazza Rossa, del Mamaev Kurgan, dell'Ottobre Rosso, della stazione centrale. Dalle cantine, dai ricoveri, dalle forre, dagli scantinati sbucano fuori lunghissimi cortei di larve umane dalla barba lunga, gli occhi incavati, ricoperti di stracci e di pidocchi. Questo popolo di fantasmi guarda sbigottito i suoi trionfatori. I sovietici esibiscono visi pasciuti, guance rosee, corti pellicciotti, giacconi imbottiti, berretti di pelo con larghi paraorecchi e valenki, i formidabili stivali di feltro cuciti in un sol pezzo, unico antidoto al gelo e ai congelamenti. Mai contrasto fra vincitori e vinti  stato pi stridente.
In quest'atmosfera convulsa e soffocante un'infinit di piccoli gruppi valuta che sia preferibile avventurarsi nello sconfinato mare bianco, anzich arrendersi a un vincitore sul quale circolano leggende nerissime. Con i fucili a tracolla, scarsissime scorte di cibo e di munizioni in tasca sfidano la sorte, forse ignari che non baster svicolare tra le fitte maglie russe, impresa gi proibitiva; poi bisogner affrontare la steppa ghiacciata senza bussola, senza mappe, con la prospettiva di notti e notti all'addiaccio. Una consolidata tradizione orale sostiene che soltanto una decina di gruppi riuscirono a passare, ma furono catturati in breve tempo. Tuttavia un sacerdote, padre Hering, inquadrato quale aiutante di sanit non ammettendo Hitler i cappellani militari, ha scritto in un libro di memorie di aver lasciato Stalingrado assieme a un centinaio di militari con le armi riposte nei foderi e ben visibili sulle slitte; di aver proceduto per settimane sulla neve senza esser infastidito dai sovietici e di aver finalmente raggiunto un presidio di connazionali. L'aspettava, per, un'amara sorpresa: processo e corte marziale per aver disubbidito all'ordine di resa e aver trascinato con s i compagni. Fu condannato e inviato in campo di concentramento, da dove lo liberarono gli statunitensi nel '45. Sempre meglio del sergente della contraerea Nieweg: guadagn le proprie linee per essere ucciso il giorno seguente da un colpo di mortaio.
Nella sacca settentrionale le sparatorie proseguono vicino alla fabbrica dei trattori. Strecker manda a dire a Hitler che i soldati tedeschi muoiono di freddo con le armi in mano e lui replica ripetendo che bisogna resistere fino all'ultimo uomo per impegnare le forze nemiche e facilitare le operazioni su altri fronti. Trecento cannoni sovietici maciullano per ore quei mucchi di macerie annerite aggiungendo rovine recenti a rovine antiche. Agli ufficiali che gli domandano se devono suicidarsi Strecker risponde che ciascuno ha l'obbligo di farsi catturare e dare l'esempio in prigionia.
Nel gi citato Morte di un esercito Wieder scrive che nel pomeriggio del 1 febbraio lui e altri ufficiali sgattaiolarono fuori da una botola, ancora increduli di esser sopravvissuti al micidiale cannoneggiamento. Attorno a essi erano stati spazzati via interi isolati di case diroccate, bruciavano i resti degli edifici. Sullo sfondo le fiamme avvolgevano il luogo dove si trovava un ospedale affollato all'inverosimile di feriti e di malati. A quella vista il fiato mi si mozz in gola. Pochi giorni prima ero stato proprio l insieme a un gruppo di italiani, che si sprofondavano in ringraziamenti, per farvi ricoverare il loro comandante, un giovane sottotenente ferito. In quell'occasione avevo purtroppo constatato quale squallore regnasse negli ospedali e nei centri di medicazione della citt. A ogni uscio eravamo stati respinti e ci eravamo trascinati a lungo con il nostro triste carico fino a quando un medico fu preso da compassione per il nostro ferito e tent di fare l'impossibile. Gli italiani erano in tutto una trentina. Nel novembre precedente erano stati inviati a Stalingrado con un'autocolonna abbastanza grossa per abbattere legna in quella zona. Qui furono sopraffatti dal precipitare degli eventi e non poterono pi allontanarsi dalla sacca. In quell'inferno di ghiaccio e di sangue compiansi quei figli dell'assolato Sud, che staccatisi dal resto dei loro compagni dovevano sopportare nuove pene. Inoltre essi riuscivano a stento a farsi intendere e non c'era nessuno che in quel momento di estrema confusione, in cui ognuno pensava soltanto a se stesso, si assumesse la responsabilit di quegli infelici. Il sottotenente ferito e ricoverato nell'ospedale incenerito dall'incendio  Guido Giusberti, il comandante del 248.
Quel 1 febbraio Strecker si convince che la lotta  insensata. Traccheggia ancora poche ore. Alle 4,15 del 2 febbraio, informato da von Lenski, comandante della 24a Panzerdivision, che un suo subordinato  presso i sovietici per negoziare la resa, il generale compila assieme al fido Groscurth il messaggio di addio: L'XI corpo d'armata con le sue sei divisioni ha compiuto il proprio dovere fino all'ultimo uomo in pesanti combattimenti. Lunga vita alla Germania. Strecker evita volutamente qualsiasi saluto a Hitler, ma nel ritrasmettere il messaggio dallo stato maggiore di von Manstein alla tana del lupo viene aggiunto un Lunga vita al Fhrer. Un eccesso di servilismo del quale forse Hitler nemmeno si accorge, preso com' a insultare e a maledire Paulus per la sua scelta di consegnarsi invece di ammazzarsi.
La resa  un passaparola che non tutti colgono. Molti restano accovacciati nei ricoveri, i sovietici non sempre si fidano. A volte prima sparano e dopo chiedono di alzare le braccia. L'apatia avvolge i sopravvissuti della Wehrmacht. Rimangono insensibili alle perquisizioni, a quelle mani che frugano e che assieme alle armi portano via orologi, penne, anelli, ciondoli: brandelli di un'altra vita che non serviranno nell'inferno in cui saranno precipitati. Tuttavia, alcune migliaia di soldati non vogliono inseguire il miraggio di un lontano ritorno alla normalit dovendo prima passare da una detenzione, della quale hanno due sole certezze: sar spietata e lunga. Dunque si arroccano nelle fogne. Ormai le conoscono a memoria, sanno muoversi nel buio, hanno imparato a sfruttarne le opportunit. Il loro istinto di sopravvivenza non si spinge mai oltre le ventiquattr'ore. Si battono per soddisfare due bisogni primordiali: libert e cibo. Attaccano quando sentono minacciato uno dei due. In uno stillicidio di agguati e di morti incomincia una forma di resistenza, che ha come unico sbocco l'eliminazione integrale di questi disperati. Squadre speciali dell'Armata Rossa avviano una meticolosa ripulitura dei cunicoli e delle condotte: significa farli saltare con l'esplosivo, colpire al minimo accenno di una presenza umana. L'ultimo scontro a fuoco avverr il 10 marzo. Soltanto a quella data cesseranno definitivamente le scaramucce e le morti. Il racconto di quei quaranta giorni di lotte feroci nel sottosuolo di Stalingrado  venuto alla luce soltanto in anni recenti, allorch i reduci sovietici hanno accettato di parlarne in un bellissimo documentario di History Channel.
A mezzogiorno del 2 febbraio un Heinkel 111 sorvola Stalingrado. Il suo equipaggio ha il compito di controllare se si notano ancora segni di combattimento. La fitta nebbia protegge il bombardiere dalla contraerea sovietica. L'Heinkel scende fino a un centinaio di metri. Da bordo hanno l'impressione di vedere alcune figurine muoversi tra i ruderi. Viene sganciato il carico di pagnotte, poi l'aereo riprende quota e fa rotta verso Taganrog. Nessun velivolo tedesco voler pi su Stalingrado. Ventiquattr'ore dopo l'OKW annuncia che la battaglia  finita: Fedele al suo giuramento di lealt, la 6a armata  stata annientata dalla schiacciante superiorit delle forze nemiche. Il suo sacrificio non  stato vano. In quanto bastione della nostra storica missione europea, ha resistito contro l'assalto di sei armate sovietiche. I soldati sono morti affinch la Germania possa vivere. Non andr proprio cos.
Nei quasi cinque mesi e mezzo di battaglie fra il Don e il Volga l'Armata Rossa ha avuto 485.751 morti e 652.249 feriti. Le cifre tedesche sono molto meno precise. Il numero complessivo oscilla su 250mila morti e altrettanti feriti. Dei 290mila militari dell'Asse accerchiati il 22 novembre 1942, se ne arrendono il 2 febbraio circa 120mila, compresi novemila ricoverati negli ospedaletti di fortuna. Di questi, 90mila sono della Wehrmacht: 80mila moriranno nei primi tre mesi di prigionia, seimila rientreranno in Germania al termine di una dura detenzione protrattasi, in taluni casi, anche tredici anni. Dei 77 italiani rimasti nella sacca soltanto due torneranno a casa, la gran parte di essi morir durante il trasferimento nei terribili campi di concentramento. Tutto il materiale della 6a armata  andato distrutto (tra cui circa 350-400 carri armati e 1800 cannoni), pi 488 aerei durante i due mesi di rifornimento della sacca. Nettamente pi alte le perdite di mezzi da parte dei sovietici: circa 1500 blindati, 2500 cannoni, un migliaio di aerei, ma la superiorit produttiva ha reso sopportabili tali perdite.
Interrogato nel '46 in qualit di testimone dal tribunale di Norimberga, Paulus dichiarer: Dite alle madri dei prigionieri tedeschi che stanno tutti bene. Tra chi non ritorner il colonnello Groscurth, il comandante della 16a divisione corazzata Angern, il comandante della 71a Hartmann, il comandante della 371a Stempel. Tra chi rivedr la Germania Paulus, che per si stabilir a Dresda, nella DDR; von Lenski, che diventer addirittura membro del politburo di Berlino Est; von Seydlitz, che prima assumer la guida di un movimento anti Hitler e poi sar fatto processare da Stalin per crimini di guerra; Strecker e Schmidt, l'aedo indefettibile, il servo pi disgustoso di Hitler.  il triste elenco dei responsabili del peggior massacro della seconda guerra mondiale. Il suo unico merito: aver accorciato la capacit di resistere del Terzo Reich.
...
FINE.
...
.
...
Nota dell'autore.
.
Settant'anni addietro, di questi tempi, il mondo era alle soglie di un cambiamento epocale. La guerra incominciata tre anni prima si avvicinava alla svolta. Nel deserto egiziano, tra la malandata stazioncina di el Alamein e la depressione di el Qattara, maturava la prima sconfitta del Terzo Reich. Churchill avrebbe detto: Prima di Alamein non riportammo mai una vittoria. Dopo Alamein non subimmo pi una sconfitta. Due settimane dopo, a cinquemila chilometri di distanza, l'Operazione Urano travolgeva le linee tedesco-romene sul medio Don: la 6a armata di Paulus e gran parte della 4a armata corazzata di Hoth rimanevano intrappolate in quella sorta di isola compresa tra i ponti di Kalac sul Don e la citt di Stalingrado sul Volga. Per 280mila uomini della Wehrmacht si era avviato un tragico conto alla rovescia. Un'agonia di due mesi e mezzo dalla quale il Terzo Reich e non si sarebbero pi ripresi. Il conflitto si avviava verso il suo epilogo. Il mondo cambier faccia: finiranno gl'imperi coloniali, i sistemi parlamentari avvieranno una lenta diffusione, gli orrori attraversati e i cinquanta milioni di vittime serviranno, almeno finora, da efficace dissuasore di un'altra carneficina.
.
Ricordare la ricorrenza di Stalingrado  stata una bella idea di Giuseppe Strazzeri e Guglielmo Cutolo. Rappresenta il giusto completamento di Noi moriamo a Stalingrado. Dalla silenziosa mattanza dei 77 militari italiani di modeste pretese e d'infinita pazienza al massacro pi imponente dell'intero conflitto: da una parte e dall'altra i morti furono circa 730 mila; dei 120mila tedeschi imprigionati, soltanto seimila ritornarono a casa. Ci che fu sofferto in quelle settimane deve aver superato l'umana comprensione. La leggenda dell'inviolabilit del sacro territorio della Madre Russia culmin con lo scatenamento dei peggiori istinti, senza mai dimenticare chi fosse l'invasore e chi il difensore della propria casa, della propria famiglia.
La battaglia di Stalingrado, i suoi effetti, i suoi protagonisti sono stati oggetto di circa un migliaio di libri in diverse lingue. Quelli che ci hanno accompagnato nell'apprendimento li avete trovati nelle diverse citazioni in pagina.
...
FINE.